Pubblicato il 28/01/2011 12:00:00
Zugunruhe un termine tedesco che indica, letteralmente, unansia di movimento, unirrequietudine che coglie gli animali migratori, e soprattutto gli uccelli quando la stagione li chiama a partire e qualcosa lo impedisce. [], cos si legge nella bella prefazione di Franca Mancinelli che accompagna lesordio di Marco Aragno, nato a Villaricca (NA) nel 1986. Ventiquattro anni alluscita del libro, giovane ma, a mio avviso, rivela gi unimportante e matura capacit espressiva e comunicativa del mondo interiore e personale attraverso la scrittura in versi. La raccolta si sviluppa, chiaramente, tra la poesia iniziale e finale, con decisa capacit lessicale, esse appaiono come lavvio e lepilogo di unampia poesia che si distende sulle cinquanta pagine del libro e dal cui centro scaturisce la posata ricchezza delle composizioni metriche di Aragno; o, se vogliamo, sono le due facce di una medaglia doro, il cui spessore il peso, e quindi il valore, della medaglia stessa. Ecco la poesia iniziale:
Mi riempie allo stesso modo quel gesto che ti fa chiara come le fontane quando trasali nel vano della stanza al suono della mia voce. Ma ora non so dietro quale sonno mi starai ad aspettare, se il grido che lanciavo ha scampato gli anni sino alle porte di questo mattino. So solo che dalle persiane rompono i primi picchi del giorno e tu mi sei ancora accanto tu che non ti svegli, dormi in silenzio dentro quella notte che non conosco.
e la finale:
Ora che calma tutta laria intorno e un fremito lontano, come un mare, mi sveglia fuori dalla mente linizio camminare questa terra questo mucchio di radici strappate. Lunica certezza sar saperti rifiorire improvvisa da una zolla come una rosa, unimpronta di luce in cui ritrovarci per sempre.
Unaria di tristezza pervade le stanze di questi innocenti canti in versi di Aragno, imperniati, a mio avviso, sul dolore interiore generato da un evento, forse da un lutto, mi auguro non veritiero ma inteso, in senso lato, come dilatazione di un vago e intimo sentore di abbandono e allontanamento, somigliante a quello della morte. Immaginaria o reale, visto che in un poeta male si riesce a distinguere limmaginazione dalla realt, lesperienza del distacco avvenuta o avvenibile, sempre in potenza realizzabile, il dolore iniziale delluomo, emergente dallinconscio, che forse ha origine nel mito della cacciata dal Paradiso, ma che in noi, uomini di ogni tempo, vibra come un presagio di morte, orrore e tristezza. Aragno vede un mondo che, seppur immerso nella desolazione, non importa se provocata da partenza, malattia o morte, trova nella speranza, sempre ultima a morire, una spinta verticale verso la gioia della vita, una nuova possibilit di partenza, un rifiorire improvviso da una zolla, Lunica certezza sar saperti / rifiorire improvvisa da una zolla / come una rosa, unimpronta di luce / in cui ritrovarci per sempre., la vita, e la sua continuit, alla fine ci che conta nelle nostre esistenze, il nostro anelito; si pu fuggire dalla cupezza dei giorni se un po di vento riporta la vita:
Ancora lentamente usciamo qui in questo mondo, usciamo dalle pale di un ventilatore, dal suo sbuffo quando tutto il sonno dellospedale raccoglie il suo silenzio nelle sedie verdi della sala dattesa. Ma troppo vaghe le mani, le porte non hanno maniglie e qualcuno fugge nel colore delle tende, nel rosso degli oleandri che saccende dal fondo dei corridoi, in penombra, se un po di vento riporta la vita.
(Pagina 40)
Infine i sogni sono il faro, la stella polare, lintima certezza di non essersi smarriti, ecco perch Qualche volta ritorno per capire / come guardavo il mondo / se fossero mai veri / i sogni detti ai piedi delle scale. // [] (pagina 19). Ma chiss se sono veri i sogni e i desideri pi intimi che nascono e crescono inspiegabilmente in noi, in ognuno uguali ma totalmente diversi. E forse gli antichi luoghi che sono stati i nostri ripari, nei tempi della spensierata epoca fanciullesca, oggi non lo sono pi, anche se intorno ci che era sembra rimasto uguale; dentro il poeta qualcosa cambiato, una mestizia serale affianca la sua anima nel luogo del suo riparo, dove vive i suoi affetti, ma proprio questi ultimi sono causa della riconfigurazione delle aspirazioni personali, in quanto essi, in qualche modo, destabilizzano, finch lo spirito capisce che i propri sogni devono necessariamente innestarsi in quelli degli altri:
Forse la casa non pi al riparo in questo tempo, anche se alla finestra ritrovo i corsi e le strade di sempre:
Giulia ha appena finito di suonare mi guarda dal divano, nel salone. In qualche pozza del cortile gi si riposa il rosa della sera. E gli ultimi passanti sallontanano.
(Pagina 20)
Ecco qui riportate soltanto alcune suggestioni rilevate nella lettura dei testi di Marco Aragno, che, chiaramente, non sono esaustive dell'architettura e della bellezza della sua scrittura; come sempre la poesia un fatto personale tra il lettore e il poeta, pertanto vi invito a confrontarvi, cari lettori, con Aragno. Infine, complimenti per il titolo, molto originale, e alleditore per lottima scelta grafica della copertina che riporta la riproduzione della suggestiva opera di Mauro Poretti, dal titolo Figure nella luce.
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