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Parole nell’acqua

di Ivano Mugnaini
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Pubblicato il 16/02/2015 11:41:57

Ivano Mugnaini


PAROLE NELLACQUA


Here lies one whose name
was writ in water.
Qui giace un uomo il cui nome
stato scritto nellacqua.

Frase tratta dallepitaffio
riportato sulla lapide di
John Keats



Lo sconosciuto guardava gli oggetti lasciati nelle macchine parcheggiate. Camminava lento, la mattina presto, sempre e solo con la pioggia. Cosa posso fare per ognuno?. si chiedeva. Quale biglietto lasciare? Quali parole? Un consiglio, un apprezzamento per la sensibilit, un aiuto per la vita?.
La mia unipotesi. Follia. Come la sua. Forse peggiore. Ma non posso fare a meno di chiedermi in che direzione si muove, verso quale senso. Per avere una risposta devo sperare nella pioggia giusta, nel ritmo, nelle frequenze adeguate. Lo incontro. Lui trova me. E capace di morbidi agguati.
I suoi vestiti sfuggono agli occhi, vi rientrano in un secondo momento: colori soffici, fuori tono, in armonia solo con loro stessi. Sembra parlare tutte le lingue e nessuna, la sua cantilena oscilla su cadenze che spaziano dallo slavo allo spagnolo. In una mano tiene una vecchia mappa della citt, nellaltra stringe con timidezza una cassa di plastica utilizzata per trasportare le bottiglie dacqua minerale. Il contenitore, vuoto, diventa una sedia, solida, leggera. Fluida e mobile, come lacqua che gli dava uno scopo, una funzione. Acqua lui stesso, nella pioggia, con in mano un guscio di plastica che un tempo racchiudeva acqua. Un circolo perfetto, perenne.
Ho bisogno di dargli un nome. La mente adora il superfluo. Potrei chiederlo direttamente a lui, come si chiama. Ma non sarebbe la stessa cosa. Mi mentirebbe, o risulterebbe banale, magari. Mi arrogo il diritto di battezzarlo io. Un appellativo bizzarro e solenne, su misura per lui, ecco cosa mi serve. Nuvolario, voil. Perfetto. Almeno per me. Lui non necessario che lo conosca. Nuvolario, miscuglio di assonanze fascinose: un capo indiano, un pilota di auto da corsa, un imperatore persiano. Tutto e niente. Lui soltanto.
Mi si avvicina di un altro passo, cerca con gli occhi il mio sguardo, e mi chiede informazioni su una strada. Mi porge la mappa della citt e mi invita a indicargli il punto esatto. Mentre la apro mi sembra di cogliere un sorriso sarcastico. Ma forse mi sbaglio. Probabilmente un riflesso, uno sprazzo di luce nel grigio del cielo. Ci sono tre vie che portano il nome che mi ha chiesto. Incredibile ma vero. Dislocate in punti estremamente distanti luno dallaltro. Glielo faccio notare, e lui allarga le braccia, serafico. Gli chiedo cosa deve fare di preciso, cosa cerca, una casa, un monumento, un ufficio, un palazzo... Sorride, senza aprire bocca.
Mi viene il sospetto che la richiesta di informazioni sia una scusa per parlare con persone che, per qualche sua personale ragione, o assenza di ragione, trova interessanti. Porre un quesito che presuppone tre possibili risposte, tutte ugualmente valide, e tutte identicamente errate, gli consente di non avere alcun obbligo. N una meta precisa. Pu girare continuamente con la consapevolezza del limite e delle potenzialit: dirigersi volta per volta verso un luogo che sempre, allo stesso tempo, giusto e sbagliato. La schiavit e la libert.
Mi piace. Lo trovo affine. Non lo comprendo appieno, ma lo apprezzo. E un dubbio vivente che mi attrae. Sento di dover fare qualcosa per lui.
Qualche giorno dopo gli lascio un biglietto appiccicato con lo scotch sul contenitore di plastica posato sul suo marciapiede preferito.
Viene la siccit e viene la piena/ sugli occhi e nella bocca,/ acqua morta e sabbia morta/ in gara di dominio./ Acqua e fuoco deridono/ il sacrificio che negammo./ Acqua e fuoco roderanno/ le fondamenta in rovina da noi dimenticate./ Questa la morte dellacqua e del fuoco.
Parole per scuoterlo, per incitarlo al mutamento. Versi di Eliot, dalla poesia Morte degli elementi. Ma di questi particolari non ritengo necessario metterlo al corrente.
Mi risponde il mattino dopo. Noto un foglietto bianco sul parabrezza della mia macchina. Penso l per l a un divieto di sosta. Invece si tratta di qualcosa di molto pi articolato.
Il mio centro tempo-presente/ e ovunque i miei rami sallungano/ pendono nel buio/. Non so discernere cosa da cosa/ luogo da luogo/ n se lio appartenga allio, o non esista.
Lui pi generoso di me. Mi rende nota la fonte, lautore dei versi, Nat Scammacca. Quasi un implicito invito a informarmi, a scoprirne di pi.
Il giorno seguente, contro ogni attesa, lui a rilanciare. Un altro foglietto, colorato stavolta, sotto il medesimo tergicristalli.
Non invano passato il non-amore/ la fatica, il digiuno, la saziet,/ del desiderio mai toccato.
Mi rendo conto che non pi un gioco. O, almeno, non solo. Ho il dovere di rispondere.
La citt, con te, diventata/ una citt di mare./ Ma larsura della verit/ un gelo senza fine.
Tutto tace, per molti giorni. Sconfitti, entrambi, dallinverno del silenzio. Poi, una sera, sotto le luci gialle dei lampioni, un nuovo rettangolo di carta e parole sul vetro della macchina.
Sono unito al mondo da tutti i miei gesti, agli uomini da tutta la mia piet e la mia riconoscenza. Fra questo diritto e questo rovescio del mondo, non voglio scegliere, non mi piace che si scelga.
Ancora lui, tornato a me. Tramite le parole di Albert Camus. Splendide, come il suo coraggio di scriverle ed affidarmele. Luomo dellacqua sulla strada giusta. Ce lho fatta. Il mio impegno servito a qualcosa. Sta diventando fertile, la sua pioggia, vitale. Ora voglio, anzi devo salvarlo del tutto. Posso riuscirci, so come operare la metamorfosi definitiva.
Gli lascio un biglietto con dei numeri, stavolta: il cellulare di Carmela. E grande, lei. Io lo so bene, stata la mia donna per anni. E possente, Carmela, e il suo amore sempre totalizzante. Sa inglobare il mondo e chi le sta accanto. Rendendolo identico a s.
Passano varie settimane, e nessuno pi cammina per le strade guardando gli oggetti lasciati nelle macchine. Ho vinto. La trasformazione ha avuto luogo secondo le pi rosee aspettative. Luomo dellacqua sfociato nel mare ampio di Carmela. Ora posso dimenticarlo. Lo archivio con gioia e legittima soddisfazione nella memoria.
Questa mattina per, a sorpresa, un nuovo segno della sua presenza. Lui non ha dimenticato me. Un altro biglietto. Azzurro, stavolta.
Ti ringrazio, mi scrive. Il tuo dono stato immenso. Pi grande di me, e di quanto meritassi. Ti ringrazio di cuore, e, come ricompensa, prendo da te la sola cosa che non ti serve.
Non capisco. E normale, comunque. Sono abile, certo, ma per i miracoli non sono ancora attrezzato. Lamico della pioggia resta sostanzialmente un folle. Civilizzato e fidanzato, adesso, ma pur sempre tale. Un folle felice, grazie a me.
Comincio a capire qualcosa, di colpo, nel momento in cui, lanciato a tutta velocit lungo una discesa, premo il pedale del freno. E morbido, docile, inservibile. Piove, chiaramente. Il fiume gonfio, rabbioso, al di l dellesile parapetto posto ai bordi della curva al termine del rettilineo. Corre come il vento la mia macchina. Fluida, leggera. Stretta in un abbraccio solido e poderoso di aria ed acqua. Volo, inarrestabile, verso il mare. Lass, nel cielo, ridono le nuvole.

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