Un tempo quando si parlava dellacqua si diceva come di un dono di Dio, e nelle civilt antiche alle acque presiedevano ninfe e dei, esprimendo con ci stesso un sentimento di rispetto, unidea di non possesso esclusivo, e di offesa alla divinit in caso di violazione della sua personalit.
Insomma, lacqua era unesistenza sacra.
Ecco, dovremmo proiettare sullacqua un altro sguardo pensando che anche lacqua ha unanima.
Dovremmo tornare a ripetere, a noi stessi e agli altri, che lacqua ha unanima.
Dovremmo formulare leggi a salvaguardia dellacqua/anima.
Potrebbe sembrare lidea fantasiosa di un incorreggibile sognatore, mentre invece questo sentimento promana dalla fisionomia stessa di questa forma fluens, di fronte alla quale siamo presi da un cumulo di emozioni che definiamo meraviglia.
Meraviglia il mare che si offre come un frammento delluniverso: terra e cielo, riflesso del sole e delle stelle, movimento e profondit, respiro, suoni, colori, entro i quali naufraghiamo come in una vertigine religiosa.
Meraviglia sono le acque sotterranee e di superficie, i fiumi, che pi si apparentano al corso della vita delluomo:dal torrente/giovinezza, impeto e distruzione, alla scorrere pianeggiante/maturit, fecondo e costruttivo, sino alla foce/vecchiaia/morte, a ricongiungersi, direbbe Omero, al grande padre Oceno.
E lemozione del vedere raffigurato tratto tratto il nostro destino in una maestosa sostanza che racchiude lorigine della vita.
Tutto questo percepiva San Francesco in quella dichiarazione damore che il Cantico delle Creature.
Sono propriamente umani gli aggettivi che usa per raffigurare lacqua:oltre che utile, essa humile et pretiosa et casta.
Come una donna di incomparabile virt: preziosa, al di sopra, cio, di ogni misura di valore; umile, duttile e devota, pronta a donarsi a chi la richiede, ma pur sempre casta, limpida, pura, inviolabile, e che d purezza fisica e spirituale.
In questacqua, secondo Francesco, dovremmo specchiarci, materia e simbolo di purificazione, o nel Purgatorio di Dante, dove lacqua assurge a metafora di via della liberazione e di riconquistata armonia tra luomo e la natura.
Ma siamo cos rimpiccioliti, cos culturalmente annichiliti, che lacqua, almeno nelle nostre citt, la doccia, un prodotto come un altro, come il bagnoschiuma o lo shampoo, e niente pi.
Ben venga la doccia, si capisce, e sia benedetta, rispetto alla diffusa sporcizia dei secoli scorsi.
Ci che inquieta, a parte labuso maniacale e lo spreco, che la multiformit dellacqua labbiamo racchiusa nellottuso contenitore del consumo, e cos ce la raffiguriamo.
A dare respiro e libert alla nostra intelligenza, dovremmo far riemergere quel sentimento che ci fa amici e complici della natura:
Se lacqua sporca, noi siamo sporchi,
se lacqua inquinata, noi siamo inquinati,
se lacqua e il mare sono cloca di discariche, noi siamo cloca,
se il mare che bagna le nostre coste, disseminato di cadaveri,
noi siamo morti dentro.
Dobbiamo riconvertire il nostro modo di percepire il mondo,agire accompagnandoci alla parola sorella, quella che Francesco usa per definira lacqua:terapia e conforto, refrigerio e ricreazione, benevola in ogni circostanza, pronta alla carezza rigeneratrice, ma anche implacabile nel richiamare lattenzione dellumanit scapestrata.
Oggi che la violazione globale e sistematica e quasi del tutto impunita, sono relativamente pochi posti alla difesa attiva, una minoranza che si oppone alla gigantesca espropriazione e privatizzazione da parte di chi ha lunico scopo, crepi pure il pianeta, di perpetuare dominio e ricchezza.
Rendere lacqua, le acque, il mare, possesso abusivo, businiss, non solo un arricchimento illecito, anche un mettere nelle mani di una cultura distruttiva, la nostra storia, la nostra sensibilit.
Io voglio continuare a contemplare lacqua, a immaginarmela come un luogo di poesia, con le sue pause e i suoi ritmi musicali, con i suoi silenzi misteriosi, lacqua e la bellezza dei paesaggi, lacqua che trama i pensieri delluomo, lacqua dei nostri sogni, le sorgenti e i pozzi, le fontane e gli acquedotti, stupefacente rete di conservazione e distribuzione millenaria dellacqua, frutto della fatica e dellingegno di innumerevoli generazioni.
Se dentro di noi facessimo crescere anche questo valore dellacqua, ritroveremmo limmagine della sua divinit , e non sarebbe retrivo soffermarsi a pregare al suo cospetto.
Mentre invece ci fanno fare la guerra per lacqua, e nel suo nome ci fanno imprecare.
O ci fanno sentire colpevoli, o ci sentiamo propriamente colpevoli, leggendo questa inquietante poesia di T.S.Eliot del 1922, profetica per i tanti migranti morti per acqua:
Flebas il fenicio, morto da quindici gioni,
dimentic il grido dei gabbiani, e il gorgo profondo del mare
e il guadagno e la perdita.
Una corrente sottomarina
spolp le sue ossa in sussurri.Mentre affiorava e affondava
attravers gli stadi della maturit e della giovinezza
sprofondando nel vortice.
Gentile o Giudeo
o tu che volgi la ruota e guardi nella direzione del vento
pensa a Flebas che un tempo era bello, e alto, al pari di te.
NICOLA LO BIANCO
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