di Ninnj Di Stefano Bus
Una personalit poliedrica e preparata, una penna che sa dosare e ritmare in forma di scrittura la condizione dell'esistente e dell'assente che, dalla sua dissertazione, prende forma "biometrica"appunto, come lui stesso titola il suo volume.
La scrittura e la poesia di Mario Lunetta sono il contrario del lirismo affabulante e mieloso: vi si riscontra una poetica affilata, tagliente, presente che mostra appieno la societ scardinata e impotente di una generazione in declino, paranoica e multimediale, basata sulla precaria condizione del genere umano, votato ad un ultramodernismo smisurato, quanto privo di connotazioni interiori, di assenze valoriali, sterile e incompiuto, di un tecnologismo sofisticato, ma arido, fatto di misure aliene al vivere civile, sottoposte ad attriti, a sforzi, a conflitti, a disuguaglianze, a disordini invero inamovibili, con una scarsa o nulla propensione a rimuovere alcunch, che possa imprimere una sterzata di verit, di giustizia, di superamento sociali e umani. Una societ e umanit, le nostre, drammaticamente povere in spiritualit. Infatti, "in interiore homini" vi appare come una forma aliena di protagonismo irreversibile: una societ slabbrata, inadeguata ad una vita senza qualit superiori, ma indifferente all'azione, inconsapevole del suo inenarrabile "seccume", pur ammetendo l'arsura in cui immersa, e di cui la prima forse a riconoscerne l'esacerbata sterilit, l'impreparazione a porvi rimedio e ad avvertire qualsiasi forma di realt viva e fisiologica. Viviamo in un limbo in cui si sente pericoloso il dominio delle forze avverse, ma si incapaci di reagire, di apportare una correzione di rotta alla nave in deriva. un mondo che sopravanza in pigrizia e nel sonno riparatore di una amorfa e ignava raffigurazione dell'essere in profonda mutazione di s e da s. Una focale enucleazione dei motivi che soggiacciono al pragmatismo dei sentimenti, degli affetti valoriali dell'uomo, una perseveranza all'inerzia che fa rischiare l'implosione in s.
Mario Lunetta ingloba un pensiero forte, ammonisce e addita spesso responsabilit dell'uomo vanaglorioso e vacuo, perso in un mondo irreale, da cui non pu che adeguarsi ad una incongrua situazione di stallo della civilt, di necrosi quale esito di un fallimento culturale e umano che ha determinato lo svilimento e l'anarchia di un periodo storico tra i pi difficili e mistificatori sul piano culturale della specie.
La scrittura di Mario Lunetta il cuore pulsante del suo sentire in controcorente, attraverso una potente rimozione dell'omologazione colletiva, che in poesia ben lungi dal dare risultati autentici, perch, come bene afferma lo scrittore, ne diviene il perpetrare di un male supremo di degenerazione non solo linguistica, che non d scampo alla visione d'insieme e cresce a danno di un mondo, che si ravvisa estraneo alla logica, all'autoconsapevolezza, alla dottrina e libert di pensiero e d'intelletto.
Infine si estenua l'idealit del vissuto, perch non corroborata da forze vitalistiche al bene e al giusto. In uno dei suoi affondi, il poeta Lunetta afferma che le parole "sono ordigni esplosivi a tempo" (Depistaggi pag.4), proprio a significare il genere di miccia o di polvere che innesca il dramma di un mondo in disordine, divorato dal "sistema" inerme, che non fa nulla per ottemperare a rimedi o rendersi immuni dalla drammaticit invasiva e pervasiva che incombe.
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