Così parlò Zoroastro dopo essere sceso dalla montagna
tutto è accaduto e accadrà ancora, Dio è morto
ma il suo fiato è nell’aria. L’uomo è in catene e il gregge
segue il pastore lungo la valle, però il riscatto
non è lontano. Chi ha scoperto il riso e amato la danza
può sperare di alzare lo sguardo, c’è una speranza
da inseguire. La scimmia più furba ha scritto la legge
e la più vile ha trasgredito, la civiltà è vicina all’infarto
e le bandiere brune marciano già nella campagna.
Il cuore dell’uomo è una cloaca e la guerra è alle porte
stavolta non vincerà il più forte o il più efferato
il tramonto è stato solo rimandato, a quando la fine?
C’è romanticismo, hai detto, in questa visione
sarà stato per puro caso, ma da questa incursione
nell’eterno ritorno, qualcosa è nato, un’emozione
e uno sguardo sul futuro. Ci sarà, se vuoi, la ragione
a trattenerti, ma non lo sai quale è il vero confine
tra il sempre uguale e la connessione col passato
che torna su sé stesso, conosci solo lo stato dell’arte.
La stella danzante immersa nel caos, questi siamo
se la via Lattea ci è oscurata, la materia pulsante
vive di trasformazioni, lente eppure visibili nel tempo.
Ci sarà già successo, ma se non ne siamo coscienti
è come se tutto fosse nuovo, la mente è vergine
se i pensieri nascono e muoiono all’istante. L’origine
è sconosciuta, siamo in equilibrio instabile, erranti
comete di polvere, gas e ghiaccio ma lo stampo
della libertà è nel corredo genetico. C’è l’idrante
per pulirci dal fango, un’onda di luce se ci perdiamo.
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