Pubblicato il 15/03/2012 13:02:20
Ogni cosa č inizio alla sua fine: il messaggio di Ninnj Di Stefano Busą nella sua raccolta: IL SOGNO E LA SUA INFINITEZZA.
di Franca Alaimo
La poesia di questultima raccolta di Ninnj Di Stefano Busą si origina dallo stato danimo proprio di chi ha attraversato un considerevole tragitto di vita e, attingendo alla memoria, guarda il presente disseminato di residui e sogni attraverso di essa, consapevole che i lembi della faglia ( termine spia di questa raccolta), restano separati da una profonda ferita in cui tutto č caduto e cadrą. Niente esce illeso, infatti, scrive la poetessa, mentre dispone nei versi le parole e le immagini che raccontano tutto ciņ che resta per un attimo nella luce e nellattesa per poi precipitare nel vuoto: i germogli che non si aprono, la schiarita seguita dallo schianto, gli uccelli migratori che la morte attende al varco della rupe. I pochi ricordi del passato, trascinati nellopacitą del presente, addensandosi ormai privi di bagliori, non costituiscono fonte di consolazione, poiché vivere č come offrirsi alla dimenticanza, e, fra le molte strade tentate, la veritą č rimasta un sentiero inesplorato: lunica legge che lautrice abbia imparato č che la vita cammina sempre sulle orme della morte, che la luce porta sempre con sé il debito dellusura E perņ questo pensiero non spegne nellautrice la volontą di un dialogo, seppure senza risposta, con la terra, le sue creature, se stessa, laltro e, soprattutto, la poesia, dolcezza che inonda una solitudine liscia come gli anni senza vento e bocci: ne nasce, allora, un piccolo legame amoroso, di residua dolcezza, che accompagna i passi fino al colpo finale. Tanto scetticismo non rende, perņ, opaco il linguaggio in cui la luce lascia le sue tracce labili ma sontuose, e che sembra avere la stessa qualitą emblematica del mare: una vastitą , un infinito, inadatti alla comprensione e alla definizione, ma anche una distesa di cobalto che affascina la vista. La fioritura delle immagini, spesso accostate con un procedimento daccumulo, secondo salti analogici, dimostra, infatti, che la lingua poetica puņ registrare e nominare ma non comprendere il mistero del mondo e, dunque, anche di se stessa. E, tuttavia, proprio la poesia, pur non sapendo nulla, in quanto, perņ, costituisce lunica forma despressione che possa opporsi al turbinio dei giorni, / al turbamento delle minime cose, alle assenze, riesce in qualche modo, vegliando sulla crepa della faglia, a salvare la vita, a darle significanza. In questo modo essa viene restituita, come scrive Walter Mauro, alla sua pił vera, autentica e alta connotazione.
Franca Alaimo Marzo 2012
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