Pubblicato il 12/01/2016 12:51:29
Imola, 13 Maggio 2009 Gentile signora Amelia, Le probabilit che lei riceva questa lettera sono davvero pochissime; una su mille, o una su un milione, forse. Unindagine Istat certo mi direbbe di desistere ma io, aggrappata a quellunica, solitaria e remota eventualit, come un naufrago ben saldo ad un minuscolo relitto di nave emerso miracolosamente dalle onde, non mollo. Ed eccomi qui a scriverle, a rivolgermi a lei, una perfetta sconosciuta, appartenente, se non ad un mondo diverso (come voglio ben sperare), sicuramente ad unepoca diversa. Perch, Amelia cara, ai suoi tempi le indagini Istat non esistevano neppure, ai suoi tempi le cose si facevano con il cuore, non si elaboravano con intelligenze artificiali. E ora lei, approdata in questo tempo un po folle e in quella fase della vita in cui oramai i sentimenti non penetrano nella pelle ma scivolano addosso, come gocce di pioggia sul vetro appannato, pronta per leggere le righe che qualcuno le aveva destinato tanto tempo fa. Sono cresciuta vedendo la lettera buttata l, nellangolo di un cassetto dove mia madre teneva le sue cianfrusaglie: alcune foto sbiadite, un paio di guanti di velo nero, una bottiglietta di profumo a forma di ballerina. La prima volta che ho violato la sacralit della busta dovevo avere dodici o tredici anni. Gi allora mi aveva sfiorato la tentazione di appiccicare un francobollo e via..ma altri pensieri molto meno nobili avevano finito con il distogliermi dai miei alti propositi. In seguito era stato un pi pratico senso della realt a farmi desistere. Lindirizzo certo non era pi valido, lei sicuramente aveva una famiglia: dei figli, un marito; un marito che forse non aveva mai saputo di un lontano amore giovanile. Ecco il perch del tanto tempo trascorso, per in questi anni non ho mai dimenticato. Quella busta, quelle parole, scritte in una calligrafia fitta fitta e un po inclinata, dovevano arrivarle. E ora spero che possa finalmente leggerle e, a dispetto di ogni stupida indagine Istat, le trascrivo qui di seguito (non le spedisco la lettera originale per non privare mia madre dellunico ricordo rimastole di suo fratello).
Ospedale militare di Conegliano Veneto
5 Aprile 1945 Amelia mia adorata, So che non dovrei scriverti, mi hai detto di non farlo. Eppure, per quanto chieda al mio cuore di tacere, per quanto tema di non avere in cambio che silenzio, terribile silenzio, sono qui a parlarti, ad esprimerti quel mio amore che non ne vuole sapere di spegnersi come la tremula fiammella di una candela ormai consumata. Il mio amore il fuoco vivo che illumina e riscalda lanima. Non ti so descrivere la gioia quando ho ricevuto la tua lettera, n riesco a esprimere la trepidazione con la quale ho strappato la busta, la tenerezza che ho provato nel vedere i caratteri che le tue mani hanno tracciato per me. Come mi batteva il cuore mentre tenevo tra le mani quel foglio che, TU, hai tenuto tra le mani, sul quale, TU, hai respirato. Ah, Amelia! Sono stati momenti di felicit; tutte le pi dolci aspettative, i pi cari pensieri in un attimo mi hanno travolto; speravo il Paradiso ed inveceeccomi scaraventato nel buio abisso dellInferno. Mi dici che non vuoi pi vedermi; qualcuno ti ha riferito storie insensate. S, vero, qui ho conosciuto uninfermiera, una brava ragazza, c simpatia tra noi e confesso che, nei momenti in cui la mia fronte scotta e i brividi della febbre fanno tremare il mio corpo come una foglia scossa dalla furia del vento, sentire una persona vicino mi d conforto; ma nulla di pi. Quando sar guarito, quando questa maledetta guerra sar finita, solo da te che voglio ritornare. E il tuo volto pallido che voglio rivedere; la tua voce armoniosa che voglio riascoltare; sono i tuoi baci ardenti e le tue carezze appassionate che voglio sentire di nuovo sulla mia pelle; la tenerezza con la quale mi proteggevi e mi difendevi dal mondo che voglio ritrovare. Non udire pi nulla di te, ignorare che vivi, scacciarti dai miei pensieri non mi possibile; mi chiedi troppo. Sento che tu, oramai preda del sospetto, dubiterai della sincerit dei miei sentimenti ma ora, in questo pomeriggio grigio, disteso sul mio letto di sofferenza, cosa potrei mai fare perch il mio amore arrivi a te? Non ho a disposizione che parole e le parole sono ben povere cose; attraverso questo foglio, questi segni neri e uguali riuscir mai a trasmetterti un palpito damore? Perch io ti amo e non permetter a nessuno di strapparti a me; non sar una calunnia malvagia, n unassurda guerra a separarci. Amelia, Amelia dolce, ti voglio ritrovare. Sono e sar per sempre tuo. Ettore.
Mio zio, Ettore Pausini, mor il 6 Aprile 1945 allet di venticinque anni. La saluto con affetto. L.S.
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