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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Per ora non ancora tuttavia...

Racconti

Giorgio Mancinelli (Biografia)
ilmiolibro.it

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 29/03/2011 12:00:00

Per ora non ancora tuttavia in qualsiasi altro momento

Giorgio Mancinelli indossa il suo elegante completo in tweed dallaspetto puro British e ci snocciola il suo chilometrico titolo:
Per ora non ancora tuttavia in qualsiasi altro momento, cui aggiunge, dopo un attimo per riprendere fiato, racconti in giallo, in nero e rosa shocking, sottolineando con questultima tinta la vocazione anni settanta dellimpresa. E chi si accinge alla lettura di questo denso libro di racconti non pu fare a meno di imbattersi nella generosa dedica alle stelle del cinema che oserei definire classico: quello indimenticabile che viene trasmesso a ciclo continuo da tutti i canali televisivi in orari notturni. Dopo queste doverose presentazioni iniziali si parte di gran carriera con i racconti, densi, fitti, da leggere tutti dun fiato, che rapiscono, anzi prendono per mano, il lettore, con tutta la bonariet, lindulgenza e lautoironia che permeava i film cui lautore rende omaggio. Come dicevo, il Mancinelli sornione, col suo sorrisetto beffardo si cala nella brumosa atmosfera britannica, facendo parlare per s un misterioso George, che chiss chi sar se il nostro George brizzolato, coi baffi sul metro e novanta, clto e fine dicitore. Se il lettore non conosce Mancinelli legge di un personaggio inventato ai fini della narrazione, viceversa, qualche dubbio, in buona, buonissima, fede su chi si cela dietro George, se lo fa venire. Ma daltronde si sa, ogni autore scrive di s stesso, di un s stesso reale, immaginato, nascosto, o come sia, in ogni libro un tantino di autobiografia c. E poi che c di male nellimmaginarsi esperto darte, tombeur de femmes e bonne-vivant? Niente, aggiungo io, se costui ci incanta con inventiva simpatia nel narrarci di vecchi manieri, apparizioni misteriose a spasso di giardini, allinglese, a-va-sans-dire, o di spettrali stazioni deserte nella notte nebbiosa e piovigginosa. Devo dire che allinizio sono rimasto un po disorientato dalla cifra narrativa, da uno stile assai immediato, non piatto, attenzione, immediato, senza preamboli, che intreccia i dialoghi senza interruzione con le descrizioni, rendendo veloce la lettura, ma assai bisognosa di attenzione. Passati gli attimi iniziali di sconcerto ci si pu tuffare nella lettura dei simpatici racconti dai titoli in inglese, passando senza soluzione di continuit, come dice il titolo, dal giallo, al noir, al rosa, saltellando allegramente nei vezzi narrativi di certi racconti dambiente e soprattutto in certi film anni 40 e 50. Quante volte il simpatico George sembra un James Bond un po ingenuo, che battibecca con la bella di turno perch sospettata di essere una nemica, oppure lo immaginiamo mentre alza un sopracciglio di fronte allapparizione di quello che sembra proprio un fantasma, o ancora come non immaginarlo con la faccia sorniona, ma terrorizzata alla Cary Grant mentre sfreccia su di un piccolo bolide attraversando la campagna inglese con la lei di turno al volante. E cos via in un turbine di ricordi, rimandi, citazioni, intrecci di trame, che ricordano qualcosa ma sono tuttaltro, come il funambolico titolo. E a donare al tutto una simpatica luce dorata dagli iridescenti barbagli lironia che pervade lintera raccolta. I racconti sono tutti unici ed originali, le trame sono assai ben congegnate e il meccanismo ingenerato dalle parole dellautore funziona assai bene, ticchettando preciso, come quelle vecchie pendole che vengono inquadrate nei film solo a mezzanotte meno cinque, quando stanno per battere coi rintocchi il presagio di sciagura che aleggia dovunque nel film pardn nel racconto. Ma c del vero in questo piccolo gioco, i racconti appaiono come dei piccoli, deliziosi film, qualche volta un po leziosetti, ma senza infastidire, anzi con grande garbo e simpatia, cos come con grande tatto e simpatia procedono tutti i dodici racconti, con le loro caratteristiche comuni e con le loro originalit, con laria da vecchio film, o da ricordo rispolverato, comunque sempre scritti con affetto, come quando si racconta agli amici, un po per stupire, un po per tenere compagnia, sempre con la voglia di far stare bene, seriamente, ma cercando di strappare anche un sorriso.

Ed a volte proprio lironia a dare aria nuova a certi clich da vecchio film, un omaggio s, ma non un ricalco, una nuova visione, pi disincantata, con un certo spessore ma che non si autocelebra, riesce anche a ridere di s. Mi pare di vedermelo il sornione George mentre dice certe cose serio serio, ma in fondo sa che la seriet un po fuori posto e allora uno scintillo della pupilla denuncia che anche in un discorso serio o una dotta citazione sta il tranello, lo specchio segreto che mostra il lato ironico sotto il manto della seriet. E poi qua e l alcune autentiche perle di comicit alla Fumo di Londra, per dire ma s giochiamo agli inglesi ma non sbrachiamo del tutto al compassato modo British, e allora per un intero capitolo la zia Denise viene chiamata uncle al posto dellaunt che le spetterebbe per sesso, oppure se la vie, laddove un cest la vie sarebbe apparso troppo pretenzioso e chiuso la porta allironia.

Lautore nel corso dei racconti si abbandona a reminiscenze di film, libri, esposizioni darte, con dei dotti calembour o saporite citazioni, sempre calzanti a pennello; oppure il nostro George dice la sua sullaltra met del cielo, parla col senno dellesperienza di come le donne vivono, pensano, e, in generale, tendono a comportarsi, sebbene talvolta alcune affermazioni in s possano apparire un tantino qualunquistiche, non bisogna dimenticare in che contesto sono inserite, e che lo spavaldo donnaiolo George a parlare, e la sua esperienza gli detta probabilmente gli argomenti.

Un lavoro articolato, e simpatico, questo di Mancinelli, da leggere in un famigerato cottage nella campagna inglese, mentre fuori infuria un temporale e ci si tirano le coperte fin sotto gli occhi ma non si riesce a staccare lo sguardo dal libro, e ci si aspetta che la porta si spalanchi da un momento allaltro ed entri un fantasma oppure il caro buon vecchio George che ci dice che era tutto uno scherzo. O no?



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