"Scrivo per capire ciò che penso." Questa frase di Joan Didion mi accompagna come una bussola. Ma cosa succede quando la scrittura smette di essere solo riflessione e diventa un atto di scavo?
Ho chiamato la mia raccolta "Sfridi" perché è esattamente questo che rappresenta: il margine originario. Sfrido è il ritaglio, lo scarto di una materia prima lavorata. È quel frammento di tempo in cui la scrittura non era ancora una forma compiuta, non era ancora "ape al nettare", ma puro istinto, istinto di composizione.
In queste pagine non troverete un ordine cronologico, ma una geografia dell'anima. Sono tracce di una metamorfosi in cui ho cercato di raccogliere il suono del mio sentire, senza filtri, senza costruzioni, esattamente dove la vita bruciava di più.
Perché ho deciso di pubblicare questi frammenti? Perché credo che l'emozione non vada programmata. Il mio tentativo, in questa raccolta, è stato quello di restare fedele all'essenza: alla forza dell'emozione netta, intera nel suo rumore. Dalla marea interna fino ai pensieri finali, ho cercato di smussare la voce affinché potesse risuonare, pur mantenendo intatta la ferita del primo, necessario scavo.
"Il coraggio è tuffo: / cadere con tutto il corpo." È quello che ho fatto scrivendo questi testi.
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