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10 luglio 2020: 149 anni dalla nascita di Marcel Proust
Leggi l'Antologia proustiana 2020: Quarantena a Combray
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Solo per una notte

Narrativa

Nicolas Bendini
Playground

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 10/11/2009 17:46:24

Ecco un simpatico ed adolescenziale libretto, giunto d’Oltralpe, che ci narra dell’iniziazione erotica ed amorosa di un adolescente all’ultimo anno del liceo, il prestigioso Istituto Pascal di Parigi. Mathieu, il protagonista, ancora non ha gustato le gioie dell’amore e tantomeno quelle del sesso, che a quell’età sono spesso disgiunte, in quanto le seconde sono spesso e, giustamente, vissute come una fase esperienziale e di scoperta di sé e dell’altro, una conoscenza dei corpi, che poi nell’età adulta viene ricomposta coll’idea dell’amore, ma resta comunque un rito iniziatico spesso inconciliabile con l’Amore proprio perché trattandosi innanzitutto della scoperta del proprio corpo, vela la caduta del tabù con una sorta di autoaffermazione e di ingresso nell’età adulta la cui soglia è, grazie a miti e subcultura – forse errati –, proprio il sesso. Mathieu quasi contemporaneamente vivrà la sua iniziazione al sesso e all’amore, proprio perché sente l’amore sbocciare e non vuole giungere impreparato all’appuntamento col sentimento più bello che sa porterà con sé l’appagamento fisico. E fin qui sembrerebbe un cliché abbastanza normale di cui sono pieni i libri, ma in questo libro, descritto in modo assolutamente non banale, con un linguaggio semplice ma non superficiale, anzi facendo sapientemente calare il lettore più grandicello nella vita dei ragazzi del liceo. Bendini descrive con tanto amore e partecipazione le vite dei protagonisti riuscendo ad avvolgere il lettore con le loro vite, soprattutto le loro paure. I giochi e i lazzi usuali degli adolescenti si tingono via via, col fluire delle pagine, dei colori della consapevolezza del proprio corpo, dei propri sentimenti, con però ancora intatto quello stupore tutto giovanile, forte di un modo di risolvere i problemi ancora ingenuo, assolutamente personale.
Mathieu nella sua semplice quotidianità alla ricerca dell’anima gemella, o semplicemente di un corpo con cui confrontarsi, si imbatte in quello che diventerà per lui l’amore, tribolato e controverso anche in virtù del fatto che la persona di cui si innamora è una celebrità. Ma ciò che rende ancor più unica questa storia e praticamente inimmaginabile per il pubblico italiano è che la persona con cui Mathieu intreccerà una tormentata passione è un calciatore. Una persona, un uomo come tanti, con la sua tormentata storia di esiliato dalla sua Patria che trova nel giovane francese un legame col suo passato e gli permetterà di riannodare i fili con la sua vita e riassaporare la purezza dei suoi desideri, a lungo affogati in scelte di vita dettate anche dalla grande notorietà e continua esposizione mediatica. Ma perché ritengo ciò inimmaginabile in Italia? perché nel nostro Paese i calciatori sono considerati semidei, araldi di una discutibile mascolinità, che li rende, agli estremamente miopi occhi dei più, totalmente refrattari all’omosessualità. Invece in un paese di più larghe, e direi umane, vedute, anche un calciatore è innanzitutto un uomo e come tale dotato di sentimenti liberi di correre in qualunque direzione.
Ecco uno dei grandi pregi del romanzo, i personaggi sono totalmente umani, vivono da persone libere i loro sentimenti, sebbene celandoli agli occhi indiscreti, sono pronti e disponibili a lasciar fluire le loro vite dove li conduce il cuore. Certo, non è tutto semplice, soprattutto per il povero Simon, primo compagno di letto di Mathieu, che dovrà fare i conti con i triti e tristi pregiudizi dei compagni di scuola, ma riuscirà a vivere la sua vita soprattutto grazie alla vicinanza degli amici più cari. Il libro si chiude in allegria e ci fa sperare che le generazioni future siano prive di pregiudizi e si lascino indietro gli orpelli di un continuo linciaggio mediatico nei confronti di chi è “diverso”… In Francia ci sono riusciti.
Un sentito grazie a Nicolas Bendini per il bel libro, raccontato da un ragazzo ai ragazzi ma che riesce a coinvolgere anche gli “adulti”.

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