Dal 2019 nessuno poteva aspettarsi un sequel di Toy Story 4. Da un lato, si voleva chiudere un cerchio narrativo che fin da Toy Story 3 non aveva altro da aggiungere alle vicissitudini dei giocattoli animati creati da Pixar e dal leggendario John Lasseter, dall'altro, per la lunga attesa intercorsa fra il terzo e il quarto capitolo (9 anni) che faceva poco sperare un coinvolgimento totale del colosso di Burbank mentre era intenzionato a portare avanti il suo progetto di trasposizione in live action dei propri classici (Biancaneve, La Bella e La Bestia e l'annunciato Oceania sono esempi), o di portare avanti nuovi franchise di animazione (Frozen fra tutti)
Tuttavia, andando ad analizzare i rapporti aziendali che hanno portato, nel 2004, l'accordo di acquisizione di Pixar da parte della Disney voluto da Jobs (co-creatore ed investitore di Pixar) si evince la nascita di un rapporto "anomalo" all'interno della nuova divisione Pixar in Disney; l'anomalia consiste nell'aver portato a scontrarsi due tendenze: da parte degli studios, di voler sfruttare economicamente i propri franchise fino allo "spolpamento"; e, da parte degli autori originali di Toy Story (Lasseter e co.) a poter - nonostante la totale acquisizione del 2004 citata poc'anzi - decidere autonomamente tutti gli aspetti tematico-narrativi della continuity dei capitoli della saga del mondo dei giocattoli.
Questa "forzatura" di susseguirsi della linea narrativa di Toy Story è stata recepita dal pubblico già nell'attesa di Toy Story 4, dove le vicende di Woody e Buzz sembravano essersi chiuse perfettamente con Toy Story 3.
Il quinto capitolo, uscito nelle sale italiane il 18 giugno 2026, non ha fatto eccezione nel suscitare quel sentore di forced-continuity Disneyano privo però di un raccordo narrativo dal quarto capitolo.
L'indipendenza creativa di Pixar nel detenere nella storyline di Toy Story 5 è proprio manitestazione di quella apparente mancanza di raccordo dal capitolo precedente.
Invece, osservando profondamente le tematiche centrali dei vari capitoli, è nella riflessione ideologica e filosofica che gli autori di Toy Story hanno creato in parallelo con l'intreccio narrativo. Se assumiamo i seguenti binomi tematici di ciascun capitolo potremmo definire, tra le varie tematiche invitanti alla riflessione i seguenti:
Toy Story - Mercificazione e consumismo
Toy Story 2 - Sfruttamento e produzione in serie e identità
Toy Story 3 - Alienazione per il prodotto
Toy Story 4 - Umanità oggettivizzata
Tutto questo è ovviamente già frutto di una precisa analisi interpretativa stratificata. Se ammettiamo la condivisione di questi massimi sistemi che i film della saga portano avanti, è facile porre come questa "saga dei temi" sia divenuta centrale almeno da Toy Story 3, vale a dire da un già prima ipotetica chiusura del ciclo narrativo dei personaggi.
Toy Story 5 si pone fortemente come capitolo verticale, dove il topic diviene la riflessione circa l'utilizzo a scopo d'intrattenimento dei dispostivi informatici da parte di utenza di seconda infanzia e pre-adolescenziale.
La saga dei temi, in questo quinto capitolo, estremizza come i giocattoli (in quanto merce di consumo) siano divenuti il reale simulacro delle proprie emozioni. I giocattoli della protagonista Bonnie si confrontano con i dispositivi elettronici; i primi determinano la superficialità del rapporto dei secondi sul proprio padrone; ne è un palese esempio quando la cowgirl giocattolo Jessie si confronta con i dispositivi elettronici della ragazzina Blaze riguardo al concetto di giocare, elaborare l'immaginazione a discapito di un utilizzo più superficiale.
Quello che interessa in questo confronto è il cambiamento del punto di vista di Jessie verso i giocattoli elettronici: insieme possono creare completa offerta di "gioco" per le bambine che ne fanno uso. Da questo lieto fine confrontistico tra i giocattoli tradizionali e i "dispositivi" (richiamati sempre con disprezzo con questo termine durante la prima parte del film) ne escono male le figure umane.
Dall'apatia dei bambini che ignorano Bonnie, alla perenne disconessione dalla realtà di tutti i possessori dei dispositivi, passando per l'umanoide perennemente in call virtuali a parlare di puerilità fino alla rappresentazione della resa genitoriale al comprare il primo dispositivo informatico al proprio figlio nella speranza che l'uniformarsi al consumo massivo possa migliorare le proprie condizioni sociali - si fa rifemento alle scene in cui i genitori di Bonnie decidono di regalare alla propria figlia un tablet di tendenza per aiutarla a migliorare i suoi rapporti sociali.
Questa ipotesi di condizione umana negativa agl'occhi dei giocattoli diviene ancora più interpretativamente plausibile se si considera che il villain reale del film può essere identificato nelle sue amiche digitali di cui Bonnie sente il richiamo di omologazione, e che, quando la bambina si espone per la ricerca dei giocattoli, viene pubblicamente derisa e bullizzata nella community chat del tablet giocattolo Lilipad.
Invece di optare per una sterile e malriposta critica al mezzo (dispositivi informatici quali tablet, fotocamere digitali etc. etc.) Toy Story 5 decide di tenere vivo il possibile e problematico abuso dei dispositivi informatici (sopratutto quelli destinati all'uso ludico nei bambini) da parte degli umani (emblematica la scena in cui il tablet Lilipad decide di "sacrificarsi" quando capisce che il suo utilizzo non rende felice Bonnie).
La missione di Jessie, giocattolo fedele a Bonnie, è quella di salvarla dalle "false amiche" omologate al sistema Lilipad e di portarla verso la compagnia e l'amicizia di Blaze, una ragazza che condivide la sua fantasia.
I beni di consumo divengono dunque in Toy Story 5 i depositari del nostro bene e della nostra essenza, i guardiani della nostra identità consumistica. In un mondo al rovescio non sarebe difficile immaginare come alcuni giocattoli registi di film ideologici potessero creare dei film d'animazione sugli umani e le loro scelte.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Piero Passaro, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.