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Il correttore di destini

Romanzo

Ferdinando Albertazzi
Salani Editore

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 22/06/2010 12:00:00

Uno spietato serial killer, un commissario col suo giovane amico, la fiera del libro per ragazzi di Bologna e tutto il mondo letterario fatto di agenti, editori ed illustratori sono gli ingredienti di questo simpatico thriller per ragazzi. Qualcuno ha scritto un libro che può cambiare il destino di tutti i giovani, a questo libro però ha posto una premessa cui però gli editori, avidi di pubblicare il libro perché hanno fiutato gli incassi che ne potrebbero trarre, non vogliono dar spazio. L’autore del libro in questione, certo della sua missione e forte del messaggio profetico che ha posto nella suddetta premessa, non accetta compromessi e si fa giustizia da solo in un gioco a rimpiattino con la Polizia bolognese e con il commissario giunto da Torino per visitare la Fiera. Nella narrazione non mancano momenti mozzafiato ed indizi disseminati qua e là dall’efferato assassino, piccoli rompicapo che tutti i serial killer creano per essere certi che l’attenzione di stampa ed inquirenti sia centrata su di loro. Il racconto scorre in un soffio, avvincente come deve essere un thriller, con parti legate allo svolgersi della vicenda ed interessanti sguardi sulla mente dell’assasino. La vita della Questura è raccontata con avvincente realismo e mostra i poliziotti col loro volto umano prima che di tutori della legge. L’intreccio cattura il lettore, il finale giunge a ridosso di un bel colpo di scena anche se mi è sembrato un po’ troppo semplicistico, quasi che l’assassino preso dal suo gioco si sia lasciato catturare, ma questa è una mia impressione. La narrazione è svolta tenacemente, con un andare semplice ed interessante per cui qualche ingenuità si può perdonare, il romanzo è adatto ai lettori più giovani. Siccome io amo i libri che contengono delle illustrazioni, vezzo che mi è rimasto dall’infanzia, sottolineo le belle mappe della città di Bologna che punteggiano qua e là le pagine.
Interessante è lo spunto dell’autore sul fatto che spesso chi scrive un libro si sente così orgoglioso di ciò che ha scritto, trovando la sua opera come la migliore immaginabile, non dico che sarebbe pronto ad uccidere, ma tenta caparbiamente di difenderla contro tutto e tutti, sino a diventare insensibile alle critiche e ad odiare chi vuole correggere anche in buona fede l’opera. Immagino le minacce che editor, agenti e case editrici subiscono quando si vedono costretti, per palesi motivi, a rifiutare un manoscritto.

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