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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il confine invisibile

Narrativa

Alfio Cataldo Di Battista
AndreaOppureEditore

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 26/11/2010 12:00:00

Un uomo e una donna si incontrano dopo dieci anni senza avere notizie l’uno dell’altra, sebbene siano stati legati sentimentalmente per un certo periodo. Lei è fotoreporter e quindi è rimasta a lungo lontana da casa, lui lavora come tecnico alla Record Music ed è qui che lo raggiunge, improvvisa, e raccolta grazie ad un contrattempo, la chiamata di lei, appena tornata da un lungo reportage di guerra. Decidono di incontrarsi la sera, e resteranno insieme tutta la notte, sino al mattino successivo, questo è l’arco temporale coperto dal libro: una lunga notte, di buio, di freddo e di parole, soprattutto queste a costruire abilmente, come in un puzzle tridimensionale, le vite dei due, che per tutta la narrazione restano senza nome, archetipi di tanti lui e tante lei dei nostri tempi. Entrambi hanno cose da dire, che tenevano in serbo da tempo per cercare di stupire – o ferire – l’altro ed entrambi hanno un lato sopito, appena presentito, che non vorrebbero mai rivelare. E poi c’è il motivo dell’incontro dopo così tanto tempo. Ebbene tutti questi elementi si inanellano uno dopo l’altro creando un affresco della nostra società, dei mali che l’affliggono e quella strisciante difficoltà del vivere che spesso affiora da parole, situazioni, sguardi, affresco davvero notevole in quanto a profondità e precisione dell’autore nel mettere a nudo i pensieri più reconditi delle persone. Il passato dei due viene pian piano alla luce, le difficoltà del loro rapporto, il perché sia durato, o come sia finito, come sono trascorse le loro vite, tutto questo viene costruito con passione e tenacia dall’autore, lungo le pagine del libro, la cui cifra principale è proprio l’assoluto realismo, sebbene narrato con un linguaggio personale ed originale, facendo largo uso di immagini, anche poetiche, costruendo gli scenari con sensazioni modellate, o rendendo visibili i moti interiori che increspano il racconto, sino a creare correnti ragguardevoli. L’equilibrio oscilla continuamente tra i due, chi è vittima chi carnefice, chi subisce o chi attacca, e l’epilogo, preciso, accattivante ancorché geniale, in qualche modo risolve la situazione, mette in chiaro chi ha detto il vero e chi ha giocato a rimpiattino con l’altro; ma è un finale – oserei dire -“aperto”, ognuno ne può trarre una sorta di morale, o un chiarimento su come sono le vite dei protagonisti, ma un filo di dubbio resta comunque a serpeggiare, forse non è esattamente così, si ripete il lettore, mentre legge e riflette e quando ha già terminato il libro e continua a riflettere. Già, perché questo è un libro che fa riflettere, i protagonisti, o la voce narrante, propongono argomenti profondi, impressionanti, abissi e vette, dandone una lettura, spesso inusitata o imprevista, ma comunque che trascinano il lettore, può essere la guerra, così come i rapporti madre figlio, o la mancanza di genitori, o il mentirsi all’interno di una coppia. L’autore costruisce i personaggi Lui e Lei, partendo dai loro pensieri, dalle loro emozioni od esperienze, e lo fa in maniera mirabile, concreta, una scrittura priva di fronzoli, orpelli o facili scorciatoie, forte, tesse una trama che si fa sempre più fitta, sulla quale si intravedono i le sagome dei personaggi riempirsi e caricarsi di tratti via via sempre più marcati, e nei quali ognuno può leggere quelli che sono tipici del mondo contemporaneo: le sue contraddizioni, la vacuità dei rapporti, l’andare alla deriva per non voler guardare indietro e trovarvi una spiegazione. Le frasi che compongono questo bel romanzo sono dense – come già accennato – si ha la sensazione di una notevole ricchezza, perché l’autore riesce ad inanellare e collegare fra loro metafore, rende le cose impalpabili visibili, mette davanti ai protagonisti i loro sentimenti facendoli diventare tangibili, è questa una peculiarità di questo romanzo. Il linguaggio, metaforico, o realistico, ma sempre legato ad una sua materialità tutta particolare, come “un ingorgo di emozioni che stritolano la sua anima già provata”, sono sensazioni, ma sono rese quasi palpabili e addirittura visibili dalla penna dell’autore. Il romanzo srotola così le sue 109 pagine dense, grondanti sentimenti e situazioni, attorno al volgere di una notte, catturando il lettore con un linguaggio estremamente originale e ben curato, mai lezioso o ad effetto, con effetti simili al linguaggio poetico, con frasi molto belle e ben costruite, la cui lettura è assai gradevole ed avvincente, senza sfiorare mai la banalità, anzi tenendosene ben alla larga veleggiando felice nel mare dell’originalità. Anche la veste editoriale è scarna ma con una sua eleganza, il racconto non è suddiviso in capitoli e fluisce come un racconto ininterrotto che rende l’impressione di aver osservato dal vivo un uomo e una donna immersi in una fredda notte, riuscendo a ricordare tutte le sensazioni, è come se oltre a ciò che li si è sentiti dire, dentro le parole siano rimasti imprigionati odori, sapori, rumori e movimenti del viso che rendono un quadro preciso di ciò che è accaduto nei cuori – e nelle menti – dei due. Gli unici nei lungo la lettura sono qualche minimo refuso lasciato qua e là, resta dalla lettura, intatta, la bravura dell’autore cui vanno i miei sentiti complimenti per questo bel romanzo, intenso, intelligente ed originale, il mio grazie ad Alfio Cataldo Di Battista per la bella lettura.

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