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Restauri ed ampliamenti della Chiesa di San Prisco

Argomento: Storia

di Luigi Russo
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Pubblicato il 07/02/2011 09:02:12


RESTAURI ED AMPLIAMENTO DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN PRISCO (1585-160)


Nell’anno 1587 gli eletti del casale di San Prisco decisero di restaurare la Chiesa parrocchiale che aveva bisogno di urgenti riparazioni. La decisione degli eletti fu confermata dal consiglio dell’Università, del quale facevano parte tutti i capi famiglia, che si riunì con l’autorizzazione del governatore della città di Capua. In tale occasione si decise di pagare tali lavori con l’introduzione della gabella sulla vendita del pane per la durata di quattro anni e di chiedere il regio assenso e il beneplacito regio su tale nuova imposizione, che a quel tempo era emanato dal Consiglio Collaterale.

I lavori di restauro iniziarono dunque nel 1587. Nel 1592 i lavori alla Chiesa del casale continuarono e fu necessario prorogare l’esazione della gabella, approvata ancora una volta dal consiglio dell’Università.

Nell’anno 1603 i rappresentanti del casale di Santo Prisco decisero di continuare i lavori di restauro e anche di ampliare la Chiesa parrocchiale <<essendo detta Università di populo numeroso non più per la moltitudine delle genti la parrocchiale d’essa Università essere capace di quelle>>; inoltre erano necessari urgenti riparazioni ad un muro <<minacciando roina, per essersi cominciato a distruggersi>>; i cittadini si lamentavano di non riuscire più ad udire la messa, <<né sentire le prediche, e li sermoni>>.

Il consiglio dell’Università approvò la continuazione della gabella sulla <<venditura del pane>> per affrontare le ingenti spese, sperando di introitare 300 ducati l’anno da tale imposizione. Si elessero come deputati ed economi della Chiesa parrocchiale dell’Università Giovan Alfonso d’Angelo e Luca Russo.

Un fatto molto strano fu la questione dell’affitto di tale gabella nell’anno 1603, in passato affittata da Mazzeo Boccardo, patrizio capuano trasferitosi nel casale in seguito al matrimonio con Sabba de Monaco di S.to Prisco. In un primo momento fu affittata da Fabrizio Petreccione del casale di Casapulla per un totale di 175 ducati, ma questi rinunciò spontaneamente a tale affitto in favore di Mazzeo Boccardo che si accordò per 166 ducati, una somma inferiore a quella precedente.

Nell’anno 1604, per maggior cautela da parte dell’Università di S.to Prisco, fu deciso di chiamare delle maestranze più qualificate per far eseguire i lavori della fabbrica della Chiesa parrocchiale; probabilmente in un primo momento i lavori erano stati fatti in economia da maestranze locali. Il contratto fu stipulato nel casale di San Prisco alla presenza del notaio Giulio Antonio Buompane del casale di Casapulla, del rettore curato don Luca Pisano e dei rappresentanti dell’Università. I “fabricatores” chiamati al compito di riparazione e costruzione della Chiesa parrocchiale (nell’atto notarile si affermava: <<fabricare in d.a ecclesia S.ti Prisci tam in reaparatione et in edificatione et augmento ecclesia predette>>) furono: Giuseppe Grillo della Torre di caserta, Alessandro l’Antinolfo e Lorenzo Perreca, entrambi di Caturano, Alfonso di S. Egidio di S.to Prisco e Matteo Genovese di S. Maria Maggiore.

Fra i lavori convenuti vi erano: lavorare ai pilastri, compito affidato a Giuseppe Grillo della Torre di Caserta, scarpellare, fare la tonaca e stuccareed altro.

I lavori dovevano essere eseguiti entro il mese di settembre del 1604 e la misura e l’apprezzo doveva essere condotta dal magnifico Giovan Filippo d’Antinolfo, domiciliato in Capua (probabilmente di S. Maria Maggiore, insieme ad un altro esperto eletto dalle parti.

Mentre i lavori alla Chiesa proseguivano i rappresentanti dell’Università decisero di affidare alle predette maestranze altri lavori da fare al campanile della Chiesa e ancora il completamento dei lavori già iniziati. L’accordo fu raggiunto con Giuseppe Grillo e Alessandro Antinolfo, presenti il rettore della Chiesa don Luca Pisano e gli economi Luca Russo e Giovan Alfonso d’Angelo, per la somma di 85 ducati. Le parti di accordarono di costruire il campanile con <<cornicioni di peperno nero […] di fare d.o campanile a otto angoli di palmi 14 incirca>>. Inoltre, occorreva rinnovare <<la cornicia che sta fatta in d.a fabbrica incominciata si debba fare a proprie spese di esse fabricatori […] che tanto la fabbrica fatta quanto quella da fare tutta s’habbia da increspare ad arbitrio di detti maestri et economi>>.

Nell’ottobre del medesimno anno alla presenza del rettore Pisano e degli economi della Chiesa, si rinnovò l’affitto della gabella sulla vendita del pane, che rimase nuovamente nelle mani di Mazzeo Boccardo, che era diventato il detentore unico, con un’offerta di soltanto 156 ducati, una somma ancora minore rispetto a quella dell’anno precedente.


Fonti:

Archivio di Stato di Napoli, Consiglio del Collaterale, Provvisioni, Iа serie, voll. 18 e 33.

Archivio di Stato di Caserta, Atti del Notaio Pietro Musto, a. 1588.

Archivio di Stato di Caserta, Atti del Notaio Giulio Antonio Bompane, aa. 1603 e 1604.

L. Russo, La chiesa arcipretale di S. Prisco e S. Matrona dalle origini alla fine del ‘700, San Prisco 2002.


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