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10 luglio 2020: 149 anni dalla nascita di Marcel Proust
Leggi l'Antologia proustiana 2020: Quarantena a Combray
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Narrativa

David Capone
Edizioni Il Filo

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 28/01/2008

Una breve raccolta di racconti, definita dall'autore, alla sua prima opera, "Liberi racconti di poesia da leggere e ascoltare piano". E in effetti la prima impressione che si ha legggendo questo volumetto è l'estrema libertà: di mischiare generi, di usare linguaggi e di lasciar sconfinare la realtà nella fantasia. I racconti sono ben pensati, hanno delle trame semplici che si svolgono linearmente, senza grandi strappi, scritti con un linguaggio che forse si può definire "giovane"; un testo che usa sistemi narrativi classici e poetici e li mischia con stili più tipicamente del parlato comune o dei testi delle canzoni, non manca, come è tuttavia perfettamente comprensibile, la volontà di stupire con qualche frase ad effetto, ma sono solo peccatucci di gioventù.
Rimane comunque un libro che si legge volentieri, si avverte la volontà dell'autore di voler fermare attimi prima che si trovino di fronte al bivio tra il diventare realtà o essere il coronamento di un sogno, e, con la narrazione, farli diventare la continuazione di un sogno.

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