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Teatro, tra memoria e futuro. Riflessioni a margine di un ap

di Gil
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Pubblicato il 03/05/2021 10:54:49

 

 

Il teatro non va sostenuto dallo Stato in quanto categoria del lavoro, ma in quanto categoria della cultura e della cultura tra le più alte, dove cultura vuol dire possibilità formativa di una capacità di pensiero critico, educazione al bello, educazione alla libertà e alla crescita della persona. Il teatro è un bene prezioso e primario per i bisogni spirituali dell'essere umano, è memoria e futuro insieme. Così come la conservazione e la cura del patrimonio archeologico, monumentale e storico verrebbe attuata (o almeno si spera) a prescindere da ogni ritorno economico, vista l'attrattiva che quello esercita sul turismo interno ed esterno, anche il teatro e in fondo ogni altra espressione d'arte dovrebbero ricevere una simile attenzione da parte dello Stato. Solo un governo della cosa pubblica miope o timoroso della libertà può venir meno ad un dovere etico verso la collettività che rappresenta e ne amministra il vivere civile e sociale; epperò anche la stessa cittadinanza è convocata a difendere quegli spazi dove il bello diviene espressione di anima e sapere, cultura e seme di cultura. Per questo non è sufficiente l'appello in difesa dei lavoratori dello spettacolo, anche se necessario, al pari delle altre categorie lavoratrici, ma richiede appunto quel valore in più che appartiene al riconoscimento del teatro e dell'arte in genere come bene pubblico ed irrinunciabile.

 

 

 

 

 


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