Pubblicato il 04/06/2010 12:00:00
In questa raccolta di poesie della Cabras, ho trovato testi densi di dolore e per questo rilucenti una particolare grazia poetica. V il pulsare di una sofferenza, il tentativo di elaborare il lutto con la scrittura: la partenza definitiva, nella morte, delle persone pi care, un dolore che taglia e divide lesistenza in due met, la speranza che un filo di continuit rimanga tra esse. Varie e significative immagini si rincorrono nel riuscito intento di dare voce allo scoramento, mi ha colpito la figura della notte che entra dappertutto [] / tra le coperte / nel tuo viso cavo / nelle mie viscere / [] / si tuffata anche nella minestra / inghiottita a fatica / tra il muro triste e la tovaglia a fiori (pagina 27). Ma per il ricordo di coloro che ci lasciano, per custodire lesistenza nella continuit del tempo, che ci si ostina nel tentativo di dare un senso a quel qualcosa di completamente assurdo: Quellostinato voler dare un senso / a ci che morto / che penetra e piaga / che si fa parola / nellattimo stesso / in cui di lei, di me / scrivo. La parola scritta sopperisce allassenza di voce di chi rimane senza fiato sullabisso del non senso, la scrittura avviene come una necessit, pezza da stringere tra i denti al culmine di un dolore insopportabile: Se scrivo perch / non ho pace / e tremo di guerra // scrivo perch / non ho voce / ma solo mani nodose / come quelle di mia madre / e una penna che corre sul foglio // [].
Gi nellesergo dellautrice, In memoriam (Era come un nuraghe mia madre quando aveva paura del vento. / Si nascondeva nel cono dei suoi avi e pregava con il rosario in mano. / []), la Cabras stabilisce il perimetro entro il quale si svolge la sua esperienza personalissima di sofferenza, nel focolare domestico, nel territorio sardo, nelladerenza alla potenza atavica di una fede personalissima. Sono significative e azzeccate le due poesie in sardo che lautrice riporta a pagina 13 e a pagina 36, con tanto di traduzione italiana. La scrittura in dialetto avviene proprio in corrispondenza di momenti particolarmente dolorosi, Dolcezza amara / che mi sfiori / [] / Sono rimasta sola. / Il mio sussulto ha il passo del sopravvissuto, la prima, e Ho sputato lurlo / sulle ceneri di mio padre / ho sputato dolore al dolore / [] / Dentro la mia crepa / ho conficcato calcina e fiori, la seconda. Il canto poetico espresso in dialetto sardo risuona come un canto tribale, la necessit di spogliarsi, liberandosi di sovrastrutture, di intelligenze, di pacati e non pi adatti ragionamenti, e scandagliare la terra del dolore a piedi nudi, a libero canto, raccogliendo la vita fino a quel momento e ripartire, sciogliendo quellurlo nel petto, per decenza troppo trattenuto, ormai assolutamente necessario al riavvio.
Tutto ci che esiste / pu non essere pi // [] (pagina 15), questa la terribile sottaciuta verit della nostra esistenza, il fatto che ci che per anni stato il cerchio, pi o meno ampio, della nostra esperienza, pu restringersi, talvolta in un attimo, collassando in un punto, scomparire, lasciandoci in un altrove ignoto, dove, per istinto di sopravvivenza sar rigenerato un nuovo perimetro vitale, a sua volta destinato al collasso, fino alla nostra definitiva dipartita.
In questa casa / nessuno / muove lombra dellaria / solo io, / di me il corpo // Sulla sedia / lenzuola riposte / in pieghe di rimembranza (pagina 16), nuovi paradigmi esistenziali andranno elaborati, nuove dinamiche, che possano far riemergere dalla staticit dellassenza definitiva, chi discretamente muoveva laria intorno a noi, riempiendo quegli spazi nostri vitali cos profondamente che solo nellassenza ci se ne pu pienamente rendere conto. Cos evidente come lo spegnersi di una luce nelloscurit.
Alcuni riti sono per necessari per riemergere dal mare denso del dolore, portare lo sguardo verso chi ancora si muove, vivo, intorno a noi, e magari condivide il nostro dolore in vario modo, o per averlo gi provato o per la vicinanza manifestata: [] Il dolore non mai solo nostro (pagina 17).
Tutto questo espresso in poesie musicalmente rifinite che non restano circoscritte in un ambito puramente soggettivo o diaristico, sono canti, lamenti o urla, testi di ampio respiro, universalmente riconoscibili nellesperienza di ognuno: arte poetica.
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