Pubblicato il 13/03/2019 06:08:01
IL PARADOSSO DI ESSERE GIOVANI - 2 (inchiesta sul disagio giovanile e sul condizionamento critico del bullismo)
Tema di grande attualit e sicuramente di grande interesse, quale quello mostrato dai media riguardo al fenomeno del disagio giovanile, qui di seguito ripreso al fine di favorirne la comprensione e promuoverne unadeguata consapevolezza, cio di elaborare e predisporre in seno alla famiglia e sul piano sociale, piani operativi di prevenzione e intervento. indubbio che, alla base di questa indagine, una pi approfondita conoscenza del fenomeno, riveli una qualche delegittimazione del fenomeno stesso a causa, non sempre appropriata, dei termini che ne distinguono i diversi aspetti, a loro volta indicati come atti di bullismo pur non presentandone questi le medesime caratteristiche.
Di fatto, la sua complessit qui evidenziata non solo dalle caratteristiche dinamiche sociali che contraddistinguono azioni di tal fatta, ma dalla definizione del fenomeno stesso che, in questo modo, rischia di non coincidere in modo preponderante con laccezione in cui esso evoca prevaricazioni prevalentemente di tipo psico-fisico e di violenza-verbale. Questo in sintesi il concetto da cui questa inchiesta ha preso avvio: Al fine - scrive la dott.sa Sabina Lauria (1) - di analizzare la presenza del fenomeno nel nostro paese, pu essere significativo considerare i dati forniti dallOttavo Rapporto Nazionale sulla condizione dellinfanzia e delladolescenza, in cui inoltre riportato quanto segue:
Su un campione rappresentativo di 1680 bambini e 1950 adolescentidi 52 scuole italiane di ogni ordine e grado, il 25,2% degli alunni affermava di essere stata vittima di brutti scherzi da parte dei coetanei; il 27,5% dichiarava di essere stato provocato e preso in giro con azioni reiterate nel tempo, mentre il 23,2% dichiarava di essere stato offeso ripetutamente e senza chiara motivazione. Si presentavano, inoltre, situazioni pi gravi: l11,5% era stato vittima di minacce, il 10,9% dichiarava di essere stato vittima di percosse inflitte dai compagni.(2) Si tratta quindi scrivono Menesini e Fonzi (3) di una particolare forma di aggressivit che viene estrnalizzata nel gruppo dei pari la cui espressione facilitata in tutti quei contesti dove una tacita accettazione o una sottovalutazione del fenomeno facilitano linstaurarsi e il perpetrarsi del fenomeno stesso. [] Ci non include occasionali azioni negative fatte per scherzo o sotto un impeto di rabbia, ma viene usata come una specie di script, cio come una sequenza, tutto sommato abbastanza stereotipata, nella quale gli attori svolgono ruoli stabiliti (bullo, vittima, oservatore, sostenitore, difensore). Pertanto esistono diverse forme di attuazione di comportamenti di prevaricazione che il bullo pu esercitare sulla vittima.
Indubbiamente la prevaricazione e/o la prepotenza attivata dal bullo sulla vittima dipende dallappartenenza pi o meno ad un substrato sociale di degrado, seppure non sempre il binomio bullismo-periferia-degrado regge, poich si conoscono realt simili anche in ambienti socialmente benestanti: Infatti, il rapporto bullismo-svantaggio sociale scrivono ancora gli autori non avallato da tutte le ricerche avviate sul territorio. piuttosto che il degrado sociale e lo svantaggio economico sembrano influire variabili come il tessuto ambientale in cui il soggetto cresce e struttura le proprie conoscenze. Inoltre il ruolo delle dinamiche familiari non va sottovalutato. [] Tuttavia, non ancora chiarito, in modo univoco, (dagli studiosi del problema), quale possa essere lo stile educativo incriminabile: autoritarismo ed eccessiva severit si contrappongono ad una educazione troppo permissiva. Risultano meno controversi i dati che riportano soggetti con autostima indebolita da atteggiamenti genitoriali iperprotettivi e da un nucleo familiare troppo coeso. (4)
La famiglia a soqquadro: il paradigma dellincongruenza.
La costruzione sociale della famiglia, posta in essere dalla societ giuridica evolutasi allinterno del rapporto relazionale e legittimata come identit di gruppo, si rivelata inaspettatamente anacronistica, mostrando i segni di una millenaria erosione che non lha risparmiata dalla catastrofe attuale. Tuttavia, senza qui dover necessariamente ripercorrerne la storia: dalle profonde crepe manifestatesi fin dal momento esperienziale della ragione, il punto critico riflessivo della sua entrata in crisi e il suo successivo decadimento; andrebbero altres valutate tutte le digressioni intermedie sopravvenute nello stato giuridico in cui ha visto allargarsi il dibattito liberal-comunitario, a fronte delle nuove realt che si sono affacciate nella societ in trasformazione.
Non per caso che la concezione di famiglia si ponga oggi come paradigma incongruente, quanto inevitabile, di una trasformazione che la mette in discussione fin nelle sue fondamenta. Il problema si pone quando allinterno del nucleo famigliare la divisione dei ruoli d luogo a divaricazioni in contrasto fra loro che ne determinano il ribaltamento. Altres quando ne avviene lesaurimento in seno alla sua originaria estensione, producendo allinterno di essa una situazione oltremodo stravolgente e ingovernabile. Per cui la gestibilit dei rispettivi ruoli viene a decadere, in quanto non pi corrispondente alla natura umana che si richiedeva conforme alla prospettiva di una convivenza sociale e democratica, al comportamento etico che aveva consentito alla comunit di comprenderne le proprie e le altrui convinzioni e di giustificarne le corrispettive azioni.
Si comprende cos il perch della caduta di certezze che sembravano consolidate, accettate e difese in cambio di una sicurezza pi interiore che reale, che pi non appaga, che forse andata smarrita, persa nella fitta rete delle relazioni dallattuale globalizazzione e dallavanzamento tecnologico che permette oggi una maggiore interazione fra conoscenze e opinioni. Fatto questo che, se da una parte comporta alcuni benefici di carattere culturale, dallaltra corrompe lambito sociale (al quale eravamo abituati). Permette cio limperativo di una comunicazione pi libera e aperta: condizione sine qua non per stabilire una rete di relazioni anche pi estesa, la pi ampia possibile, in cui per viene a verificarsi una frattura in seno alla famiglia, in cui: la propria autonomia (individuale del figlio/a) e la rottura della coazione (dei genitori), sono le condizioni per sostenere un dialogo franco (5), al fine del formarsi di una pi realistica identit individuale degli appartenenti al medesimo gruppo. Autonomia che va intesa come realizzazione di se stessi e quindi poter prendere decisioni individuali come: ..deliberare, giudicare ed agire scegliendo (pro moto proprio) fra diverse azioni possibili. Fatto questo che contrasta con il principio della famiglia istituzionale genitori-figli sconvolgendone lo status sociale, sia nella famiglia di tipo patriarcale che matriarcale; sia anche di altre forme di relazione che si equivalgono allinterno della premessa giuridica, nel rispetto della individualit e nellaffermazione democratica del gruppo.
Se vale che lautonomia aiuta a definire i limiti personali (individuali) necessari per gestire con successo le relazioni con gli altri, la base strutturale della premessa di democrazia va estesa non solo allintima relazione genitori o tra genitori e figli, ma va altres estesa alle altre forme relazionali messe in atto tra individui consenzienti come, ad esempio, le coppie di fatto, i cosiddetti pacs ecc., inoltre in quei rapporti interrazionali di parentela e amicizia, nonch di gruppo, che si equivalgono nella solidariet e nella promessa reciproca dello statre insieme comunitario.
In proposito interviene il sociologo moderno per eccellenza Zigmunt Bauman (6), il quale ravvisa il rischio per le giovani generazioni, relativamente a: ..quando la solidariet viene sostituita dalla competizione, gli individui si sentono abbandonati a se stessi, affidati alle proprie penosamente scarse e chiaramente inadeguate risorse. Lo sperpero e la dissoluzione dei legami comunitari, hanno fatto di loro senza chiederne il consenso, degli individui de jure; ma opprimenti persistenti circostanze ostacolano il raggiungimento dellimplicito status di individuo de facto. [] Lo spettro pi spaventoso quello dellinadeguatezza, nello stare al mondo.
C comunque chi vede lautonomia generazionale come unapertura fin troppo permissiva di affrontare il fenomeno del disagio giovanile, quasi se ne voglia attribuire la causa primaria alla sola famiglia. Non cos, la problematica va affrontata con responsabilit dalla societ degli individui e dalle istituzioni preposte a farlo, bench nessuno ritiene opportuno esprimere la propria opinione a riguardo, tanto meno in ambito governativo si legiferato in proposito. Per quanto ci richieda di dover ripartire da alcuni punti fermi, oggi necessario, da parte di quanti si trovano nelle condizioni di dover prendere delle decisioni in proposito, di convincere in primis le giovani generazioni, che non si tratta decisioni prese dagli altri; bens, per meglio intendere, prese nellinteresse comune da coloro che operano e sono coinvolti nella strenua opportunit di esercitare quel riconoscimento incondizionato che permette la legittimazione di programmi e prerogative atte a determinare la vita sociale di tutti.
Possiamo anche dire che la famiglia, come si accertato pi volte, vive oggi i suoi contrasti in costante crisi di identit; incoerente e contraddittoria, presenta tutti i suoi guasti nella mancanza di autorevolezza, quasi che nella sua incessante trasformazione, abbia perduta la sua struttura narrativa, cio non riesca pi a trovare un suo adattamento con il presente. E ci, proprio in quei processi di integrazione necessari al formarsi di una societ coerente con i tempi, con quella realt pluralistica comparata, uniformata dallanalisi qualitativa che va sotto il nome di evoluzione, i cui sinonimi trovano riscontro in educazione, cultura, ma anche civilizzazione, progresso, nel rispetto delle leggi.
In nessun altro aspetto della storicit, che abbraccia la naturale essenza umana, si riscontra una visione dinsieme cos affermativa della famiglia seppure a livello inconscio che va dalle emozioni ai sentimenti, alle passioni, alle argomentazioni spinte verso quelle virt che hanno reso la vita migliore di quella che . (7) Ancor pi se la rapportiamo ai suoi elementi determinanti relazionati a fattori politico-economici ed ideologico-religiosi che pi ne hanno rivelate le tendenze solidali con il concetto di societ. Va tuttavia riconosciuta lesistenza virtuosa su base famigliare diverse dalla nostra, di quelle altre forme di identit presenti nel mondo, come ad esempio nel mondo islamico, seppure in asincronia rispetto di altre che, in funzione di non so di quale parametro, vengono considerate pi o meno civilizzate senza ragione alcuna.
Non c a mio avviso nulla di pi grande dellinsegnamento dato dalla famiglia in tal senso, nel riscoprire cio lesperienza virtuosa in seno alla propria natura. Che forse non sono anche le piante suddivise in specie, o gli animali suddivisi in famiglie? Cosa hanno in comune le diverse esperienze acquisite in una vita di relazione con i progressi ottenuti dal costituirsi della famiglia (qui intesa come genere)? Che cosa non avvenuto in ambito scientifico nel ruolo della medicina, (qui intesa come cura), nel confronto con lodierna psicoanalisi? Direbbesi niente e tutto ma, se si vuole trovare una risposta soddisfacente a una non-domanda, per comprendere appieno lopinione formulata in questa tesi, necessario rifarsi al concetto di performativit teorica elaborata da Victor Turner (8), considerato unesponente di punta dellantropologia sociale, la cui opera Il processo rituale, relativa a struttura e anti-struttura dei processi universali, fornisce a noi la possibilit di approfondire la struttura e la trasformazione avvenuta di gruppi e societ in molti luoghi e periodi dellesperienza umana.
Un concetto quello di performativit che pu essere utilizzato ancora oggi come chiave interpretativa di alcuni caratteri archetipi, avanzati da Carl Jung (9), in uso nelle nuove tecnologie di ricerca e, in particolar modo, utile nella connotazione in veste teorica della costruzione di senso attraverso lagire, nonch favorita dagli strumenti mediatici (digitali e non) oggi a disposizione. La riflessione teorica di Turner indubbiamente quella che meglio si adatta al riguardo, vuoi perch permette di interpretare lidea che si ha di performance, come pratica corporea necessaria a una ridefinizione critica del reale, potenziale di un non-luogo di margine o di passaggio e la pi adeguata a situazioni sociali e culturali definite. Vuoi perch promuove nuove aggregazioni (anche sperimentali) di gruppo nello studio delle fenomenologie liminali (ovvero della liminalit, anche dette interstiziali): in quanto zone potenzialmente feconde di riscrittura dei codici culturali, da cui la trasformazione sociale in atto. (10) Che esiste di fatto in psicologia e fisiologia un riscontro oggettivo del fenomeno liminale al livello della soglia della coscienza e della percezione, ce ne da conferma G. Gasparini (11) dellUniversit Cattolica di Milano, nel suo libro Sociologia degli interstizi, in cui sviluppa unanalisi acuta, per quanto insolita, di quei fenomeni, cos detti appunto interstiziali, che sottolineano il carattere sintomatico e rivelatore al centro di una approfondita riflessione: Si tratta di esperienze che stanno fra e che, di solito, si trovano in posizione marginale [] nelle pieghe riposte della nostra esperienza sociale [] cui raramente le scienze sociali hanno dedicato interesse. Esperienze, inoltre, atte a interpretare fenomeni come lattesa, il silenzio, il viaggio, la sorpresa, in cui si torna a parlare del significato del dono , gi eleborato da M. Mauss (12) nel suo Saggio sul dono, seppure non come marca della logica utilitaristica di scambio o di mercato, tipici della logica di potere, per quanto si: allude alla possibilit di coercizione e mette in gioco tra laltro i rapporti tra cittadini e lo stato; bens, come espressione di scelte operate nellambito di valutazioni morali (virtuose e non solo) e culturali, le cui ricadute molto influiscono nella sfera del sociale cos detta, in fatto di interscambio fra potere ed economia, educazione e istruzione, conoscenza e acculturazione, non esclusa linterazione sociale fra genitori e figli.
Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere scritto nel Vangelo di Matteo (25, 35-45); frase con la quale si propone qui una riflessione sul fenomeno educazionale del dono. Con queste parole riferite dal Cristo e redatte allo scopo dello sviluppo storico del cristianesimo, cos come di: vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare i prigionieri e gli infermi, seppellire i morti ecc. si intende accentuare il preciso fondamento delle Opere di misericordia (13) al centro della predicazione cristiana, pi che mai valida ancor oggi, allorch assistiamo agli sconvolgimenti mondiali in atto. Opere che scrive Luigi Accattoli (14) in Cerco fatti di Vangelo in ogni fase storica in cui avvengono acquistano contenuti e valenze nuove, di cui non solo i singoli fedeli ma le stesse comunit ecclesiali (ordini religiosi, associazioni culturali e movimenti vari), sono chiamate a farsi carico [] Nellosservare la realt contemporanea, troviamo desse nuove interpretazioni e nuove traduzioni riguardanti laccoglienza dei migranti e degli stranieri pi in generale, dei quali ci dobbiamo far carico di dare assistenza ai drogati, ai malati di Aids, delladozione dei bambini rimasti offesi dalle bombe o orfani delle tante guerre che imperversano in molte parti del mondo.
Ecco che, al dunque, riaffiora in superficie il ruolo preponderante del dono in seno alla famiglia come paradigma interpretatito di relazioni (si vuole morali), per cui si ritiene necessario educare i figli allaccoglienza degli altri, degli umili e degli offesi in termini di assistenza e di cura; in casa come in ospedale o in carcere per effetto di detenzione; nello Stato come termine di ospitalit sul territorio; ed a quanti rifugiati e fuggitivi da calamit e guerre, in termini di asilo umanitario e politico. Onde per cui le opere di misericordia rappresentano un dono a salvaguardia della vita, e del corpo santo in se stesso come la Chiesa cristiana da sempre la considera nei suoi precipui insegnamenti. Opere che non dovrebbero mai venir meno negli insegnamenti in seno alla famiglia di un donare autentico che rinsalda i legami della stessa con la collettivit sociale a diversi livelli: Lo stesso dono unilaterale a sconosciuti che si fa come opera di bene e che si esprime con ladesione a progetti di solidariet che travalgono la logica della partecipazione ai problemi, ai disagi e alle sofferenze delle persone, accomunati da una stessa condizione umana, indipendentemente dal gruppo etnico o razziale di appartenenza. (15) In un certo senso, limportanza morale del non limitarsi a riconoscere la vulnerabilit sociale nel compiere determinate scelte, rappresenta la condizione essenziale per comprendere le ragioni e le modalit che le rendono necessarie in seno alla comunit, inoltre che essenziali allindividuo per conoscere fin dove spingersi a scegliere in autonomia il proprio ruolo nella vita e nel mondo. Si tratta qui di sviluppare un progetto di vita comunitario e realizzare il proprio bene (inteso come gratificazione) al raggiungimento del bene degli altri (inteso come soddisfazione e ricompensa); di tutti quegli altri i quali concorrono in virt della donazione di se stessi alla sua realizzazione. Il dono non completo senza la benevolenza di chi lo riceve.
Scrive in proposito Alasdair MacIntyre: Sono quelle virt che garantiscono un agire razionale indipendente che hanno bisogno di essere accompagnate [] da opere (fatti), che rispondano a tali interrogativi [] e che n la figura dello stato nazionale moderno, n la famiglia cos come essa intesa al giorno doggi, n il tipo di associazione sociale e politica di cui ci sarebbe bisogno, possono rappresentare. (16) Serve la solidariet di tutti per dare luogo a una comune forma di cooperazione per la sopravvivenza dellumana specie, soggiogata dagli sconvolgimenti, naturali e non, in atto.
Dacch le numerose domande che da questa indagine scaturiscono sulle cause del disagio giovanile, e che sono sia di tipo antropico-individualistico, sia socio-psicologico, per quanto tutte risultano pressoch lecite o, almeno, proponibili: Che sia per lallontanamento della madre dalla prole, per un lavoro a tempo pieno chela distoglie dal sopravvedere ai figli? Che sia a causa del distacco del padre in altre faccende affaccendato? Oppure a causa della necessaria decisione politica del figlio unico o alla rinuncia di nessun figlio? Al superamento dei problemi relativi al budget economico famigliare, in parte dovuto alla continua sfida delle nuove tecnologie che hanno soppiantato luomo/la donna nel lavoro? Oppure dovuta a una maggiore consapevolezza di sentirsi infinitamente piccoli di fronte alle variazioni climatiche che stanno mettendo in difficolt lintero sistema cosmico? O forse allinnata, perch mai venuta meno, paura della morte che condiziona il presente e il futuro di tutti noi? Forse tutte queste insieme e nessuna di esse in particolare, non pretendo di conoscere le risposte.
La realt che non abbiamo imparato a volare, n siamo pi in grado di farlo. cos che non imparando a volare abbiamo perso il controllo di noi stessi e siamo finiti per cadere rovinosamente. E dire che c stato un tempo in cui davvero sembrava che gli angeli volassero sopra le citt. Finanche su una citt costretta dietro un muro come era prima Berlino (17) da sembrare perduta per sempre. Con la caduta degli angeli da quel Paradiso cos tanto agognato, abbiamo perso definitivamente la fede nella vita oltre la morte, che era uno dei capisaldi della promessa cristiana. La religiosit dei padri ha lasciato il posto al cambiamento, allemergere di nuove concezioni religiose e filosofiche, allenunciazione esponenziale di nuovi credi. Dalla teosofia esoterica, alla magia bianca degli oroscopi e dei filtri damore, alla magia nera delle moderne sette sataniche, alle stereotipe visioni paranoiche dell Arte, oggi destrutturata nei suoi riti, nel costume, nellabbandono delle sue tradizioni, in cui ha espresso, in forme pi o meno ingenue, quella che era laspirazione umana alla felicit eterna. Una risposta credibilmente vera, paradossalmente inaccettabile, ci viene proprio dallincongruenza duna ingenuit (sintenda genuinit) che aspirava a qualcosa, a qualunque cosa avesse a che fare con la bellezza, con lamore, con la musica, con la poesia, con i colori dellarte, con la letteratura, con le scoperte della scienza (non con la sua sperequazione), con la grandiosa avventura della vita. Quella vita chera sul nascere veritiera promessa, il dono pi grande recita il poeta alle cui parole lascio lazione significante.
Dopo aver impiegato alcuni anni a studiare nel libro del mondo e a farne esperienza , presi un giorno la risoluzione di studiare anche in me stesso e dimpiegare tutte le forze del mio ingegno a scegliere il cammino da seguire. Questo a mio avviso mi riusc meglio che se non mi fossi allontanato mai dal mio paese n dai miei libri scriveva Ren Descartes alias Cartesio (18) nel lontano 1637. nel suo costante cercare di comprendere la totalit del suo tempo, lontano dal pensare di dover assistere alla catastrofe finale, peraltro annunciata, nel momento in cui lo scibile umano si trova a confrontarsi con luniverso della globalit, e tuttavia lontano dallautorevolezza della sua eredit culturale, posto davanti alla rappresentazione infinitesima della sua stupidit.
Ulteriori possibili risposte, fra breve nella terza parte di questa stessa inchiesta.
Note: 1)Dott.sa Sabina Lauria, Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minori di Catania con specializzazione in neuropsichiatria Infantile, in Bullismo articolo apparso sulla rivista di aggiornamento scientifico e cultura medica Il Caduceo vol.20, n3 2018. 2) Ottavo Rapporto Nazionale sulla condizione dellinfanzia e delladolescenza, in Sabina Lauria Il Caduceo op.cit. 3) 4)Menesini e Fonzi (cit. Sabina Lauria op.cit.) 5) Antony Giddens (elab. del concetto redatto in) La trasformazione dellidentit, il Mulino 1995. 6) Zigmunt Bauman, The Individualized Society, Polity Press Cambridge 2001. 7) Aristotele Etica Nicomachea, cfr. virt cardinali, virt teologali. 8) Victor Turner, Il processo rituale, Morcelliana 1972. 9) Carl Gustav Jung, Gli archetipi e linconscio collettivo Bollati Boringhieri 1977. 10) Cyberpunk Culture, Victor Turner e il concetto di performance, 2014. 11) Giovanni Gasparini, Sociologia degli interstizi, Bruno Mondadori 1998. 12) Marcel Mauss, Saggio sul dono, Einaudi ristampa 2012. 13) Opere di misericordia - sono quelle richieste da Ges nel Vangelo (Matteo 25) per trovare misericordia (ossia perdono per i nostri peccati) ed entrare quindi nel suo Regno. La tradizione cattolica ne elenca due gruppi di sette: corporali e spirituali. (cfr in Wikipedia). 14) 15) Luigi Accattoli, Cerco fatti di Vangelo, EDIZIONI Dehoniane 1995. 16) Alasdair MacIntyre, Animali razionali indipendenti, Vita e Pensiero 2001. 17) Wim Wenders Il cielo sopra Berlino film del 1987. 18) Ren Descartes Cartesio in Meditazioni metafisiche, Laterza 1997.
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