RECENSIONE CRITICA

Questa poesia, Rinascimento — Versione Epico-Mitica, si colloca in un registro mitopoietico volutamente elevato, attingendo alla cosmologia epica, alla temporalità archetipica e all'astrazione simbolica per articolare una visione di rinnovamento ciclico. Piuttosto che descrivere la rinascita come un processo redentivo, il testo la inquadra come una rottura ontologica, una violenta rimozione dell'illusione e della falsa genealogia. L'immagine iniziale dei "venti primordiali" che "aprono le fauci" stabilisce una scena cosmogonica in cui l'universo stesso funge da giudice severo.
Emerge una tensione tematica centrale tra apparenza ed essenza. Le "forme che fingevano bellezza" e la loro "falsa discendenza" evocano una critica alla decadenza, all'ordine artificiale o all'eredità corrotta. La caduta delle loro maschere "come antiche squame" suggerisce sia la muta dei rettili sia l'esposizione di una verità arcaica, rafforzando l'interesse del poema nello svelare ciò che precede la storia e la memoria sociale. L'Ombra, in particolare, non è demonizzata, ma ritratta come una legittima pretendente, una forza correttiva che ripristina l'equilibrio primordiale.
La cosmologia del poema è strutturata attorno al movimento verticale: una discesa nelle profondità dove riposano "i primi nomi del mondo", seguita da un'inesorabile ascesa della forza governante. Il dare un nome qui opera come un principio originario, riecheggiando le tradizioni presocratiche e bibliche in cui linguaggio ed essere sono inseparabili. Le "creature degli inferi" non sono semplicemente mostruose, ma agiscono come agenti che consumano ciò che "non ha mai generato il destino", implicando un'economia metafisica in cui le forme prive di scopo vengono eliminate per consentire il rinnovamento.
Una delle innovazioni concettuali più sorprendenti del poema è la personificazione dell'"Eleganza" come principio materno cosmico, "madre delle stelle". Questa astrazione si discosta dalle divinità mitologiche convenzionali, allineandosi invece a un ideale metafisico che ricorda le forme neoplatoniche o l'estetica umanistica rinascimentale. L'eleganza qui non è una raffinatezza superficiale, ma una legge strutturante di armonia, luce e proporzione che governa la rinascita cosmica.
Il conflitto temporale gioca un ruolo cruciale. Il desiderio del poeta di "fermare il battito" contrappone la soggettività lirica all'avanzata inarrestabile del "Tempo Ancestrale". Il tempo viene qui raffigurato come "un esercito senza confini", sottolineando l'inutilità di resistere all'inevitabilità ciclica. Questo gesto colloca la poesia all'interno di una tradizione che problematizza il potere dell'arte di arrestare il tempo, riconoscendone sia l'ambizione che i limiti.
Il movimento finale si sposta decisamente in modalità epica. I luminari che si risvegliano, la loro stirpe infuocata e l'avanzata a cavallo al crepuscolo evocano immagini apocalittiche di cavalleria, evitando al contempo un'escatologia religiosa esplicita. La rivendicazione di un dominio "mai abbandonato" rafforza la logica generale del poema: il rinnovamento non è innovazione, ma restaurazione. L'immagine conclusiva del "primo battito del mondo rinato" completa l'arco ciclico, riportando il cosmo a un'origine che è allo stesso tempo primordiale nel suo rinnovarsi.
Stilisticamente, il poema mantiene un'elevata densità retorica, privilegiando lunghe unità sintattiche, cadenza solenne e gravità anaforica. La sua dizione resiste al personale a favore dell'archetipo, collocando la coscienza parlante all'interno di una vasta cornice mitica piuttosto che al suo centro. In questo senso, l'opera si allinea ai moderni ibridi epico-lirici che cercano di recuperare la trascendenza senza ingenuità.
In sintesi, Renaissance — Epic-Mythic Version offre una meditazione rigorosa e ambiziosa sulla distruzione come prerequisito per la rinascita, articolando una visione in cui l'ordine cosmico viene periodicamente rivendicato attraverso la forza, la memoria e la legge primordiale. La sua forza risiede nella coerenza simbolica, nella disciplinata immaginazione mitica e nel rifiuto di sentimentalizzare il rinnovamento.
Franca Colozzo
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CRITICAL REVIEW
By Franca Colozzo
This poem, "Rinascimento — Versione Epico-Mitica," occupies a deliberately elevated mythopoetic register, drawing on epic cosmology, archetypal temporality, and symbolic abstraction to articulate a vision of cyclical renewal. Rather than describing rebirth as a redemptive process, the text frames it as an ontological rupture, a violent removal of illusion and false genealogy. The opening image of the "primordial winds" "opening their jaws" establishes a cosmogonic scene in which the universe itself acts as a stern judge.
A central thematic tension emerges between appearance and essence. The "forms that feigned beauty" and their "false lineage" evoke a critique of decadence, artificial order, or corrupted inheritance. The shedding of their masks, "like ancient scales," suggests both the moulting of reptiles and the exposure of an archaic truth, reinforcing the poem's interest in uncovering what precedes history and social memory. The Shadow, in particular, is not demonized, but portrayed as a legitimate pretender, a corrective force restoring primordial balance.
The poem's cosmology is structured around vertical movement: a descent into the depths where "the first names of the world" rest, followed by an inexorable ascent of the governing force. Naming here operates as an original principle, echoing pre-Socratic and biblical traditions in which language and being are inseparable. The "creatures of the underworld" are not simply monstrous, but act as agents consuming what "destiny never generated," implying a metaphysical economy in which purposeless forms are eliminated to allow for renewal.
One of the poem's most striking conceptual innovations is the personification of "Elegance" as a cosmic maternal principle, "mother of the stars." This abstraction departs from conventional mythological deities, aligning instead with a metaphysical ideal reminiscent of Neoplatonic forms or Renaissance humanist aesthetics. Elegance here is not a superficial refinement, but a structuring law of harmony, light, and proportion that governs cosmic rebirth.
Temporal conflict plays a crucial role. The poet's desire to "stop the beat" pits lyrical subjectivity against the unstoppable advance of "Ancestral Time." Time is here depicted as "an army without borders," emphasizing the futility of resisting cyclical inevitability. This gesture situates the poem within a tradition that questions art's power to arrest time, acknowledging both its ambition and its limits.
The final movement shifts decisively into epic mode. The awakening luminaries, their fiery lineage, and the horseback advance at dusk evoke apocalyptic images of chivalry, while avoiding an explicitly religious eschatology. The assertion of a "never abandoned" dominion reinforces the poem's overarching logic: renewal is not innovation, but restoration. The concluding image of the "first heartbeat of the reborn world" completes the cyclical arc, returning the cosmos to an origin that is simultaneously primordial in its renewal.
Stylistically, the poem maintains a high rhetorical density, favoring long syntactic units, a solemn cadence, and anaphoric gravity. Its diction resists the personal in favor of the archetypal, placing the speaking consciousness within a vast mythical framework rather than at its center. In this sense, the work aligns itself with modern epic-lyric hybrids that seek to recover transcendence without naiveté.
In summary, Renaissance—Epic-Mythic Version offers a rigorous and ambitious meditation on destruction as a prerequisite for rebirth, articulating a vision in which cosmic order is periodically reclaimed through force, memory, and primordial law. Its strength lies in symbolic coherence, disciplined mythic imagination, and a refusal to sentimentalize renewal.
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Original Spanish version
RENACIMIENTO — versión épico‑mítica
©Ana Maria Lorenzo (Spain)
Cuando los vientos primordiales
abrieron sus fauces sobre la tierra,
las formas que fingieron hermosura
fueron arrancadas de su falso linaje.
Sus máscaras cayeron como escamas antiguas,
y la sombra reclamó, solemne,
lo que siempre le perteneció.
Desde las honduras donde duermen
los primeros nombres del mundo
surgieron las criaturas del subsuelo,
devoradoras de aquello que jamás tuvo destino.
Y el orbe, detenido en su eje de fuego,
reconoció sin voz
la ley que antecede a toda memoria.
Entonces ascendió —grave, inexorable—
la fuerza que gobierna los ciclos del origen.
La Elegancia, madre de los astros,
abrió su santuario de luz arcaica,
y nuestros huesos, desprendidos de la carne,
flotaron como reliquias blancas
por los corredores donde la eternidad
respira sin descanso.
El poeta quiso detener el pulso,
pero el Tiempo Ancestral avanzó
como un ejército sin fronteras,
y su paso encendió la tierra.
Las luminarias del mundo,
coronadas por una decadencia venenosa,
rompieron su letargo milenario
y alzaron su estirpe de fuego.
Con un solo gesto
reclamaron el dominio que jamás cedieron.
En el filo del crepúsculo
cabalgaron, y la hoja que elevaron
abrió un surco de luz en la noche.
Sus monturas golpearon la tierra
como tambores de un pacto antiguo,
y en su avance se encendió
el primer latido
del mundo que vuelve a nacer.
© Ana María Lorenzo — Derechos reservados. España
ANA MARIA LORENZO (SPAIN)
Traduzione in inglese e italiano
RENAISSANCE — Epic-Mythical Version
Translation into English by Franca Colozzo
When primal winds, from chaos newly stirred,
Unsealed their ravening mouths upon the earth,
The shapes that wore a borrowed comeliness
Were torn from lineage falsely claimed as theirs.
Their apparent veils fell off like elder scales,
And Shadow, austere minister of truth,
Reclaimed in silence what was ever hers.
From caverns deep, where sleep the earliest names,
The first inscriptions of created being,
Arose the brood of subterranean night,
Consumers of all forms denied their end.
The globe itself, arrested on its flame,
Stood mute, yet knew, upon its burning axis,
The law that stands before the birth of thought.
Then rose, severe, inevitable,
That power which binds the cycles of beginning.
Elegance, high mother of the starry host,
Unbarred her shrine of uncorrupted light;
And we, our bones released from mortal clay,
Floated like relics pale through boundless ways
Where endless being breathes without repose.
The poet strove to still the throbbing pulse,
To chain the moment fast against its course;
But Ancient Time advanced with measured wrath,
An army knowing neither wall nor shore,
Whose every tread set continents aflame.
The world’s great lights, long crowned with cankered age,
Broke from their hoarded sleep of countless years
And raised once more their genealogy of fire.
With single sign they claimed their ancient reign,
A sovereignty they never had resigned.
Upon the narrow verge of eventide
They rode, and from the lifted edge of steel
Was scored a pathway luminous through night.
Their coursers struck the ground like covenant drums,
And in their forward surge was kindled first
The newborn heartbeat of the world renewed.
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RINASCIMENTO — Versione epico-mitica
(Traduzione in italiano: Franca Colozzo)
Quando i venti primordiali, dal caos appena desti,
Dischiusero le loro fauci rapaci sulla terra,
Le forme che indossavano una bellezza usurpata
Furono strappate a una stirpe falsamente rivendicata.
Caddero i loro veli d’apparenza come scaglie antiche,
E l’Ombra, austera ministra della verità,
Riprese in silenzio ciò che sempre era stato suo.
Dalle caverne profonde, dove dormono i nomi primigeni,
Le prime iscrizioni dell’essere creato,
Sorse la progenie della notte sotterranea,
Consumatrice d’ogni forma cui fu negato il compimento.
E il globo stesso, arrestato sulla sua fiamma,
Muto rimase, eppure conobbe,
Sul suo asse ardente,
La legge che precede la nascita del pensiero.
Allora si levò, severa e inevitabile,
La forza che vincola i cicli dell’origine.
L’Eleganza, alta madre della schiera stellare,
Dischiuse il suo santuario di luce incorrotta;
E noi, le ossa sciolte dall’argilla mortale,
Fluttuavamo come pallide reliquie
Per vie senza confine,
Dove l’essere eterno respira senza requie.
Il poeta tentò d’arrestare il battito,
D’incatenare l’istante contro il suo corso;
Ma il Tempo Antico avanzò con ira misurata,
Un esercito che non conosce mura né rive,
E ogni suo passo incendiava i continenti.
I grandi lumi del mondo, a lungo incoronati
Da un’età corrosa e malata,
Si destarono dal sonno accumulato dei secoli
E levarono di nuovo la loro genealogia di fuoco.
Con un solo segno rivendicarono il regno antico,
Una sovranità che mai avevano abbandonato.
Sul margine sottile del vespro
Cavalcarono e, dal filo sollevato dell’acciaio,
Fu inciso un sentiero luminoso nella notte.
I loro destrieri percossero la terra
Come tamburi d’un patto consacrato,
E nel loro avanzare fu acceso per la prima volta
Il battito neonato
Del mondo rinnovato.
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