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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Dolore è Salvezza

Argomento: Psicologia

di Alessio Tesi
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Pubblicato il 16/12/2011 02:06:59

La depressione.

Che cos’è? Uno stato caratterizzato da sentimenti e pensieri negativi, apatia, insonnia, pensieri suicidi, ecc. Pensavo che alcuni tra i più grandi artisti di sempre sono stati etichettati come depressi. Qual’è la relazione tra arte e depressione?

Van Gogh, Leopardi, Much, Pollock e persino Michelangelo ne hanno sofferto. Ma non occore scomodare grandi nomi per capire come uno stato malinconico sia in qualche maniera portatore di ispirazione. Sembra quasi che le emozioni più (im)pure e significative debbano necessariamente bagnarsi di un inchiostro nero pece prima che possano lasciare caratteri indelebili sul foglio; l’opera d’arte è una sublimazione del malassere, quello che gli psicoanalisti definirebbero come una “rimozione”, un pensiero troppo doloroso di cui bisogna disfarsi, che dobbiamo espellere sotto qualche forma, e una di queste forme è l’opera d’arte che viene espressa in tutte le sue modalità: letteratura, poesia, musica, cinema e qualsiasi altra cosa incarni una bellezza pura che possa essere etichettata come artistica e che arricchisca in qualche maniera il patrimonio culturale e intellettuale dell’umanità.

Sotto questo punto di vista l’arte è una cura, perché salva dal sintomo depressivo, che è l’altra forma in cui il malessere può essere espresso/espulso. Quindi l’espressione artistica può essere vista come una sorta di cura che ristabilisce l’omeostasi,  la punta dell’iceberg che rappresenta il processo finale che nasce per l’appunto da un iniziale stato malinconico. Per una perversa legge di causa-effetto osserviamo una transizione dal dolore all’arte, dal pianto alla gioia, dal sintomo iniziale alla successiva remissione, in un processo salvifico che produce bellezza.

Se l’arte è la massima aspirazione dell’ uomo, e uno dei mezzi per crearla è il dolore, può quindi quest’ultimo essere considerato un “male”? Può essere invece sfruttato come una botte, un centro di stoccaggio, per arrivare a qualcosa di produttivo? O il prezzo da pagare può essere troppo grande?

Mi fermo con questa riflessione.


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