:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
 

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 1470 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Tue Aug 11 16:19:50 UTC+0200 2026
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Il nonno e il bambino

di Anna Di Marco
[ biografia | pagina personale ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa
# 2 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 17/10/2014 12:19:20

Un vecchio e un bambino
Un tempo si chiamava Giovanni e tutti lo chiamavano Gi; Gi come gioia, come giovane, come gioioso, come giocherellone, come gioviale. Era stato un grande lavoratore e un uomo amorevole con la moglie e con i figli, un amicone per tutti.
Ora ha 85 anni e nessuno lo chiama pi Gi, anzi, nessuno lo chiama pi. Tutti quelli che erano pi grandi di lui: i suoi genitori, il suo barbiere, alcuni suoi amici, non ci sono pi.
Quelli della sua stessa et, alcuni sono morti, altri rinchiusi in case per anziani, di altri non si sa pi nulla.
Gli amici pi giovani, alcuni non hanno tempo, altri non hanno mezzi per andarlo a trovare.
Gi vive solo, la sua casa come una vecchia scatola che un tempo conteneva un prezioso regalo e ora vuota. Il regalo stato portato via dalla vita: la moglie andata in cielo, i figli hanno creato nuove scatole con dentro il loro regalo, si sono sposati e a loro volta hanno avuto i loro figli.
Di tanto in tanto riceve la visita di questi, ma come se fossero degli estranei che credono di trovare posto nella sua vecchia scatola vuota.
I soli suoi amici sono il silenzio e la solitudine, nessuno lo chiama pi Gi e lui ha perso tutto ci che Gi significava.
I ricordi sono le sole cose che gli fanno compagnia. Non ha bisogno di molto, tranne che di una tazza di latte e un piatto di pasta.
Gira per la casa vuota guardando ora una foto, ora un oggetto e i ricordi passano davanti ai suoi stanchi occhi.
Si siede sulla sua poltrona dietro la finestra in compagnia della solitudine.
Una donna delle pulizie due giorni a settimana toglie la polvere dai ricordi, ma non lo chiama Gi, lo chiama Signore, lo accudisce nei suoi bisogni materiali dietro ricompensa economica, gli cucina qualcosa da mangiare, gli lava la biancheria, lo aiuta a farsi il bagno e poi va via senza lasciare traccia della sua presenza perch ha lordine di non spostare nulla, di lasciare tutto dove si trova, dove sua moglie aveva stabilito quando era ancora con lui, quando sentiva ancora qualcuno che lo chiamava Gi.
Un giorno uno dei suoi figli lo va a trovare con il suo ultimo genito, un bambino di appena 5 anni.
E una visita fuori programma.
Questo il giorno della fine di qualcosa e dellinizio di una nuova cosa.
Inaspettata la richiesta fatta dal figlio che affida alla sua custodia quel bambino a lui estraneo, ma a lui legato da un vincolo di sangue, era suo nipote, il pi piccolo di tutti, non avevano nulla in comune a parte il fatto che era suo nipote e che cera una differenza di et di appena 80 anni.
Due grandi occhi sopra due guanciotti paffuti e rosei si fissarono davanti a Gi.
Due grandi occhi che chiedevano: chi sei? Che facciamo? Cosa abbiamo in comune io e te? Perch sono qua con te?.
Naturalmente un bambino di 5 anni non fa queste domande, ma davanti a quel vecchio inconsciamente vedeva qualcosa da scoprire.
In quei grandi occhi Gi riconosceva un legame forte, ma non riusciva ad individuare il nesso, la ragione, il principio. Quel nanerottolo cosa voleva da lui? Perch quegli occhi volevano penetrare nel rapporto perfetto che lui aveva creato con la solitudine?
Suo figlio, per necessit, lo aveva costretto a fare entrare nella scatola dei ricordi un piccolo estraneo e nello stesso tempo aveva costretto quel piccolo ad entrare nella scatola di un vecchio che non aveva pi nulla da dare n da ricevere.
Come per magia, la piccola mano paffuta del bambino si pos sopra la grande mano rugosa del vecchio e, come la ciliegia sulla torta rende perfetta e bella la torta, da quel contatto cominci a sgorgare il piacere della presenza delluno sullaltro e viceversa.
Gli occhi si posarono sugli occhi, dietro il rumore della porta dingresso che il figlio si chiuse alle spalle; un lungo attimo di imbarazzo, di paura, di curiosit mista a pudore e timidezza, un lungo silenzio pieno di emozioni venne seguito da una bocca che si allarg in un sorriso mettendo in mostra denti da latte e gengive vuote.
Questo fu lattimo in cui cominci a tessersi il tessuto del rapporto tra nonno e nipote.
Il piccolo prese dalla tasca la cosa pi preziosa che aveva, una trottolina minuscola, sorpresa dellovetto Kinder, e la mostr a Gi, poi poggiandola in quella grossa mano disse:
- Te la regalo.
Furono queste le parole del nodo dinizio della trama del tessuto affettivo.
Il piccolo cominci a guardarsi intorno e in alcune foto riconobbe il padre, delle altre chiese informazioni e il vecchio Gi cominci il suo racconto trasmettendo a quel nanerottolo, che si definiva suo nipote, le sue antiche esperienze, i suoi vecchi ricordi carichi di avventure, di emozioni, di sentimenti, di motivazioni e di conseguenze.
E volle raccontargli una vecchia fiaba che Gi raccontava al pap di quel cosino quando era bambino e la moglie lascoltava come fosse anche lei una bambina:
Cera una volta un angelo, si chiamava Serafino, era bellissimo, aveva grandissime ali bianche di morbide piume, era sempre allegro, la sola sua presenza portava una ventata di ilarit in tutto il paradiso, forse troppo, tanto che tutti, appena lo vedevano arrivare, cominciavano gi a ridere e si preparavano ad assistere ad uno spettacolo inedito.
Era anche un po mattacchione, si divertiva a fare scherzi di ogni tipo a tutti gli angeli del cielo, dai pi grandi ai pi piccoli.
Ma un giorno tutti decisero di fare a Serafino uno scherzo, gli dissero che era arrivata in paradiso una carovana di circensi, avevano non solo tutte le cose che ci sono al circo, saltimbanchi, equilibristi, trapezisti, clown, maghi, etc.. ma anche una bellissima giostra di cavalli e persino le montagne russe, e avevano anche lo zucchero filato.
Serafino, con entusiasmo e con una certa agitazione, chiese dove si era piazzato il circo perch a lui piacevano molto le cose del circo e voleva andare subito a vedere.
Tutti gli dissero che ancora non era il momento, doveva avere pazienza che poi sarebbero andati tutti insieme.
Ma Serafino non poteva aspettare e allora lo condussero davanti ad una porta dicendogli che il circo stava oltre quella porta.
Serafino senza pensarci due volte, apr la porta ed entr in un lungo viale bianco, la porta si richiuse alle sue spalle e lui non pot pi tornare in dietro.
Il viale scendeva gi fino alla Terra, Serafino cap che i suoi compagni gli avevano fatto proprio un brutto scherzo.
Si incammin e arriv sulla Terra, ma qua non sapeva dove andare e cosa fare fin quando la sua attenzione e la sua curiosit furono attratte da un vociare di bambini.
Era finito in una scuola e vide tanti bambini intenti nei loro compiti, cerano quelli che leggevano, cerano quelli che imparavano a scrivere, cera quelli che coloravano, cerano quelli che facevano ginnastica, cerano quelli che cantavano e quelli che recitavano poesie.
Langelo Serafino si chiese cosa poteva fare e allora, visto che nessuno lo vedeva perch gli angeli sono invisibili e nessuno lo ascoltava perch nessuno sapeva sentire, cominci col fare dispetti a tutti i bambini, rubava le matite, cancellava disegni, scarabocchiava quaderni, faceva volare cappellini e fermagli dai capelli.
Nacque una vera e propria baraonda perch ogni bambino pensava che fosse stato il compagno a fare il dispetto e pertanto si vendicava facendo dispetti a sua volta.
Serafino si divertiva come un matto, rideva a crepapelle battendo le ali fino a quando Dio non url:
- Serafino, cosa stai facendo? Che ci fai l? Chi ti ha dato il permesso di scendere sulla Terra?
Serafino, sentendo la voce di Dio che lo richiamava e pensando di non fare nulla di grave, non fece la spia dicendo che erano stati gli altri angeli a fargli questo scherzo, disse solo:
- Sono venuto a portare un po di allegria.
Dio, che tutto vede e tutto sa, replic:
- Questa non allegria, una baraonda. I bambini devono essere educati nel rispetto degli altri, nellaiutare gli altri, nel volere il bene degli altri. Invece guarda quello che fanno! Si tirano i capelli, urlano parolacce, si rincorrono, mostrano solo la loro prepotenza e il loro egoismo. Dove sono finiti i dolci e affettuosi pargoletti?
Serafino:
- Ma Dio mio, io non saprei.
Dio:
- Non dire bugie Serafino! Riporta tutto come era prima, i miei bambini sono la cosa pi bella che ho.
Serafino non sapeva cosa fare, cera un rumore assordante, non poteva parlare a quei marmocchi e dire loro di stare in silenzio e riprendere i loro lavori: nessuno sente gli angeli.
Non poteva neanche farsi vedere in modo che lo stupore fermasse la baraonda: gli angeli sono invisibili.
Cera solo una cosa che poteva fare, giocarsi le ali, ma se lo faceva non poteva pi tornare in paradiso e vendicarsi dello stupido scherzo che gli avevano fatto i suoi compagni.
Ma non poteva neanche disubbidire agli ordini dati da Dio.
Cos batt forte le ali e tutte le piume si staccarono, una pioggia morbida e candida cadeva lentamente sul pavimento della scuola, sulle teste dei bambini.
Serafino, rimasto privo delle piume, si sentiva nudo, le ali erano il suo orgoglio, ora non poteva pi volare e i suoi occhi si riempirono di lacrime.
Ogni bambino raccolse una piuma, perch le piume erano visibili ai bambini, e tutti con una piuma nella manina si sollevarono da terra come se fossero leggeri pi dellaria.
Non si sentivano pi pianti e urla, ma tanti oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh di meraviglia, non si vedevano pi capelli tirati e boccacce, ma tanti sorrisi che volavano come uccellini appena usciti dal nido, si alzavano e si abbassavano per poi rialzarsi.
Improvvisamente si accorsero anche di Serafino che stava in un angolo della classe a piangere, si perch i bambini con le piume in mano potevano vederlo.
Paolino, il bimbo che aveva urlato e scalpitato pi di tutti e che ora volava pi in alto di tutti, si avvicin a Serafino e disse:
- Piangi perch non hai una piuma? Abbracciami cos voliamo insieme.
Ma Serafino continuava a piangere e non si muoveva.
Allora Paolino gli disse:
- Vuoi una piuma solo per te? Ti do la mia e facciamo un po ciascuno.
Serafino continuava a piangere, lui non voleva una piuma, voleva le sue ali. Che angelo era senza le ali!
Paolino:
- Tieni il mio fazzolettino, non piangere pi, asciugati gli occhi, non volo neanche io e sto con te.
Serafino prese il fazzoletto, guard Paolino, si meravigli del fatto che riusciva a vederlo, ma subito comprese che era la Bont che permetteva al bambino di vederlo, nel mentre gli altri bambini si avvicinarono, tutti lo vedevano.
Formarono un cerchio intorno a lui con le piume tenute in alto nelle loro manine. A vedere quellimmagine, sembrava di vedere la corolla di uno splendido e candido fiore sbocciato alla luce del sole.
Erano la Bont e lAmore a creare quellimmagine.
Serafino non piangeva pi, aveva attorno tanti piccoli amici che si preoccupavano per lui, che non volevano che lui fosse triste, e vide negli occhi di quei pargoli qualcosa di pi bello delle belle ali che aveva.
Si alz e cominci ad accarezzare quelle paffute faccine. Improvvisamente tante, tante, tante e tante piume cominciarono a spuntare sulle sue spalle e nel giro di pochi minuti, un paio di ali pi belle, pi morbide, pi grandi e pi bianche di quelle di prima si aprirono ad avvolgere tutti quei bambini in un unico abbraccio.
Quel giorno uno splendido spettacolo si svolse nella scuola, un angelo seguito da tante piume che tenevano altrettanti bambini piroettavano da una classe allaltra e lungo i corridoi, nessuno si era mai divertito cos tanto e la Bont non era mai stata conosciuta come in quel bellissimo giorno.
Serafino sent nel suo cuore la voce di Dio che lo invitava a tornare in cielo.
I bambini sentirono la voce delle loro mamme e dei loro pap che erano andati a scuola per riportarli a casa.
Con la Bont e con lAmore si pu volare come angeli e si possono vedere gli angeli che volano con noi.
Il bambino attentamente ascoltava quella storia, rapito dai personaggi del racconto e dalla calda e calma voce del nonno, si rivel essere complice del vecchio Gi ed improvvisamente disse: tu sei un angelo? Mi fai vedere le ali?
La scatola di Gi allistante si riemp di un piccolo angelo che si chiamava Giovanni come lui, dal sorriso sdentato.
Mentre giravano per casa Gi invit il piccolo a guardare le foto di famiglia dove poteva conoscere la sua amatissima moglie, il pezzo pi importante e vitale della sua esistenza.
In una foto Gi bambino era con suo padre, in quella foto il piccolo vedeva se stesso con il proprio pap, il figlio di Gi.
Era impressionante la somiglianza dei due bambini e dei due genitori che vivevano a distanza di tantissimi anni, epoche diverse, generazioni diverse che si perpetuavano attraverso quei grandi occhi che non la smettevano mai di accarezzare nel vecchio Gi quel legame forte che la vita concedeva per la vita stessa.
Fu un bellissimo pomeriggio per il bambino vecchio e per il bambino bambino e il figlio, al suo ritorno, si ritrov figlio e padre del padre e del figlio.




« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 2 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Anna Di Marco, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Anna Di Marco, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Il calice mezzo pieno (Pubblicato il 28/10/2014 07:13:35 - visite: 1068) »

:: deserto (Pubblicato il 21/10/2014 10:43:18 - visite: 983) »