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Pubblicato il 24/04/2017 08:33:21
Amore, cosa chiamo con questo nome io non sono più certo di sapere. Se ricerco nel fondo ove s'immerse il tuo quieto naufragio, fra i denti degli squali, di quelle sabbie gelosi, presto riemerge il mio pensiero nudo al visibile giorno, con le braccia ferite e qualche filo d'alga sul corpo, o i ciechi segni d'una medusa. Ma a sera, se col passo delle fiere che convengono caute presso lo stagno, fra gli azzurri veleni che mesce il cielo, in me come a tremante vetro s'affacciano le antiche colpe, o errori, o la presente solitudine, oh allora, come sei tu stranamente viva sulle mie labbra, e che stupiti altari la mia voce odono che si scolpa nelle tenebre a mia insaputa: O amore, tu sapessi… (da La luna dei Borboni, 1952)
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