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Un Posto tra le Macerie - A Seat among the Rubble

di Nasser Alshaikhahmed - Saudi Arabia 

Proposta di Franca Colozzo »

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Pubblicato il 03/09/2026 19:45:29

I chose this recent porm by the great poet Nasser Alshaikhahmed (Saudi Arabia) -"Un posto tra le macerie" - "A Seat Among the Rubble."
In Italian, "posto" retains the very interesting ambiguity of the English "seat": not just a physical place, but a position granted to something. In the line "nor leave fear / a seat among the rubble," fear almost becomes a presence to which the poet deliberately refuses to give residence.
Even "lieve di passi," "cammino lieve," and "come pioggia dolce" strive to maintain the particular lightness of movement that runs throughout the poem. The poet does not flee from the past dramatically: he gradually distances himself from it, removing its weight.
 
Nessuna descrizione della foto disponibile.Potrebbe essere un'immagine raffigurante l'Arno e crepuscolo
 
A Seat Among the Rubble
 
Across the path, light of foot,
I leave the past behind
like a coat heavier than the seasons,
and I walk alone, in search of peace.
 
I gaze upon the past from afar,
like one who passes by a house he once inhabited
he does not knock on the door,
nor summon faces from the mirrors of absence,
while upon his lips
settles something of words.
 
So longing does not stir my heart,
nor do songs draw my tears,
nor does my chest tremble
if an old name passes by in my thoughts
to awaken old reproach.
 
Night passes by my window,
calm like the whisper of a star.
It does not steal my dream,
nor tamper with what I have hidden of hopes,
nor leave fear
a seat among the rubble.
 
I push away sorrow
and walk toward the dawn,
as though I never knew regret.
I leave to the ancient paths
my ancient footsteps,
and I walk lightly,
as sweet rain passes
over the edges of the tents.
 
Longing no longer devours my hours,
nor does the eye search
for a wish that fell between distances in the dark.
Oh, if only I were that stranger
leaving my silence,
casting my past from my heart
like a leaf, weary of autumn,
lost in the crowd.
 
Then I would go on…
free from my shadow,
unhindered by the road,
untouched by longing,
to what remains of the wreckage.
Nasser
2-9-2026
 
 
***
Translation into Italian by Franca Colozzo
 
Attraverso il cammino, lieve di passi,
lascio il passato alle mie spalle,
come un mantello non logorato dalle stagioni,
e incedo solo in cerca della pace.
 
Guardo il passato da lontano,
come chi passa accanto alla casa che un tempo abitò;
non bussa alla porta,
né richiama volti dagli specchi dell’assenza,
mentre sulle sue labbra
si posa appena un grumo di parole.
 
Così la nostalgia non scuote il mio cuore,
né le canzoni mi strappano lacrime,
né il petto sussulta
se un antico nome attraversa i miei pensieri
per risvegliare antichi rimproveri.
 
La notte passa accanto alla mia finestra,
quieta come il sussurro di una stella.
Non ruba il mio sogno,
né manomette ciò che ho nascosto delle mie speranze,
né lascia alla paura
un posto tra le macerie.
 
Allontano il dolore
e cammino verso l’alba,
come se non avessi mai conosciuto il rimpianto.
Lascio agli antichi sentieri
le mie antiche orme,
e cammino lieve,
come pioggerellina che passa
sui lembi delle tende.
 
La nostalgia non divora più le mie ore,
né l’occhio cerca quel desiderio smarrito
fra una distanza e l’altra,
nel buio.
 
Oh, se soltanto potessi essere quello straniero
che lascia dietro sé il proprio silenzio,
e dal cuore getta via il passato
come una foglia stanca d’autunno,
presa dal vento,
perduta nella folla!
 
Allora continuerei il mio cammino…
libero da ombre,
senz'ostacoli sulla via,
immune dalla nostalgia,
verso ciò che resta delle macerie.
 
Allora andrei...
 
Traduzione in italiano Franca Colozzo
3 settembre 2026
 
 
Analisi letteraria di “Un posto tra le macerie” di Nasser Alshaikhahmed
 
“Un posto tra le macerie” è una poesia misurata e profondamente contemplativa sulla memoria, la perdita, il distacco e l'ardua riscoperta della libertà interiore. Invece di presentare la guarigione come un trionfo improvviso, Nasser la descrive come un silenzioso viaggio che si allontana dalle rovine emotive del passato e si dirige verso l'incerta luce dell'alba.
Il titolo stesso introduce la metafora centrale della poesia: le macerie diventano il paesaggio di un mondo interiore ferito, mentre il “posto” rappresenta lo spazio che consapevolmente permettiamo alla paura, al rimpianto o alla speranza di occupare dentro di noi. Il poeta sceglie di non dare spazio alla paura tra le macerie, rivendicando il suo diritto di andare oltre ciò che è stato distrutto.
Il movimento è il ritmo di fondo della poesia. Camminare, passare, andarsene e continuare diventano metafore di trasformazione. La casa abbandonata, gli "specchi dell'assenza" e il "mantello più pesante delle stagioni" danno forma fisica alla memoria, suggerendo che il passato non viene semplicemente ricordato, ma portato come un fardello finché non si sceglie finalmente di lasciarlo andare.
Le ripetute negazioni della poesia rafforzano questa liberazione. La nostalgia non turba più il cuore, le canzoni non provocano più lacrime e l'occhio smette di cercare ciò che è andato perduto. Eppure, questa moderazione emotiva non si trasforma mai in vuoto. Attraverso immagini di stelle, pioggia, foglie autunnali, notte e alba, Nasser trasforma il dolore personale in un tranquillo ciclo naturale di fine e rinnovamento.
Particolarmente toccante è l'immagine della foglia stanca dell'autunno, che suggerisce che lasciar andare non è un atto di negazione, ma un'accettazione di ciò che ha raggiunto la sua stagione. Allo stesso modo, il riferimento finale a "ciò che resta del relitto" evita qualsiasi promessa semplicistica di ricostruzione. Il passato non può necessariamente essere ricostruito; la libertà risiede piuttosto nell'imparare a camminare tra i suoi resti senza permettere che essi definiscano il sé.
Dal punto di vista stilistico, la poesia trae la sua forza dal verso libero, dalla ripetizione, dal parallelismo, dalla negazione e da una metafora sottile, piuttosto che dalla rima formale. La sua semplicità è ingannevole: sotto il linguaggio accessibile si cela una sottile tensione tra memoria e identità. Il poeta desidera ardentemente diventare "quello straniero" che può abbandonare il proprio passato, eppure l'atto stesso di ricordare rivela che il passato rimane intessuto nella sua identità.
In definitiva, "A Seat Among the Rubble" è una poesia di silenziosa emancipazione. Non propugna l'oblio, ma la trascendenza; non la distruzione della memoria, ma la liberazione dal suo dominio. Il suo movimento finale verso le rovine rimaste suggerisce che la guarigione non riporta il mondo a com'era. Insegna al sé a continuare a camminare, più leggero, più libero, e non più governato dalla propria ombra.
 
*** LITERARY REVIEW in English by FRANCA COLOZZO
 
A Literary Appreciation of “A Seat Among the Rubble” by Nasser Alshaikhahmed
 
“A Seat Among the Rubble” is a restrained and deeply contemplative poem about memory, loss, detachment, and the arduous rediscovery of inner freedom. Rather than presenting healing as a sudden triumph, Nasser portrays it as a quiet journey away from the emotional ruins of the past and toward the uncertain light of dawn.
The title establishes the poem’s central metaphor: rubble becomes the landscape of a wounded inner world, while the “seat” represents the space we consciously allow fear, regret, or hope to occupy within us. The speaker chooses not to give fear a place among the ruins, asserting his right to move beyond what has been destroyed.
Movement is the poem’s underlying rhythm. To walk, pass, leave, and continue become metaphors for transformation. The abandoned house, the “mirrors of absence,” and the “coat heavier than the seasons” give memory physical form, suggesting that the past is not merely remembered but carried as a burden until one finally chooses to set it down.
The poem’s repeated negations reinforce this liberation. Longing no longer disturbs the heart, songs no longer provoke tears, and the eye ceases to search for what has been lost. Yet this emotional restraint never becomes emptiness. Through images of stars, rain, autumn leaves, night, and dawn, Nasser transforms personal grief into a quiet natural cycle of ending and renewal.
Particularly poignant is the image of the leaf weary of autumn, which suggests that letting go is not an act of denial but an acceptance of what has reached its season. Likewise, the final reference to “what remains of the wreckage” avoids any simplistic promise of restoration. The past cannot necessarily be rebuilt; freedom lies instead in learning to walk through its remains without allowing them to define the self.
Stylistically, the poem draws its strength from free verse, repetition, parallelism, negation, and understated metaphor rather than formal rhyme. Its simplicity is deceptive: beneath its accessible language lies a subtle tension between memory and identity. The speaker longs to become “that stranger” who can abandon his past, yet the very act of remembering reveals that the past remains woven into his identity.
Ultimately, “A Seat Among the Rubble” is a poem of quiet emancipation. It does not advocate forgetting, but transcendence; not the destruction of memory, but freedom from its dominion. Its final movement toward the remaining ruins suggests that healing does not restore the world to what it was. It teaches the self to keep walking, lighter, freer, and no longer governed by its shadow.
Franca Colozzo


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