Pubblicato il 22/03/2014 17:37:11
Come un respiro lalito di vento che viene a derubarmi delle mie foglie gialle, le ultime rimaste dun inverno senza colori che ha cancellato i miti e i riti duna primavera che stento a riconoscere mia. E non posso farci niente lascio che mi derubi, anzi voglio che mi frodi che mi strazi lanima quello strapparmi dai rami e gettarmi a terra nel fango dentro i fossi negli acquitrini duna volont non mia. Cos come quel sospingermi in mezzo allaltrui gente, amata eppur biasimata cos prossima al vortice della doppiezza che al dunque non ci rende migliori da ci che siamo. Esseri divelti dalle radici eppure conficcati nella nuda terra che ci accoglie, per questo fragili come foglie separate dai rami dellesistenza eppur unite nel rancore e portate via dal semplice vibrare delle nostre vite
E mi manca il respiro quando vorrei gridare contro ogni cosa contro ogni essere vivente contro , ma la voce si disperde nellaere della primavera che avanza che mi rinfranca e suggerisce che dogni dolore dogni stoltezza infine il tempo avr ragione. Delle foglie cadute sferzate strappate rubate, come dei sospiri portati via dal vento dentro quella verit altra che non ci appartiene e che pure ci consola. Ed nellaccogliere lafflato il respiro profondo del mondo, che ci ritroveremo figli spuri del tempo che un giorno fummo foglie esili fragili vibratili in cerca di un domani. Allora sar labbraccio dellEterno ad accoglierci, nella primavera dei giorni che siamo stati miriade di polvere plumbea e dorata che nella vita ha rivestito gli elmi e larmi degli eroi.
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