Pubblicato il 02/02/2012 14:25:34
morta ieri la grande scrittrice polacca. Nata nel 1923 aveva vinto il celebre premio nel 1996 Il premio Nobel per la letteratura Wislawa Szymborska - nata nel 1923 a Kornik (Polonia) morta ieri a Cracovia all'et di 88 anni. Aveva pensato per tempo al suo epitaffio, scritto naturalmente in versi: Qui giace come virgola antiquata/l'autrice di qualche poesia. La terra l'ha degnata/dell'eterno riposo, sebbene la defunta/dai gruppi letterari stesse ben distante./E anche sulla tomba di meglio non c' niente/di queste poche rime, d'un gufo e la bardana./Estrai dalla borsa il tuo personal, passante,/e sulla sorte di Szymborska medita un istante. La poesia 'Epitaffio' compare nella raccolta "Sale", che del lontano 1962. Ma i tratti pi tipici della sua poetica ci sono gi tutti: grande sense of humour, diffidenza verso l'appartenenza a scuole e gruppi letterari, frequente ricorso a tonalit basse, in sordina. Il tutto al servizio di una scrittura che sar sempre tesa a risvegliarci dal torpore in cui cadiamo di continuo, mentre basterebbe tenere gli occhi aperti per cogliere i mille miracoli dell'esistenza: una nube che passa, un cane che chiede una carezza, l'incontro con un vecchio professore. Quanto a lei, Wislawa, riusciva a compiere il proprio miracolo grazie all'improvvisa accelerazione di immagini e domande che affollano ogni sua lirica, s che nello spazio di pochi versi un evento qualsiasi spalanca al nostro sguardo le cose prime e ultime della vita. Affrontate sempre con semplicit nitore e una paradossale congiunzione di incanto e disperazione. Ecco spiegata cos la grande popolarit della signora di Cracovia, il fatto che le sue letture in giro per il mondo fossero affollate, lo hanno detto in tanti, come 'i concerti delle rockstar'. Ed ecco spiegato perch le edizioni dei suoi versi si siano moltiplicate anno dopo anno. Anche qui da noi, in Italia, per merito del suo massimo esegeta e traduttore, Pietro Marchesani (anche lui, ahim recentemente scomparso) che le ha curate tanto per Adelphi quanto per Scheiwiller. N meno originale la sua opera in prosa: cinque volumi di Letture facolative, recensioni sui generis attorno a libri sui generis (di giardinaggio, memorialistica, economia domestica); oltre a un libro di Posta letteraria, titolo della rubrica in cui per lunghe stagioni ha distribuito spassosi e puntualissimi consigli a poeti e scrittori in erba. Spesso e volentieri invitati a soprassedere su una malposta vocazione letteraria. E a dedicarsi piuttosto a un'altra attivit non meno gratificante: la lettura. Ancora, di Szymborska si sapeva che venerava il riserbo, che giocava con le parole (era abilissima nei non-sense e nei limerick), che adorava il collezionismo e gli animali. Infine amava Mark Twain, Fellini, Thomas Mann e Vermeer, al quale aveva dedicato nell'ultima raccolta una piccola, straordinaria poesia dalla quale traspariva il medesimo senso di sospeso raccoglimento, di quieto e abbacinante silenzio, intriso di quotidiana metafisica.
Col passare del tempo, il tratto congetturale e ipotetico dei suoi versi si era andato accentuando, mentre tornavano e ritornavano quelle due parolette non so, attorno a cui gi ruotava l'indimenticabile discorso di investitura al Nobel. Pi si procede nella vita, sosteneva la signora di Cracovia, pi crescono le domande e si offuscano le risposte: realt e sogno si intrecciano in modo inestricabile, mentre il tempo si dilata e si rapprende a suo piacimento. I titoli delle ultime raccolte, in tal senso, non sono casuali: Attimo, Due punti, Qui. Titoli sempre pi brevi, sempre pi semplici, sempre pi icastici, legati tra loro giust'appunto dal problema del tempo; nella duplice ossessione dell'eterno ritorno e dell'intrinseca caducit di un'esperienza unica e irredimibile: Non c' giorno che ritorni, non due notti uguali uguali/, n due baci somiglianti/, n due sguardi tali e quali. L'uomo 'un essere temporale', che legge la sua vita e quella del mondo attraverso la successione dei momenti, ma proprio perci impossibilitato a sprofondare nel momento, a vivere interamente ogni singolo istante, stretto com' tra il ricordo del passato e l'attesa del futuro: Perch tu, malvagia ora/dai paura e incertezza?/ Ci sei - perci devi passare/. Passerai - e qui sta la bellezza. Ecco, credo che il grande amore di Szymborska per gli animali nascesse proprio da qui. Da un sentimento di ammirazione, anzi di invidia, verso quelle creature che non vivono, come noi, attraverso il momento, ma nel momento. E solo in quello. E perci non conoscono ambivalenza, calcolo, trucchi, trappole. E hanno di conseguenza la coscienza pulita. A ben pensarci i poeti sono - tra gli umani - coloro che pi si avvicinano agli animali. Non perch abbiano la coscienza pulita. Ma perch regolano i loro atti e la loro scrittura sulla base di una forma di intelligenza sensibile, piuttosto che analitica e razionale, e perch il loro cruccio proprio quello di inseguire l'attimo fuggevole, il qui e ora dello stato presente, l'apertura impregiudicata legata al segno dei due punti. Far propria questa postura significa privilegiare l'atto gratuito rispetto a ogni strategia utilitaristica, l'incessante metamorfosi alla fissa identit l'incertezza a ogni tentativo di rigida (quanto vacua) tassonomia del reale, la singolarit dell'esperienza rispetto alla logica dei grandi numeri. Significa, almeno nel caso della signora di Cracovia, abbandonarsia un modo di vedere le cose che induce a immaginare l'inimmaginabile. E difatti le strade intraprese nelle sue liriche sono immancabilmente sghembe, labirintiche, imprevedibili. Cos Wislawa si stupisce di essere in una casa e non nel nido, di essere ricoperta di pelle e non di squame. Se deve raccontare la morte del proprio compagno, lo far assumendo il punto di vista del gatto di casa. Volendo descrivere una cipolla, vestir i panni di quel bulbo precipitando fino alla cipollit. E altrettanto far per descrivere le virt di un farmaco tranquillante: So come trattare l'infelicit ome sopportare una cattiva notizia/ridurre l'ingiustizia/, rischiarare l'assenza di Dio/scegliere un bel cappellino da lutto/. Che cosa aspetti -/ fidati della piet chimica!. Il costante 'senso di stupore' (che ci fa sentire vivi) e 'l'inclinazione a confrontare' (la caratteristica migliore dell'essere umano) si possono applicare - ci ha insegnato la grandissima polacca anche a questioni apparentemente marginali. Perch qualunque argomento, dal pi ordinario al pi tragico, pu essere condensato in una successione di versi. L'importante come lo si fa, e nel come la Nostra era un'inarrivabile maestra: scetticismo, sobriet e precisione si fondevano in una lingua colloquiale capace per di rovesciare costantemente i luoghi comuni. Un gusto sopraffino per il gioco linguistico, un sorvegliatissimo controllo delle metafore, l'innata predisposizione al ritmo e un'ironia compassionevole che teneva costantemente a bada il rischio del pathos, facevano il resto. Sicch tutta la sua poesia, da ultimo, pu essere letta sotto il marchio della naturalezza. Quanto lavoro per per raggiungere quel mirabile distillato di immagini e pensieri in forma poetica. Per questo Szymborska avrebbe potuto far sue le parole dell'amato Thomas Mann, tanto pi vere nei nostri magri giorni: Gli unici a fare fatica nello scrivere i libri sono gli scrittori.
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