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Nero sonetto solubile

Saggio

Valerio Magrelli (Biografia)
Editori Laterza

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 05/11/2010 12:00:00

Ovvero: Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire.

Qualunque opera letteraria non rappresenta un mondo a sé stante ma fa parte di un organismo ben più complesso e ramificato, una sorta di grande foresta in cui ogni scritto appare talvolta albero, talaltra cespuglio o piccolo arbusto. Alcune di queste opere, così come i vegetali, si riproducono, oppure come rampicanti strisciando ed allungandosi riescono a trovare nuovi terreni su cui prosperare a far sbocciare, inattesi i loro fiori. Questo è il caso di un bellissimo sonetto di Baudelaire, Recueillement, Raccoglimento, in cui il dolore viene invocato, quale graziosa compagna, in quanto dolore, Douleur, in francese è femminile, mentre in italiano si è dovuti ricorrere a “pena” per tenere il genere nella traduzione. Così la prima quartina:

Sois sage, ô ma Douleur, et tiens-toi plus tranquille.
Tu réclamais le Soir ; il descend ; le voici :
Une atmosphère obscure enveloppe la ville,
Aux uns portant la paix, aux autres le souci.


diventa in italiano nella traduzione di Valerio Magrelli:

Fa la brava, o mia Pena, e sta’ più tranquilla.
Tu invocavi la Sera; essa scende; eccola.
Un’atmosfera oscura avvolge la città,
Agli uni portando pace, agli altri affanno.


Ed è proprio questo bellissima prima quartina a far scattare la ricerca di Magrelli, essa è infatti stata inviata via sms dall’attrice Marie Trintignant alla madre prima di essere uccisa. Come mai proprio le parole di questo sonetto in un momento tanto drammatico, si è chiesto il professor Magrelli. Ma quale sorpresa nello scoprire che il sonetto di Baudelaire, di tanto in tanto affiora tra le pagine di altri libri. L’autore del libro approfitta di dieci citazioni di Recueillement per fare un viaggio all’interno dell’opera di dieci autori e attraverso di essi riesce a mostrare i lati più insondabili del sonetto e dell’autore dello stesso. Appare chiaro che una invocazione al dolore così forte, così densa di significati, e il successivo svolgersi del sonetto, hanno segnato nel profondo le menti degli scrittori, e sicuramente dei lettori. Assistiamo così, tra le pagine di questo volume, al dissolversi del sonetto nelle acque della letteratura, ma senza sparire, lasciando affiorare qua e là qualcuna delle sue caratteristiche, sia sintattiche e musicali sia di significato. L’essere un sonetto quasi esemplare per la letteratura francese porta Recueillement ad avere una grande visibilità, ecco perché Perec lo include tra le opere lipogrammate nel lascito di Anton Vokal, per avvalorare la sua tesi di quanto una scomparsa incida profondamente su tutto l’esistente. Ed è un po’ per lo stesso motivo per cui anche Prévost lo riscrive, in questo caso però cambiandone la metrica. Ma questi sono i due casi in cui il sonetto viene rimaneggiato, riscritto, modificato nella sua forma, e ciò sottolinea la sua forza vitale, dimostrando che la forma in cui è stato scritto è quella perfetta, forse irraggiungibile, e quel sonetto, per rendere ciò che Baudelaire voleva rappresentare doveva essere scritto proprio così.
Poi Magrelli esamina i casi in cui le parole di Baudelaire ritornano pensiero e si insinuano nelle menti degli autori che, volontariamente o meno, permettono al pensiero di Recueillement di affiorare nelle loro opere. Ed è forse perché è tanto ideale di perfezione, o forse perché l’invocazione iniziale è così accorata da risultare quasi paradigmatica, che nel momento in cui si pensa al dolore, lo si chiama quasi per nome e gli si chiede di essere saggio, di fare il bravo (douleur, come dicevo, è femminile per la lingua francese al contrario che in italiano). Talvolta appare un’operazione cosciente, quasi una velata citazione, fatta dando per scontato che chiunque possa capire, tanto il sonetto è famoso, per cui basta una parola a rievocarlo, come quando si canticchia tra i denti una melodia nota e subito agli orecchi degli astanti si dispiegano i quasi cento strumenti di un’orchestra. In altri casi la contaminazione baudelairiana sembra apparire più nel pensiero di uno scrittore, come nel caso di Nabokov, per poi balenare tra le sillabe di poche parole, il sonetto si disgrega nella sua forma originaria ma traspare quasi in filigrana in un passaggio, salvo poi irradiare la sua magica luce su tutta l’opera che lo ospita.

Magrelli conduce in un affascinante viaggio nel profondo del sonetto di Baudelaire, e di un bel pezzo di letteratura del Novecento, facendo fare scoperte che lasciano il lettore a bocca aperta ed insinuano un dubbio ogni volta che si apre un libro, pare che dopo aver letto questo Nero sonetto solubile al lettore si sviluppi una sorta di senso in più, quello che cerca tracce di Recueillement in ogni libro che legge. Non è questo un segno della vitalità del sonetto di Baudelaire, e della sua capacità di continuare a vivere e brillare nella mente di ciascuno? Così come ha influenzato dieci autori, continua ad influenzare il lettore, e forse riapparirà. L’autore accompagna chi legge in questo interessante viaggio con linguaggio esperto ma dotato di grande chiarezza ed a tratti di semplicità, rendendo la lettura assai gradevole e di facile comprensione anche se talvolta affronta aspetti tecnici. In alcuni casi il sonetto appare fulgido nella sua essenza, in altri appare rarefatto o appena accennato e, in un caso, la sua apparizione sembra più frutto di una serie di supposizioni che ad una effettiva presenza, ma siccome siamo nel campo letterario e non della matematica non ci si attende una prova scientifica, ed in ogni caso il piacere della lettura è così sopraffino che se alla fine del capitolo le prove raccolte sono esigue non si rimane certo delusi.



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