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Misericordia Dei

di Gaetano Lo Castro
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Pubblicato il 11/04/2015 22:09:39

"Io sono la Misericordia Infinita.

Non temere..."

(Dal diario di Santina Scribano.)

 

"L’abisso della Mia Misericordia

è insondabile."

(Dal diario di Faustina Kowalska.)

 

 

C'era una volta una scuola.

In un'aula di essa l'urlo d'un alunno ruppe la noia e interruppe la lezione.

"Mi hanno rubato dalla cartella la merendina!" disse una bionda bambina.

"Su, chi l'ha presa gliela restituisca." disse paziente alla classe l'insegnante.

Tanti scolari si guardarono tra loro, dubitando che la cosa fosse ancora possibile. A meno che il ladro della merendina non l'avesse restituita all'adirata proprietaria vomitata oppure digerita.

"Tu sai per caso chi è stato?" domandò la donna a un rotondo bambino che aveva sulle labbra delle briciolette fortemente sospette.

"Forse l'ha fatta fuori qualche topolino." rispose quello forbendo i frammenti con la lingua.

"Un topo molto grosso." commentò uno.

"Un topo senza coda." continuò un altro.

"Un topo a due zampe." concluse un terzo.

Tutta la classe rise.

L'insegnante sorrise. "Avviserò il bidello che c'è un sorcio che mangia le merendine."

"Sei un ladro." esclamò la biondina.

"Ci vediamo fuori." digrignò il cicciottello.

"Se provi a toccarmi con un dito lo dico a mio fratello maggiore, e ti faccio gonfiare di botte come un pallone, ancor più di quanto sei."

"E io lo dico a mio padre, che fa finire tuo fratello all'ospedale."

"E mio padre prende il suo fucile da caccia, e manda il tuo all'altro mondo!"

"E i miei due zii militari ammazzano tutta la tua famiglia!"

"E i miei parenti politici...!"

"Basta così." interferì l'insegnante. "Stamattina per una merendina rischiamo di far scoppiare la guerra nucleare. Qualcuno di voi pensa che si possa risolvere questa questione con una soluzione migliore?"

"Tieni, io ne ho un'altra." disse la compagna di banco alla biondina dandole una merendina. Quindi le bisbigliò qualcosa all'orecchio.

Lei si calmò. "Ti perdono."

Pure lui si quietò. "Scusami, non lo faccio più."

"Ottima soluzione." disse la donna ai suoi alunni con amore, e riprese la lezione.

D'un tratto la porta si spalancò e nell'aula irruppe un gruppo di individui. Indossavano una tuta mimetica, avevano il volto nascosto da passamontagna ed erano armati di kalashnikov. L'insegnante e gli scolari li scrutarono sconcertati. In principio pensarono che fosse uno scherzo, ma presto compresero che era invece un incubo. Furono fatti uscire dall'aula e portati nella palestra, dove furono ammassati assieme a tutti gli altri alunni e docenti della scuola. Furono fatti sedere per terra con le mani dietro la nuca. Centinaia d'agnelli inermi, in balia di un branco d'una trentina di lupi, muniti pure di bombe ed esplosivo. Nel branco c'erano anche alcune donne col volto velato. Nell'aria incombeva l'attesa di qualcosa. Un'impaurita agnellina si alzò e si avvicinò al capobranco, un corpulento lupo in tuta mimetica nera, che andava avanti e indietro ringhiando ordini ai suoi.

"Hai fame? Prendi questa." gli disse offrendo la sua seconda merendina.

"Ho fame di vendetta e sete di sangue." le disse facendo volar via la merendina con una zampata. "Siamo qui per sbranarvi. Rimettiti seduta."

E l'attesa proseguì. A un certo punto una insegnante abbassò le braccia stanche.

"Rimetti le mani sulla nuca." le intimò una lupa puntandole la pistola alla testa.

"Ma si può sapere che avete intenzione di fare?" disse la donna obbedendo.

"Per ora dobbiamo aspettare."

"Non capite che per il governo le vostre richieste sono del tutto inaccettabili?"

"Noi lo sappiamo benissimo." disse la lupa scostando la sua lunga veste nera e mostrando il sottostante corpino imbottito di esplosivo.

"Non sapete ciò che fate." disse la donna inorridita. "Che c'entrano tutti questi bambini innocenti con le vostre insensate pretese?"

"Anche il mio bambino era innocente!" latrò la lupa. "Ho scavato con le mani tra le macerie della mia casa bombardata per recuperare il suo corpo!"

"Posso capire il tuo dolore." disse la donna col cuore. "Io non ho figli, ma amo i miei scolari come tali, e pensando a ciò che può loro succedere..."

"Succederà." esclamò la lupa senza pietà.

"E in tal caso credi che il tuo bambino sarà contento, sapendo che la sua mamma ha massacrato tanti altri bambini, innocenti come lui?"

"Lo saprò quando lo raggiungerò."

"Io non penso proprio che col peso del tuo cuore pieno di odio, e delle tue mani lorde di sangue, tu potrai salire lassù dove si trova ora tuo figlio. Questo è un peso tremendo, che ti farà precipitare nell'abisso più profondo. Invece vuota il tuo cuore col perdono, non sporcare le tue mani di sangue, e un giorno gioirai riabbracciando tuo figlio che sarà fiero di sua madre."

"Io non conosco perdono. Il mio cuore vuole vendetta. Noi tutti esigiamo sangue."

"In nome di chi?"

"Nel nome del nostro Dio, Allah, che è grande." esclamò esaltata la lupa.

"Il Dio vostro è anche nostro e di tutta l'umanità. E Lui non vuole odio, ma amore. Voi non fate la volontà del nostro grande Dio, ma solo del vostro piccolo io."

Con due sberle rabbiose la lupa chiuse la discussione. D'improvviso si udì un'esplosione, nella parete della palestra si aprì una breccia e fece irruzione il corpo speciale. L'attesa era terminata. La scintilla era arrivata. L'inferno infine poté deflagrare. Urla raffiche scoppi sangue terrore. Nell'infernale confusione, con la mano sul detonatore, la lupa ebbe qualche istante d'esitazione. Indugiò innanzi al suo bivio decisivo, da cui divergevano due strade estreme, l'una in salita e l'altra in discesa. Per qualche istante tentennò tra la pietà e l'odio, fra Dio e l'io, tra la luce e la tenebra. Una favilla di umanità scintillò nel buio del suo cuore e cercò di condurla sulla via che saliva. Sarebbe bastato per la lupa affidarsi a essa con una briciola di umiltà. Ma l'orgoglio dell'io asfissiò la scintilla, spegnendo l'ultima speranza. Mentre premeva l'innesco scorse l'insegnante gettarsi su due dei suoi scolari, la biondina e il cicciottello, coprendoli col proprio corpo. Ma non scoppiò. Forse un difetto nel detonatore. Si levò il velo dal volto, la veste nera e il corpetto. Confondendosi coi docenti uscì dalla scuola e scappò.

 

Sul letto l'islamica seguitava a rigirarsi da ore, senza pace, cercando l'oblio nel sonno. Avrebbe voluto addormentarsi e non destarsi più. Infine si assopì. Subito sprofondò in un abisso fondo e fosco. Il buio era soffocante. La sofferenza le ardeva l'anima. La disperazione era dilacerante. E lì non si scorgeva alcuna via d'uscita. D'un tratto laggiù la raggiunse una voce infantile.

"Misericordia di Dio, unica speranza delle anime disperate." sussurrò in modo quasi impercettibile.

Da dove proveniva quella vocina?

"Misericordia di Dio, che infondi speranza contro ogni speranza." sussurrò un po' più distintamente.

Lei trasalì riconoscendo la voce del suo bambino morto. "Dove sei, piccolo mio?!"

"Sono nella luce eterna, nella gioia immensa, nell'amore infinito. Sono in Dio."

"Questo è di conforto al mio patimento."

"Ho tanto pregato per te, mamma. Ciao."

La vocina si dileguò. Il buio dell'abisso si rifece fitto. Il tormento ritornò intenso. La disperazione ridivenne nera. Finché percepì un'altra voce. Questa era una voce giovane e soave, con nuance non umane.

"Anima immersa nelle tenebre, non ti disperare, non è ancora perduto tutto. Parla con me, che sono l'Amore e la Misericordia in persona."

"Chi sei?"

"Io sono il tuo Dio. Io sono la Misericordia Infinita. Non temere. Le preghiere dei bambini sono quelle che toccano di più il mio paterno cuore. L'intercessione di tuo figlio ha impedito che il tuo esplosivo scoppiasse, e che contribuissi anche tu alla grande strage di agnellini innocenti provocata dai tuoi compagni."

"Comincio a rendermi conto delle mie colpe." disse lei chinando il capo.

"L'abisso della tua miseria è immenso, ma l'abisso della Mia Misericordia è insondabile. Ti darò l'opportunità di riparare. Volevi essere una martire del male, dovrai essere una vittima del bene."

"Ma potrò riunirmi con mio figlio?"

"Da me tanto si ottiene, quanto si spera; più si spera, e più si ottiene."

"Che devo fare?" chiese lei umilmente.

"Abbandonati al mio Amore misericordioso e confida, confida a dismisura."

Nelle tenebre della disperazione iniziò a brillare una scintilla di speranza. Lei si prostrò grata alla divina volontà, e svanì nel ristoro dell'oblio.

 

L'affollato mercato era ricco dei consueti colori, suoni e odori d'oriente. Lei s'aggirava tra la gente, guardando la mercanzia varia dei venditori vocianti. Si soffermò nella bancarella dei tessuti, colma di colori solari. Quindi andò alla bancarella delle spezie, piena di erbe e aromi. Tra le molte persone che vi sostavano notò un suo correligionario. Gli islamici erano sporadici in quel mercato, frequentato perlopiù dagli indù. Il giovane guardava la gente intorno con uno strano sguardo. Sembrava un lupo famelico, infiltratosi in un ignaro gregge. Reggeva una pesante borsa della spesa appesa all'avambraccio. Il musulmano ci mise dentro la mano, e lei ci si gettò sopra. L'esplosione la prese in pieno. La folla fu falcidiata, con molti morti e feriti, ma il suo gesto servì a salvare diverse persone.

Si ritrovò sospesa sopra la scena. Osservò con distacco il proprio corpo dilaniato, disteso assieme alle altre vittime. Guardò con disgusto tutto quel sangue. Assistette al terrore e alle grida degli scampati, al dolore e ai lamenti dei feriti, alle sirene della polizia e delle ambulanze. Si avvide che non poteva più interagire col mondo materiale. Era ormai "morta". Osservò ciò che rimaneva del responsabile di quella disumana carneficina. Provò una profonda pietà per lui. Non sapeva ciò che faceva. Anche lei stava per essere una lupa spietata, una martire del male.

"Ma adesso invece tu sei stata una pecorella innocente, una vittima del bene."

Lei riconobbe subito quella voce unica. Una voce vicina, umana e divina.

"E hai così potuto riparare alle tue colpe, come Io ti avevo promesso."

Una voce che fece palpitare il suo cuore d'umiltà, di gratitudine, d'amore.

"Come vedi, chi si affida alla Mia Misericordia non rimane mai deluso."

"Ti ringrazio, mio Dio!"

"Io voglio il vero bene per tutte le mie creature. La gioia piena che non si estingue nel tempo, ma dura in eterno. La felicità infinita. Però molte di esse rifiutano il mio misericordioso e folle Amore di Creatore, rinunciando quindi liberamente al loro sommo bene. Guarda che cosa comporta per le anime l'eterna perdita di Dio."

Lei vide un oscuro abisso. Un luogo-stato sterminato. Un luogo di tenebre terribili, uno stato di tormenti tremendi. Un abisso abitato da una moltitudine d'anime, la maggior parte delle quali in vita non aveva voluto credere alla sua esistenza. La densa oscurità infernale era pregna di un fetore soffocante. Nonostante il buio le anime potevano vedersi bene tra loro, e percepivano pure tutte le colpe di cui si erano macchiate. Ogni peccato era punito con una particolare pena. S'aggiungeva il rimorso per il male commesso, il fuoco immateriale che bruciava l'anima senza consumarla, la compagnia dei demoni, e la consapevolezza che quei tormenti non avrebbero avuto mai termine. Le tenebre vibravano di dolore e disperazione. L'abisso risuonava di bestemmie e maledizioni. I dannati urlavano il proprio odio per se stessi, per il prossimo, per Dio. Poi la visione spaventosa disparve.

"E ora che hai concluso il tuo compito terreno, ti porto da qualcuno che t'aspetta."

Lei vide una grande luce. Un bel sole vivente, verso cui si sentì attratta con tutto il suo essere. In quella luce paradisiaca, senza origine e senza fine, vide un bambino giocondo. La sua gioia fu raggiante.

S'innalzò e s'immerse nel Sole.

 


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