Pubblicato il 14/05/2012 10:17:11
Da: Ninnj Di Stefano Busą
Altra piece teatrale di grande spessore lirico, come ormai ci ha abituati Carmen Moscariello, la quale dopo il suo recente Giordano Bruno, sorgente di fuocomette in versi una rivoluzionaria indagine metastorica in grado di offrire la potenza della voce introspettiva.
Quella di NON E TEMPO PER IL MESSIAinfatti, non č comune sceneggiatura o regģa per declamare nelle platee del mondo, č poetica che squassa i timpani e lascia tracce di Trascendenza dai contorni sfumati, ma carichi di unemozione musicale propiziatrice al dire, che va oltre: origina dalla reinvenzione di segni che avvertono lampia misura del dissenso di oggi, nei confronti di un Ente Superiore quasi dimenticato o rimosso, (da qui il titolo), che vigila le nostre forze nello scenario di un canto, quasi primordiale, votato alla notte dei tempi, a quella Veritą fatta di ipotesi, ma anche di aperture alari verso il cielo.
La poetica di Carmen Moscariello lascia stupefatti, perché sa trovare la formula pił idonea della comprensione verso una tematica difficile e ostica come č quella a sfondo religioso, che adempie al compito di indagare sul Mistero della fede, dentro quel credo subliminante e divaricante quale puņ essere lesplorazione nei territori dellIncognito.
Un tuono, per cosģ dire, un boato dimmense proporzioni, che intende portarsi oltre il limite della parola provvisoria, banale, sterile; sviare dalla miseria umana, verso lidi pił estesi in differenziali di energia spirituale, rinnovando un coro dangeli, intonandolo ad una Misericordia, ad una Pietas che vanno oltre, ben oltre, il limite della percezione di un clima ad effetto.
Lopera dellautrice intende accordarisi a pause di riflessione e di scavo nei luoghi di Dio: Il poeta ha solo la parola/.../ vorrebbe egli gridare per i mille che non hanno volto.
La poetica di Carmen č matura, č limpida, č cristallo di rocca dentro loscurantismo cronicizzato del nostro miserevole margine terreno, sa imprimere una svolta alla logica di una indagine cristologico/fideistica/ecumenica come pochi.
La natura stessa dellautrice sembra portata ad affrontare problematiche aspre, vette impervie, visitare altari dimenticati, luoghi inconsueti, nicchie oscurate dal perdono, abiurate da uneclissi di Luce, dove il misfatto e il Male si accumulano per inerzia dei sopravvissuti o per allontanamento dai luoghi di culto: noi che ci assumiamo limpegno di evadere dalle cose sante e giuste non teniamo mai docchio -la veritą delloltre- la parte pił accorata dell io che ci avverte di unassenza o di una presenza occultate dalle tenebre o, che dir si voglia, da uno scetticismo agnostico e dallindifferenza verso Dio.
Carmen Moscariello si fa interprete di una speranza, portavoce di una premessa nobile che č quella di divulgare la parola profetica allinterno dei lettori di poesia: e il dies irae ,/ spogli davanti a Dio, lo mostra in tutta la sua equazione -sine qua non - : niente Dio niente salvezza, pare voglia intendere lautrice.
La sonoritą del suo canto č come quella di un ņboe che suona musiche celestiali, tali da distogliere dalla noia e dallignavia, riflettere sulla luce sempriterna di una Gloria superiore, a fronte di una cecitą gnoseologica.
E significativo affrontare lAssoluto, avendo integro il senso della vita, la tipologia di una riconciliazione in Cristo, una chiarezza tensionale verso una creazione di Grazia che sia un itinerario dello spirito, un travalicamento della parola, in modo che essa sia forgiata a strumenti gnoseologici che riconoscano la trasmutazione mortale, sanno limpedimento di ognuno nel guardare oltre
Allora, č lanima il progetto della Pietą cristiana? lilluminismo della ragione assente che ne formula il dissidio con la corporeitą materica? corpo e anima troveranno unintesa, unarmonia che instauri quella sorta di scintilla? puņ mai divenire catarsi salvifica lattuale perseverante diniego delle regole?
Avere forti radici č necessario per arginare il Male, identificarsi alla Purezza dellaldilą, alla connotazione ultima che effonde un richiamo di forte ispirazione cristiana.
E necessaria una devozione ai principi fideistici che coincida con il significante, scandito a lettere doro nel panorama della speranza, nella metamorfosi di una libertą che, dallImmanenza costruisca la Trascendenza, attraverso il Concetto unitario, inamovibile dellEterno.
Sul piano etico, questa poesia č anche un canto alla vita, uno squarcio pigmentato dal dolore, dal dubbio che nella visione storica cerchi il pensiero della creazione, la sigla del de rerum sapiens.
Lacutissima sensibilitą dellautrice ce ne dą numerosi esempi. La dignitą stilistica sa sprigionare istanze di vero fervore: lignoto si dą dimensione analogica, metaforica, senza trascurare il disegno dellambiguitą lirica, che č davvero sorprendente, per tutti i testi di questa superba raccolta lirica: Nessuno ha pietą./
Il poeta attraversņ lo Stige./ Nel buio la morte del mondo senza Dio. infine conclude con Eterno č il pensiero di Dio epigrafe di genuina espressione letteraria che, pur nella sua semplicitą, intravede nella figura di Dio la visione e la dignitą del suo contraddittorio, lindivisibile condizione dinquietudine solipsistica e metafisica, come trasfigurazione e dimensione pił umane. carmecar
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