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La chiesa vanvitelliana di Santa Croce e San Prisco

Argomento: Storia

di Luigi Russo
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Pubblicato il 19/08/2020 09:41:34

Nel mese di aprile del 2020 è stato pubblicato sulla Rivista di Terra di Lavoro un nuovo articolo dello studioso Luigi Russo, membro del Comitato di redazione e del Comitato scientifico della Rivista, sulla chiesa arcipretale di San Prisco e le prime note sull'attività dell'ingegnere napoletano Pietro Lionti, collaboratore di Carlo Vanvitelli e in almeno un'occasione anche di Luigi Vanvitelli.

 

Luigi Russo

 

LA CHIESA ARCIPRETALE DI SANTA CROCE E SAN PRISCO E PRIME NOTE SULL’ATTIVITA’ DELL’INGEGNERE PIETRO LIONTI

 

 

 

            Questo articolo ripercorre gli studi degli ultimi anni sulla chiesa arcipretale di San Prisco e il suo essere di gusto vanvitelliano per il legame dell’ingegnere napoletano Pietro Lionti con Carlo Vanvitelli e anche col padre Luigi.

            La seconda parte è dedicata all’attività, la famiglia di Pietro Lionti e ai suoi rapporti con Luigi Vanvitelli, Carlo Vanvitelli, Camillo Lionti (probabilmente fratello di Pietro o suo parente) e col marmoraro napoletano Antonio Di Lucca.

 

1. Rifacimento vanvitelliano della chiesa arcipretale di Santa Croce e San Prisco

La chiesa di Santa Croce e San Prisco è stata attribuita per lungo tempo al celebre Luigi Vanvitelli o ad artisti della sua scuola[1], probabilmente per dare maggiore lustro e importanza alla città di San Prisco. Ovviamente questa attribuzione non era supportata da alcuna fonte, ma basata semplicemente su osservazioni stilistiche od opportunistiche.

            Nel 2001 pubblicai l’opuscolo Il rifacimento della chiesa arcipretale di San Prisco nella seconda metà del Settecento[2], nel quale per la prima volta sostenni che non si trattò di un semplice restauro, ma di un rifacimento quasi totale della chiesa, basato sui disegni dell’ingegnere napoletano Pietro Lionti e realizzato con maestranze dirette da Antonio Tramunto di Santa Maria Maggiore e Nicola Rubino di Capua, ma abitante in San Prisco.

            Nel libro San Prisco agli inizi del XIX secolo[3]e nei successivi opuscoli[4], approfondii i temi trattati nella prima pubblicazione, allargando lo sguardo ad altre opere e realizzazioni in quel periodo in San Prisco. Nel 2003 fu pubblicato il volume La Basilica di San Prisco dalle origini alla seconda metà del XVIII secolo[5]dal prof. Masiello. Esso riportava in modo più esteso alcuni documenti già citati dal sottoscritto e aggiungendo la descrizione della chiesa parrocchiale di San Prisco tratta dal manoscritto del sacerdote locale Francesco Monaco, conservato nella Biblioteca del Museo Campano di Capua[6].

            Secondo il mio parere in modo scorretto il Masiello nel suo volume non citò nemmeno in nota i miei lavori, come se il suo libro riportasse tutti documenti inediti; probabilmente perché questi, non essendo uno storico, si occupò soltanto della compilazione e collazione dei diversi documenti forniti da altri.

            Nel 2007 pubblicai San Prisco nel Settecento[7], nuovo volume che raccoglieva i diversi studi fatti in quel periodo, approfondendo le vicende anteriori e posteriori al rifacimento della metà del Settecento. In questo lavoro resi note le vicende e le origini di altre chiese e cappelle locali sulle quali non si conosceva quasi nulla.

             Nelle successive ricerche svolte nell’Archivio Storico della Reggia di Caserta e negli Archivi di Stato di Caserta e Napoli provai a cercare le tracce dei rapporti fra Pietro Lionti e Luigi Vanvitelli o altri suoi collaboratori, ma non ebbi successo.

            Dopo diversi anni dedicati ad altri studi, riuscii finalmente a trovare in alcuni studi pubblicati le prove della collaborazione fra il Lionti e Carlo Vanvitelli ai lavori di ampliamento e completamento della Villa Campolieto di Ercolano, in altri lavori in Napoli e almeno in un’occasione anche col padre Luigi Vanvitelli nella Basilica del Corpus Domini di Maddaloni.

            Ho riportato queste notizie in Proprietari e famiglie di San Prisco agli inizi del XIX secolo[8] e in San Prisco nel Settecento[9], potendo affermare con cognizione di causa che il rifacimento della chiesa arcipretale settecentesco fu di gusto vanvitelliano, su disegni di un ingegnere napoletano che era uno stretto collaboratore di Carlo Vanvitelli e in almeno un’occasione anche di Luigi.

 

2. Note sull’ingegnere napoletano Pietro Lionti

Il Lionti era nato a Napoli da Luigi ed Olimpia Sterlich ed aveva sposato donna Angela Sarlo. La famiglia abitava nella zona della parrocchia di San Giorgio Maggiore di Napoli.

Nell’agosto del 1752 nacque Fulgenzio e fu battezzato nella parrocchia di San Giorgio Maggiore il 30 agosto del medesimo anno col nome Fulgenzio Rosario[10].

Nell’anno 1759 iniziarono i lavori della chiesa parrocchiale di San Prisco e i rappresentanti dell’Università Prisco affidarono i disegni dell’opera all’ingegnere Pietro Lionti e stabilirono ottimisticamente che i lavori sarebbero stati completati in due anni[11].

Gli appaltatori Antonio Tramunto di Santa Maria Maggiore e Nicola Rubino, di Capua, ma abitante da tempo in San Prisco, iniziarono i lavori nella seconda metà del 1759, ma non riuscirono a terminare i lavori nei tempi stabiliti perché nel frattempo l’ingegnere Lionti aveva stimato di allungare la «nave di mezzo» per garantire una «giusta, e proporzionata semetria, ed ordine a detta Chiesa.»[12].

Nel 1766 lo ritroviamo nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano di Napoli, su incarico del Collegio dei Santi Cosma e Damiano de’ Barbieri e Parrucchieri, dove lavora anche l’ingegnere don Nicola Tagliacozi Canale. Il Lionti realizzò il disegno di una cona di marmo realizzata poi dai maestri marmorari Gaetano Belli e Pasquale Cartolano. Le parti stipularono un contratto presso il notaio napoletano Domenico D’Eustachio[13].

Nel 1769 i lavori della chiesa di San Prisco non furono completati per la mancanza del denaro necessario. In questi anni fu demolito il vecchio campanile ed fu costruito un nuovo campanile un po’ staccato dalla struttura della chiesa[14].

Nel medesimo anno nacque il figlio Luigi che in seguito divenne maestro di scuola, sposò Anna Cannavacciuola e morì il 22 giugno del 1837 nella sua abitazione[15].

Pietro Lionti nel 1770 fu autore di una nota, insieme a Nicolò Antonio Alfano, relativa ai marmi utilizzati per l’altare maggiore della Basilica Minore del Corpus Domini di Maddaloni, i cui disegni furono realizzati da Luigi Vanvitelli; l’esecutore materiale fu il marmoraro Antonio di Lucca[16].

Nel mese di giugno del 1770 i rappresentanti dell’Università di San Prisco si accordarono col marmoraro napoletano Antonio di Lucca[17] per la realizzazione dell’altare maggiore, secondo i disegni formati dall’ingegnere Pietro Lionti[18].

Dal 1770 al 1773 aveva realizzato i disegni di quattro altarini della Chiesa Sant’ Andrea Apostolo, eretta nell’atrio di S. Pietro ad Aram, eseguiti da Baldassarre Di Lucca[19], fratello di Antonio. Il Lionti eseguì la misura e l’apprezzo, in collaborazione col “marmoraro” e scultore napoletano Antonio di Lucca[20].

 Egli lavorò con Carlo Vanvitelli all’ampliamento delle Villa Campolieto ad Ercolano dal novembre del 1762 fino al 1774, contribuendo alla misura e all’apprezzo dei lavori[22].

 Il figlio Fulgenzio frequentò i pubblici studi, avendo come suoi professori i celebri Francesco Serao e Mario Lama, e conseguì il dottorato in Fisica e Medicina nel febbraio 1778[24].

La misura e l’apprezzo dei lavori della chiesa arcipretale di San Prisco furono eseguiti dal Lionti nel 1773, nella quale fu stabilito che il costo dei lavori era di 4860,15 ducati[25].

Nel 1774 gli eletti dell’Università di San Prisco firmarono un contratto col “maestro reggiolaro” napoletano Pasquale Daniele per il nuovo pavimento, su disegni formati dal Lionti nell’ottobre del 1773; al pubblico parlamento del 1773, oltre all’ingegnere Pietro Lionti, fu presente anche l’architetto napoletano Camillo Lionti[26], probabilmente fratello o parente di Pietro[27].

Nel 1774 collaborò con Carlo Vanvitelli ai lavori della Chiesa di S. Giovanni e Teresa ad Arco Mirelli a Napoli[28].

Nel 1774 il Lionti eseguì la misura e l’apprezzo dei lavori fatti dal piperniere Pascale Cortese e il capo mastro Pasquale Azzolino alla casa palaziata di Candido Ferraiolo di Napoli, situata alla Strada Forino[29].

Nel 1776 era stato chiamato a Molfetta dal vescovo napoletano Antonucci per il restauro della cattedrale; fu stipulato l’atto notarile col notaio Sergio Modugno; i lavori furono affidati alle migliori maestranze locali. Il Lionti aveva progettato l’allungamento del coro e gli interventi per il nuovo Seminario e l’Episcopio[30].

Nel 1785 il regio architetto Pietro Lionti fu incaricato dell’apprezzo dei lavori del maestro marmoraro Innocenzo Cartolano per l’altare maggiore nella chiesa di S. Giorgio Maggiore dei Pii Operari[31], i cui disegni erano stati affidati a Camillo Lionti[32].

 

 

http://www.ascaserta.beniculturali.it/fileadmin/risorse/Rivista/Russo_SantaCroce_SanPrisco_Lionti.pdf



NOTE

 

[1] Guida d’Italia. Campania, IV edizione, Milano, Touring Club Italiano, 1996, p. 185; cfr. L’Italia antica. Siti, musei e aree archeologiche, Milano, Touring Club Italiano, 2002; Chiesa di Santa Croce e San Prisco, in Le chiese delle Diocesi italiane, http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.italla voce(ultimo accesso 26/04/2020).

[2] L. Russo, Il rifacimento della chiesa Arcipretale di San Prisco nella seconda metà del Settecento, Santa Maria Capua Vetere, 2001.

[3] Id., San Prisco agli inizi del XIX secolo, Caserta, L’Aperia, 2001.

[4] Id., La chiesa arcipretale di S. Prisco e S. Matrona dalle origini alla fine del ‘700, San Prisco, 2002; Id., San Prisco nella seconda metà del Settecento, Appalti, lavori ed attività dell’Università, San Prisco, 2003.

[5] S. Masiello, La Basilica di San Prisco dalle origini alla seconda metà del XVIII, San Prisco, Associazione Storia Locale San Prisco, 2003.

[6] Biblioteca del Museo Campano di Capua, sezione manoscritti, fondo Iannelli, b. 5; F. Monaco, Descrizione della chiesa di S. Prisco scritta nel 1764; cfr. Masiello, La Basilica di San Prisco, cit., pp. 54-70.

[7] Russo, San Prisco nel Settecento, Capua, 2007.

[8] Id., Proprietari e famiglie di San Prisco agli inizi del XIX secolo, Napoli, 2019 (e-book).

[9] Id., San Prisco nel Settecento, Napoli, 2020 (e-book).

[10] Archivio di Stato di Napoli, (d’ora in avanti ASNa), Collegio dei Dottori di Napoli, vol. 140, f.lo 14; copia fede di battesimo di Fulgenzio Rosario Lionti.

[11] Russo, San Prisco nel Settecento, cit., p. 95.

[12] Ivi, p. 96.

[13] Archivio storico Banco di Napoli (d’ora in poi ASBN), Banco di S. Giacomo, g.m. 1655, C. De Letteriis, Marmorari napoletani in Capitanatadocumenti inediti e proposte attributive, Foggia, Edizioni del Rosone, 2007, p. 52.

[14] Russo, San Prisco nel Settecento, cit., pp. 103-104.

[15] ASNa, Stato Civile, Napoli, circondario Vicaria, atti di morte, a. 18 37.

[16] Archivio di Stato di Caserta, Atti del notaio Aniello Pascarella, 7 marzo 1770; cfr. M. Schioppa, La città di Maddaloni attraverso la Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini dal secolo XVI al XXI, Maddaloni, 2005.

[17] Antonio di Lucca, «nato presumibilmente verso il 1710, maestro marmoraro e scultore, prese parte alle più importanti imprese decorative che si compirono a Napoli in quel secolo, lavorando alle dipendenze dei più noti architetti»; lavorò a Troia, Portici, Napoli (diverse chiese e in palazzi nobiliari), Giugliano, Miano, Palma Campania, Marcianise, Bisceglie, Taranto, Altamura, Barletta, Piano di Sorrento, Forio d’Ischia, Lecce, San Pietro a Paterno, Cariati, Serino, Cimitile, ecc.); la sua attività è documentata fino al maggio 1791. In Napoli egli aveva la sua abitazione e la sua bottega al Largo delle Pigne (attuale Piazza Cavour), che erano di proprietà dell’Ospedale di S. Maria degli Incurabili; il di Lucca lavorò con Domenico Antonio Vaccaro, Niccolò Tagliacozzi Canale, Mario Gioffredo, Giuseppe Astarita, Ferdinando Fuga, Luigi Vanvitelli, Gaetano Buonocore ed altri, cfr. V. Rizzo, di Lucca Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1991, pp. 69-71; Lavorò, inoltre, anche alla Chiesa parrocchiale di Succivo, cfr. Notizie della Chiesa Parrocchiale di Soccivo, a cura di B. d’Errico - F. Pezzella, Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore, 2003, pp. 27-28; cfr. M. Pasculli Ferrara, Antonio di Lucca, in Atlante del Barocco in Italia, I, Terra di Bari e Capitanata, a cura di V. Cazzato – M. Fagiolo - M: Pasculli Ferrara, Roma, 1996, p. 601.

[18] Russo, San Prisco nel Settecento, cit., p. 107

[19] ASBN, Banco di S. Eligio, g.m. 1606, cit. cfr. C. De Letteriis, Nuove acquisizioni documentarie sull’attività pugliese dell’architetto pugliese Mario Gioffredo e del marmoraro Antonio di Lucca, «Quaderni dell’Archivio storico del Banco di Napoli», a. 2009-2010, p. 102.

[20] ASBN, Banco di S. Eligio, g.m. 1606, cit., cfr. De Letteriis, cit., p. 102.

[22] G. Fiengo, Vanvitelli e Gioffredo nella Villa Campolieto di Ercolano, Napoli, 1974, pp. 9 e 34; O. Cirillo, Carlo Vanvitelli: architettura e città nella seconda metà del Settecento, Napoli, 2008, p. 283; Carlo Vanvitelli, a cura di B. Gravagnuolo, Napoli, Alfredo Guida, 2008, p. 42

[23] Fotografia di Luigi Fiore, 2006, da www.wikiwand.com/it/Villa_Campolieto.

[24] ASNa, Collegio dei Dottori di Napoli, vol. 140, f.lo 14.

[25] Russo, San Prisco nel Settecento, cit., pp.110 e 169 (nota); la misura e l’apprezzo firmata dal Lionti è allegata ad un contratto notarile del 1778.

[26] Camillo Lionti, architetto napoletano della seconda metà del Settecento, fu autore dei disegni dell’altare della Chiesa di S. Giorgio Maggiore nel 1786 (probabilmente eseguiti nel 1785), cfr. Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze, Napoli, 1845, p. 269; G. A. Galante, Guida sacra della città di Napoli, Napoli, 1872, p. 248. Nel 1790 realizzò i disegni della facciata della chiesa di Santa Maria dei Miracoli e dell’altare della Cappella della Madonna o del Crocifisso nella medesima chiesa, eseguito poi dal marmoraro Antonio di Lucca, cfr. E. Nappi, La chiesa di S. Maria ai Miracoli, «Napoli nobilissima», n. 21, a. 1982, pp. 196-218; F. Acton, Napoli, città d’arte, Napoli, Electa, 1986, p. 234; A. Papa Sicca, “Non havendo a Dio piaciuto”: note su un monastero napoletano del ‘600: Santa Maria della Provvidenza ai Miracoli, Napoli, Editoriale scientifica, 2002, pp. 84 e 86. Nello stesso anno fu chiamato per realizzare il progetto per il Teatro San Ferdinando, cfr. G. Baffi, Teatri di Napoli. Origini, vicende, personaggi e curiosità, Roma, Newton Compton, 1997, pp. 55-56; L. Pignatelli. Il compagno di viaggi; itinerari napoletani, Napoli, Macinino, 1962, p. 155.

[27] Russo, San Prisco nel Settecento, cit., pp. 108 e p. 169 (nota).

[28] Cirillo, cit., p. 283.

[29] ASBN, Banco del Popolo, g.m. 2043, cit. in E. Nappi, Passeggiando per San Carlo all’Arena, «Quaderni dell’Archivio storico del Banco di Napoli», aa. 2014-2016, p. 358, doc. n. 55.

[30] E. Germano Finocchiaro, Gli stucchi della Cattedrale di Molfetta, «Archivio Storico Pugliese», 1985, p. 208; C. Gelao, La Puglia al tempo dei Borbone: storia, arte, cultura, Bari, M. Adda, 2000, p. 110; C.D. Fonseca, Cattedrali di Puglia, Bari, Adda, 2001, p. 121.

[31]ASBN, Banco di S. Eligio, g.m. 1895, cit. in De Letteriis, Marmi napoletani del ’ 700: considerazioni sull’altare maggiore della Chiesa di San Lorenzo a San Severo, Foggia, Edizioni del Rosone, 2005, p. 136.

[32] Vedi nota 23.


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