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Quesito-terapia

di Lorena Turri
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Pubblicato il 20/10/2008 22:22:13

Ho sentito uno psicologo dire alla radio che al mattino appena alzati, per stare meglio con noi stessi e, perch no, raggiungere la felicit, dobbiamo interrogarci ponendoci le seguenti domande:
Io chi sono?, come sto?, dove vado?
Se questo il consiglio dello specialista, significa che importante per la nostra salute psichica e, siccome la mia non delle migliori, ho pensato di seguire questa quesito-terapia.
Detto fatto, appena scesa gi dal letto mi sono chiesta:

- Chi sono?
Beh, sono Lorena Turri, nata a , il , residente in .
Ho ricordato a memoria persino il mio codice fiscale (non si sa mai, a volte fosse precipuo per riconoscermi meglio e soprattutto per individuare il mio sesso caratterizzato da quel 40 in aggiunta al giorno di nascita, che ho sempre pensato essere il numero di neuroni in pi che le donne hanno rispetto agli uomini) e ho aggiunto qualche informazione circa la mia attivit di casalinga e le mie abitudini; il mio essere madre, i miei cibi preferiti, gli interessi, le malattie infantili, i vaccini eseguiti, il mio gruppo sanguigno e, elemento che ho ritenuto importante, la regolarit o meno del mio intestino. Ho glissato sulla mia attivit sessuale, perch lammissione dellassenza della medesima avrebbe sicuramente scaturito un'animosa ed animata discussione tra me e me, dando luogo a stati di depressione confusionali che, appena alzata, mi avrebbero sconvolto lintera giornata.
Mi sono proposta di affrontare largomento in tarda serata nella speranza di rimanere avvinta dal sonno.

- Come sto?
Beh, questa mattina, nello specifico, non sto molto bene. Ma di solito sto peggio.
Sono afflitta da forti dolori mestruali che dovr eroicamente sopportare non essendo avvezza ad assumere farmaci antidolorifici. So di essere un soggetto allergico, ma non ho cognizione alcuna riguardo alle cause della mia allergia farmacologica, non essendomi mai sottoposta ad un accertamento clinico in merito. Evito ogni farmaco avendo appurato, con mere esperienze empiriche, che anche una semplice aspirina mi procura un'orticaria persistente. Perci, qualsiasi malanno mi capiti, me lo tengo zitta e cheta senza lamentarmi e senza proferirne parola con chicchessia. Tanto, per appurata esperienza, come sempre, non sarei creduta. Nella sopportazione della sofferenza fisica, mi sento come unEva condannata al dolore e ci m'infonde una sorta di esaltazione spirituale che mi eleva rispetto al lamentoso e insofferente maschio di casa e non solo.

- Dove vado? -
Che domanda! Non vado mai da nessuna parte, perch sono al limite dellagorafobia, ho timore di parlare con la gente, rifuggo pi che posso le uscite da casa e mi concedo quasi esclusivamente di recarmi al supermercato una volta a settimana essendo, la spesa, la pi importante delle mie attivit domestiche! Come potrei cucinare per i miei familiari, altrimenti? Domanda inutile alla quale, in qualche modo, voglio rispondermi. Vado in giro per la casa, da una stanza allaltra, parlottando da sola, raccontandomi storie immaginarie, piangendo, ma anche ridendo dellassurdit della mia condizione socio-economica-psico-familiare che ritengo pi unica che rara.
Inesorabilmente, questo passeggio giornaliero, mi conduce sempre nello stesso luogo alla fine della giornata, vale a dire a letto dove, solitamente, faccio dei sonni profondi, stremata dalla routine del mio andirivieni casalingo e cerebrale.

Ecco fatto! Terapia eseguita.

Non avverto alcun cambiamento.

Anche i dolori mestruali insistono.

Posso fare una domanda allo psicologo?

Dottore, domattina posso rispondermi mentendo?
Pu essere che, con unaltra identit, con una salute ineccepibile e con la possibilit di prendere antidolorifici in caso di dolori mestruali e con una vita ricca di voglia di fare, di cose da fare, di amici da frequentare, di luoghi da raggiungere e soprattutto, di certezze affettive ed economiche, la terapia funzioni?

Si prenda tutto il tempo che vuole prima di rispondermi, io sono abituata ad attendere.
La mia vita, dottore, unattesa.
Lattesa della morte.
Sa che significa, dottore, passare i giorni attendendo la morte?
La morte della vita.

Sono gi morta, dottore!!!
I morti non hanno pi domande da porsi e da porre.
I morti sono finalmente felici!

Le auguro una felice giornata, dottore."


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