Pubblicato il 19/05/2018 17:26:57
Invidia dellamore, odio dellinnocenza: formule dellanima (da Salvatore Quasimodo: Notizia di cronaca) DI FOGLIE PERENNI
Si affaccia alla ringhiera del balcone: Gherardo sta ritardando. Le lancette dellorologio segnano le due e gli odori della cucina svaporano. La motoretta della guardia forestale ha preso lerta e le macchine dei muratori sono sciamate come un nugolo di moscerini dal piazzale del ristorante. Gi da una buona mezzora. Finalmente la sagoma sbuca da oltre il muretto. Il viso allungato verso il basso, i capelli sono schiacciati sulle tempie. Sembra ignorare la madre che si sporge dalla ringhiera e aspetta che lui alzi lo sguardo Quando apre la porta e si introduce nel soggiorno compie gesti meccanici. Deposita il mazzo delle chiavi nella ciotola di ceramica e la cartella col registro su un ripiano della libreria. Pallido e trasognato. La madre rimane in cucina davanti ai fornelli abituata alle simultaneit delle cose. Quando lui mette i piedi sotto la tavola ha ancora lespressione immobile della strada deserta. Maria Adele affetta il pane sul tagliere. -E di casa!- gli dice, raccogliendo sulla lama del coltello le fettine sottili. Il figlio non risponde. Tiene lo sguardo concentrato sulle stoviglie. -Che c?- chiede la madre. Lui sospira. Non ha voglia di parlare. -Ti va lo spezzatino? Maria Adele riporta lattenzione sul pranzo. Lui annuisce col capo mentre versa nel bicchiere un po di acqua fresca. -Pelizzi si tolto la vita- dice improvviso in un soffio. Maria Adele deve tenersi alla spalliera della sedia. -Come?- -S, i genitori lo hanno trovato stamattina appeso a un pilone del cancello- - Ma il motivo? Si sa il motivo? Che cosa dicono i compagni?- Gherardo tossisce e si raschia la gola. -Ma tu, avevi capito qualcosa? Avevi capito qualcosa di lui? Era un tipo fragile?- incalza la madre. -Come tutti gli altriun ragazzo normale - Gherardo versa altra acqua nel bicchiere. Lo spezzatino rimane nel piatto. Si alza e si mette a sedere nella poltrona del soggiorno. Maria Adele non insiste perch continui a mangiare. -E venuto il preside in classe. Ha fatto un gran discorso Forse successo perch i genitori stanno per separarsi - La madre serra le labbra e prende uno strofinaccio per colpire la mosca che ronza fastidiosa sul vetro. Apre la portafinestra per far uscire linsetto e istintivamente dirige lo sguardo verso il comignolo della casa di fronte su cui si posata una cornacchia. Muove il capo ora verso destra, ora verso sinistra. Non si decide a riprendere il volo. Maria Adele rimane a guardarla sopra pensiero, cercando sagome e ricordi nella foschia che avvolge il profilo discontinuo dei monti.
Era appoggiata sul bancone. Gi consumata dallusura con le impunture di cuoio che cedevano in diversi punti. Graffiata lungo i bordi e con la tracolla stinta. Un lavoro artigianale forse realizzato dal proprietario stesso. -Ma di chi ? chiese Maria Adele che entrava in ufficio per il turno pomeridiano. Quella borsa di cuoio, quella bisaccia marrone le aveva dato un inspiegabile tuffo al cuore. Era giugno inoltrato, il caldo faceva scorrere il sudore sotto la tela spessa dei jeans. Maria Adele , dopo la pedalata, ne sentiva il bagno. -E la borsa del nuovo portalettere le rispose Mara, sistemando nellalbum i francobolli nuovi appena arrivati con lultimo corriere. -Ah s?! fece Maria Adele scherzosamente frivola E che tipo ? -Boh- Mara port alle labbra la punta laccata dellunghia rotta- Non soMagro, magro mi sembrato. Maria Adele apr la porta che dava allinterno, nella zona riservata agli impiegati, e appese la borsa lavorata alluncinetto al piccolo attaccapanni posto allangolo. -Come andata con le pensioni? chiese rivolgendosi sempre a Mara. -Al solito fece la collega- unanziana non poteva aspettare che io siglassi, unaltra mi ha chiesto di ricontare per ben tre volte- - Ih! Quando si comportano cos- - E pensare che tu avresti potuto evitare tutto ci con la tua laurea..- E Mara la guard sbattendo gli occhioni incorniciati dalle ciglia nerissime allungate col rimmel. Maria Adele ricambi con uno sguardo intenso. Il sorriso le si smorz sotto la sferzata inattesa del ricordo. Entr Gino con il sacco della posta. -Ragazze, ecco qua Tutta roba per voi ! e deposit sulla bilancia lingombro prima di mandare un bacio a Mara con la punta dellindice mozzato. Nel frattempo era arrivata anche Paola, laria di quella che aveva bisogno di un sonnellino per rimettersi in sesto. Indossava la solita gonna blu e una camicetta a fiori in fibra sintetica che con quel caldo diffondeva un odore acre. Occup il solito posto e inizi a smistare, secondo le varie forme di spedizione, il considerevole numero di lettere e pacchi. Maria Adele aveva frequentato un corso di informatica. Assieme al direttore era lunica che sapeva entrare in rete. Grazie al sistema poteva seguire il percorso di una assicurata fino a destinazione, ricavare i cap nel giro di pochi secondi. Le sue dita, gi abituate alle vecchie Olivetti, digitavano veloci la tastiera. Erano competenze che la collocavano al di sopra degli altri impiegati di cui suscitava le piccole invidie. Paola, invece, aveva lasciato perdere. Le era bastata lumiliazione subita in una prova di concorso: dopo che, nella fretta, non si era accorta che stava battendo il testo sul carrello, preferiva i lavori di manovalanza a quelli che richiedevano qualche ragionamento in pi. Maria Adele si diede a inserire i codici. Quando sollevava il capo dalle schermate il suo occhio cadeva sulla bisaccia che qualcuno aveva accantonato verso il muro per lasciare pi sgombro il piano del bancone. S, era molto simile a quella. Che aveva comprato dal fratello di una compagna di scuola. Sergio. Un ragazzo timidissimo. Chiuso in casa a lavorare il cuoio. Era stata ideata su mezza sagoma di chitarra. Assemblate le parti con un laccio di pelle che passava da foro a foro come nelle scarpe. Incise le Pleiadi in corrispondenza della apertura. Gli aveva detto che era bellissima. Le aveva detto che condivideva la solitudine brumosa dei campi tra i filari di vite dove potava i tralci. La sorella laveva guardata riconoscente. Forse con qualche intenzione allusiva. Ma a lei non piaceva quella pertica di corpo, il viso bianco e la bocca muta. Laveva liquidato con l assenza di sguardi. Lui aveva continuato a riporre i tronchesi e i guanti da giardino sul tavolo, accanto al cuoio duro. A sparire tra le nebbie e le zolle sempre uguali e ricomparire tra le borse e le cinture. Relegato nella solitudine. Forse gli sarebbe piaciuto godere del profumo di qualche fiore, sbocciato apposta per lui. Magari un fiore settembrino dai colori smorzati come lo il sole in quel mese. Laveva perso di vista. Per ordine naturale delle cose Maria Adele non aveva saputo pi niente. Come semplicemente accade, perch ognuno viaggia sulla propria solitaria nave. Le era rimasta la borsa, per. Un fondo di chitarra. Tondo e duro. II Erano bianchissime, con le unghie affusolate. Correvano sul banco per afferrare una penna, impacchettare i medicinali. Due animelle slanciate. Opera dartista. Precise, decise, aggraziate. Falangi lunghe. Lo sguardo di Vito le comprendeva dentro il cono illuminato. Quando ampliava il campo incontrava lei e il camice morbidamente sgualcito, la treccia morbidamente sciolta. La guardava di sotto in su come un bambino timido che non sa come comportarsi davanti al fascino irresistibile di una donna. Lei gli puntava gli occhi addosso sottintendendo Desidera?. Lui voleva semplicemente dei prodotti lenitivi per i decubiti della madre. Ci andava spesso in farmacia. Dopo le prove, entrava con la sua bisaccia di cuoio e l oboe che appoggiava sul banco con fare distratto. E una volta che non cera nessuno lei gli aveva chiesto di quello strumento e del suono che produceva, tenero e un po nasale. Vito si era sentito pi alto. Le guance avevano assunto colore. La voce era uscita col velluto. -Loboe? Loboe lala dellorchestra!- Maria Assunta non aveva capito. Ma lidea dellala, limmagine dellorchestra trasmettevano impulsi. Era entrata gente: aveva notato la posa impalata di lei che aveva messo le belle mani nelle tasche del camice. -Dottoressa?- - Buonciorno!-la bocca le si era schiusa in un fianco, gli occhi inscuriti nel fondo. Si era apprestata a servire. Non aveva fatto in tempo ad abbassare lo sguardo che loboe se nera andato. Laveva rivisto un pomeriggio, dal balcone. Era nella banda per il funerale. Marciava deciso coi suoi re in petto e la canna di zampogna. Camminava sulle note indifferente al mondo. LAdagio di Alessandro Marcello si legava allemoglobina. Maria Assunta avrebbe voluto scendere in strada e seguire quegli strumenti. La musica si perdeva in fretta tra i vicoli. Poi lui le descrisse il sistema complicato delle chiavi e la doppia ancia. E si era portato alle labbra il suo oboe sotto lalbero della piazzetta come il dio Pan. Ai giardini della scuola elementare, in estate, si poteva sentire la musica della banda che faceva le prove. Quando Maria Assunta cominci a salire in groppa a quelle note il profumo dei gelsomini si fece pi intenso. -Ma non ti sarebbe piaciuto suonare il pianoforte?- gli aveva domandato unaltra volta. - Il pianoforte uno strumento solitario. Non sta in orchestra. Non fa linsieme Eh gi, le zie facevano linsieme, invece, sedute sulle poltrone di vimini davanti al vecchio circolo. A spettegolare di quei vecchi fetusi che si erano costruiti le case abusive davanti al porticciolo. O della fimmena del dottor Iann, trentanni in meno e prole altrui. Maria Assunta arrivava tra loro con la guantiera di paste secche. Figghiuzza bedda, accuss ci vizierai! III Maria Adele affetta le zucchine per il pasto della sera. Versa nella ciotola la quantit di riso necessaria a due persone. Stende sul tavolo met tovaglia. Grattugia il formaggio mentre ascolta il notiziario delle venti. Gherardo ama la frugalit penitenziale. Se ne sta tutti i pomeriggi raccolto nella propria camera a correggere i compiti, apportando notazioni e consigli, con una grafia minutissima che riflette timidezza da una parte e una certa considerazione di s dallaltra. Maria Adele prende posto sulla sedia di legno scuro con i giaggioli di Firenze a forma di piccoli occhi rilevati nel leggero avvallamento della seduta . Glielha portata Gherardo. Lei ha scelto una collocazione semplice: sotto la piattaia della cucina o sotto il tavolo in occasione dei pasti. Adesso Adele srotola i pensieri assieme al tovagliolo.
Ci si era imbattuta il giorno dopo. Lo spigolo della porta a vetri dellufficio stava per colpirle la fronte. -Mi scusi! -Ah, mi scusi lei!- Avevano farfugliato entrambi. Adele aveva riconosciuto la bisaccia stinta, messa a tracolla accanto alla cartella della posta. Era magro con le membra nodose come un ulivo. -Il nuovo portalettere?- - S aveva risposto lui. Stava per inforcare la motoretta. -Ma lo conosce il quartiere?- - No, ho la mappa!- e gli era venuto su un sorriso largo in quella bocca stretta. Un bagliore di fulmine negli occhi doliva. Lo aveva accompagnato con lo sguardo mentre si avviava sul cinquantino . Il serpente azzurro di gas rarefatto dal tubo tronco, la schiena incurvata nella sagoma incerta. Dante se ne stava via tutto il giorno, serata compresa. Quel pomeriggio veniva la Rai a riprendere le idrovore e poi sarebbe andato in cascina a sentire i colombi tubare. Gli Oh! Oh! Ciuf! Ciuf! di Gherardo ammortizzavano la solitudine. Salivano dal pavimento acuti e puntuali, mentre lui caricava la locomotiva che trascinava i trenini sui binari. -S, Ardo, Ardo! Ardino mio! Maria Adele continuava a trattarlo come fosse ancora un infante. -Angioletto del Signore , che mi guardi tutte le ore! Angioletto del buon Dio, fa che cresca buono e pio! Sui miei passi veglia tu, angioletto di Ges! Ardino veniva prelevato dal pavimento e volava per qualche secondo tra le braccia di Maria Adele. Come un angioletto. Dante telefonava alle otto. -S, Gherardo sta bene- -No, non dorme- Il discorso cadeva sul tempo. Aveva grandinato. La grandine aveva rotto le reti. Erano da rifare. Voleva dire altre spese. IV Camminava con unandatura falciante. Per una manciata di anni non gli era stato praticato il vaccino di Sabin. Quando percorrevano il viale alberato, diretto alla stazione, Dante rimaneva dietro a tutti gli altri. Maria Adele laveva notato, assieme al cappotto bianco a quadri vuoti e ai capelli neri, lunghi, del Che. Non aveva la prestanza di Marescotti o la dialettica di Silvani ma era compreso nel gruppo dei liceali pi in vista. Perch sapeva battere il pugno sul tavolo e contrapporsi a tutti i militanti di sinistra che indossavano leskimo e tenevano il Manifesto sotto il braccio. Lui era MSI. E difendeva il ministro Bottai e il senso dello stato fascista. Glielaveva insegnato suo padre. Maestro elementare. Maria Adele e le compagne non prendevano sul serio la sua conclamata militanza politica. La consideravano una posa di sapore casereccio, un vessillo innalzato per richiamare lattenzione, una presa superficiale di partito indotta dalle contingenze. Maria Adele pensava soprattutto al dramma della madre. Al suo dolore per quel figlio, bello e sfortunato. Alla forza danimo che simponeva. Era stata una donna bellissima. Lo era ancora. Si chiamava Rossana. Aveva un neo largo sulla guancia destra che per gli altri serviva a sottolineare il suo fascino e per lei, invece, segnava un qualche disordine interiore. Era stato in seguito a una brutta influenza che il bambino si era indebolito e aveva preso a zoppicare. Il busto col tempo era diventato bello, per. Largo, grazie alle lezioni di nuoto che accompagnavano ogni estate di mare. -Elargiturus, elargitura, elargiturum!- il cappotto bianco a quadri vuoti era fermo lungo il corridoio del treno davanti allo scompartimento delle femmine . -Avanti, ragazze, donate qualcosa per la festa delle matricole!- Somigliava a Che Guevara. Strano che fosse di opposta ideologia. Avevano riso, si erano guardate in faccia e poi le mani erano corse ai borsellini. Maria Adele. gli aveva lanciato uno sguardo civettuolo con i suoi occhi verdi. La manina piccola e graziosa aveva depositato nella sua cinquecento lire. Lui aveva accennato a un inchino dopo aver aperto larcata larga dei denti. -Mi raccomando, vi aspettiamo a Villa Bolis! Ci sar anche Alain Delon!- - Ma va!!- a Cristina era venuto spontaneo il gesto di sfott. - Alain Delon forse no, ma Antonello Venditti s! Vi piace Venditti?- -Sabbastanza aveva risposto qualcuna. - E ci sar anche la possibilit di fare il bagno in piscina. In notturna!- - Con questo tempo?- -S! Portate la pelliccia se avete freddo!!- -Ehi, Dante, lo sai che sei brillante!?- - Marta, scriver una filastrocca col tuo primo verso !- Avevano continuato a ridere ignorando larmonia del paesaggio ritagliato nei finestrini, i pioppeti e i filari, la preparazione dei campi alla semina dopo il finire dellestate. V S, Maria Assunta le viziava. Servizievole e devota. Aveva perso la madre e zia Giovanna laveva fatta studiare, le aveva procurato il posto in farmacia. Zia Giovanna che non si era mai sposata. Che aveva guardato il mondo dal balcone. Che aveva disdegnato gli sguardi, erigendo torri e palizzate per arginare lurto delle onde. Zia Giovanna le aveva insegnato i fondamenti della vita, la buona educazione, i segreti della mondanit. Assunta le era affezionata. Dipendeva da quegli occhi, dalle pieghe del suo viso, dal movimento lento di quelle mani forti. Amava le due stanze in cui si muoveva, sotto le volte affrescate, lo scintillio dei lampadari che di sera si accendevano. La credenza con i bicchierini di cristallo, le stoviglie di maiolica. Era stata zia Giovanna a parlarle di Arcangelo. Chiddu de la puta. Che buttava sulla terracotta i melograni e le arance, le ghiande e le stelle di Siria. Se ne stava curvo tutto il giorno dentro la bottega del padre a decorare piatti e vasi, usciti dalla terra e dal fuoco. Dietro la vetrina sulla balata erano allineate quelle forme, aggregati di materia, risplendenti di rossi infuocati e di verdi acquosi. Una sera si erano incontrati al belvedere. Si sporgevano tutti dalla balaustra per afferrare le faville dei fuochi dartificio che cadevano a grappoli dal cielo nero. Spettacolo di colori e rumori sopra il mare in burrasca. Lui era l, tra la folla, i tal tal. Aveva la macchina fotografica in mano, per mettervi dentro quello sfrigolio di shock visivi. In quel momento era Archita che scrutava il cielo con i capelli ricciuti e la barba antica. Maria Assunta aveva pensato agli ossidanti, al bario e al rame che conferivano le diverse colorazioni all alchimia pirotecnica. Lui voleva imprigionare un po di grappoli dentro una quartara. I suoi albarelli, bellissimi, maiolicati, con i colori del mare, erano finiti nella farmacia per volere di zia Giovanna. Maria Assunta aveva visitato finalmente il retro del locale dove lui sedeva tutto il giorno, curvo a decorare col pennello minuto e la pazienza del frate. Aveva sentito lodore della creta e di unarte antica. Il padre di Arcangelo stava ancora al tornio con la fila dei vasi bianchi sulla mensola grezza e impolverata, posta alle sue spalle. Il suo corpo si era rimpicciolito negli anni. Le guance erano incavate, le mani e le braccia percorse da una ragnatela di vene. I capelli radi e fragili. Eppure gli occhi continuavano a lanciare quei dardi normanni, elettrici, dalle iridi chiare. Zia Giovanna la voleva dare al figlio del normanno la sua Assuntina. Assuntina dalle belle mani, dal viso dolce. Una madonna di Antonello. Si erano rivisti al giardino della villa. Tra gli oleandri e la fontana con i pesci rossi. Lei aveva la pastura e li chiamava in superficie. Lui puliva lobiettivo con un panno di daino. Era bello quel corpo di donna con le ginocchia strette, i polpacci ben torniti, la pelle robusta, la fila regolare dei denti davorio. Sarebbe stato ristoro, luce e calore, dopo le giornate di scuro e bocca dolente dentro la penombra della bottega. VI Il padre di Maria Adele faceva il saldatore. La figlia portava stampate nella mente le sue giornate di scintille quotidiane. Lo stridere fastidioso dellofficina. Le bruciature nella tuta blu. La madre le aveva insegnato larte del ricamo. E, come una giovanetta daltri tempi, si applicava al punto erba e al punto croce, passando i fili colorati attraverso la tela del tamburello. Nella stanza a pianterreno, rischiarata da una finestra stretta, scatole di cartone foderate di velina si riempivano di asciugamani, tovaglioli, completini per neonati, lavorati al ricamo . Dopo le ore trascorse sui compiti, Maria Adele era pronta ad aiutare la madre. E la luce degli occhi si faceva fioca, come la lampadina da quaranta candele che rischiarava il vano dietro le imposte. -Sei proprio fortunata, tu, le dicevano le clienti ad avere una madre che provveder al tuo corredo! Fortunata non sapeva di esserlo. Vita modesta, costretta tra gli spigoli. Economie. Ossa e muscoli fragili. Eppure volont e tenacia. Studiare le pagine per intero, didascalie comprese, ripetere la lezione fino allo sfinimento, consultare le pi brave della classe. Comprare libri usati e rivenderli. Si era laureata con la lode. E aveva scelto Asiago per le prime supplenze, il paese del padre. Alloggiava presso una zia che risparmiava nella corrente elettrica. Unico rimedio al freddo dei pomeriggi invernali era mettersi sotto le coperte a preparare la lezione e correggere i compiti. I fogli protocollo scivolavano sul pavimento quando cambiava la posizione alle gambe indolenzite. Larmadio lucido in radica di noce le apriva un battente ai piedi del letto. Lei si alzava per chiuderlo inserendo un legnetto nella fessura ma, prima vi guardava dentro, osservava lalloggio caldo delle assi. Avrebbe voluto chiudersi con una lucina piccola in quel guscio di noce, dimenticare la stanza fredda e mal ammobiliata che aveva intorno. La chiamavano la tosa. E tosa lo era per davvero anche per laspetto giovane, il fare dimesso e un po impacciato. Nel loden abbondante, la sciarpa gialla, lunga, confezionata dalla madre. Aveva in mente i film Luce. In bianco e nero. Asiago era i contadini vestiti da soldati dietro le mitragliatrici, dentro le trincee. Era i bombardamenti. La musica triste come la voce dello speaker. Ma i contadini adesso la mettevano in museo la Grande Guerra. Adesso Asiago era le latterie, il turismo degli sci. Era il centro pi importante dei sette comuni. Col recente passato alle spalle. Che non stava nella testa degli studenti. Che pensavano alle discoteche, alle ragazze e agli schei. Venne un padre a sentire del figlio. Era guardia giurata e si present con la cartucciera e la fondina. -Come va?- -Non sa la grammatica. Fa troppi errori!- Inarc la schiena, aggett la pancia. -Ostrega!- La mano scivol sul fianco destro. Sembrava uno sceriffo del west. Forse la voleva impressionare, per spacconeria. VII Gherardo raggiunge la madre gi seduta al tavolo per consumare la cena. Prende posto davanti a lei. Toglie il portatovagliolo dargento. Versa dalla caraffa lacqua nel bicchiere. -Sei riuscito a riposare?- chiede Maria Adele. -Mi sono buttato sul letto ma non ho chiuso occhio!- -Non devi pensarci troppo, per!- la madre lo guarda con affetto. Lui riprova la dolcezza del bambino. Il suo sguardo abbraccia in tondo le pareti accoglienti di casa. La televisione stata sintonizzata sui programmi radio. Trasmettono un concerto di Bach, per oboe e orchestra. Gherardo osserva il viso della madre. Sotto la raggiera di rughe si possono riconoscere ancora i lineamenti belli di un tempo.
Aveva deciso di portare il bambino alle Acque Minerali. Cera un bel parco. Con i tassi e gli scoiattoli dietro i recinti. Ardo aveva sei anni e gli piaceva scorrazzare in quel luogo ombroso, buttare le briciole di pane alle papere dentro il laghetto. -Non ti allontanare troppo, Ardo- -No! Sono qui!! la testa del figlio era sbucata dietro il cestino delle cartacce. -Io provo di bere un po di questacqua- Maria Adele aveva preso il bicchierino ritraibile da viaggio e si era avvicinata a una fontanella. - Ma come fai, mamma, a bere quellacqua? Sa di uova marce!!!- -E curativa!- Ne aveva bevuta un po, poi buttato il resto tra un cespuglio. Il posto offriva un percorso didattico geologico. Maria Adele fece i biglietti al botteghino e si mise in fila con gli altri per la visita. Litinerario si snodava in passerelle e vialetti di ghiaia. Ad un tratto Maria Adele sent alle spalle un passo lieve e una presenza leggera, amica. Si volt. Vide il portalettere. Aveva la borsa di cuoio, a tracolla. -Anche lei qua?- un sorriso ampio animava il suo viso. Ardo le dava la mano e guardava, col musetto allins, il forestiero . -Mi piace questo parco, molto riposante Ci conducono alle sorgenti?- domand lui. -Credo di s rispose Maria Adele. Percorsero un sentiero, bordeggiante costoloni di roccia che trasudavano acqua. -Lacqua vita- fece il portalettere- da Talete a Botticelli La guida intanto istruiva circa la storia delle acque minerali e la scoperta della vena, nel sito, risalente alla prima met dell800. -Gi, vita conferm Maria Adele ben lo sanno quelli del Sud che hanno imparato dagli Arabi quanto sia preziosa. - Ne so qualcosa anchio prosegu il portalettere provengo da un paese nel quale lacqua viene razionata tutti i giorni. Eppure la Sicilia ricchissima di sorgenti! Ma inutile far commenti - E scosse il capo lasciando intendere. Maria Adele lo guard bonaria. Non desiderava approfondire largomento. -E tu? gli occhi doliva si rivolsero al ragazzino che cosa vuoi fare da grande? -Il macchinista ! rispose Ardo con decisione. -Tutti i bambini vogliono fare i macchinisti, perch giocano con i treni!- sorrise il portalettere- dai, impara i rumori del treno e la prossima volta che ci incontriamo me li fai sentire! Ardo lo guard meravigliato, incredulo. -Ti dir che cosa ci si pu fare con i rumori!- prosegu il portalettere con aria complice. La visita era finita. Si salutarono. Ardo continuava a fissare il portalettere e, prima di girargli le spalle per andare a casa con la mamma, gli chiese: -Ma tu, come ti chiami?- -Vito! rispose quello- Vito mi chiamo. VIII Si era ammalata. Era tornata da Asiago che le faceva male la schiena. Il freddo le si era messo nelle ossa, nella colonna vertebrale che accennava a una esse. Quella scapola le doleva. -Facciamo una visita dallortopedico afferm la madre. Dante prestava servizio nel reparto. La visit. -Eh, certo, la posizione viziata in cui hai tenuto la schiena e lumidit non ti hanno certo giovato.! - E allora, dottore, che cosa si pu fare?- chiedeva la madre ansiosa. -Dovresti passare lestate al mare a bruciarti la schiena nel frattempo, per, un po di massaggi non andrebbero male!- rispose Dante rivolgendosi a Maria Adele che taceva pensierosa. - Va bene! fece la madre- a chi ci rivolgiamo? - A un fisioterapista asser Dante- ma, se volete, posso farli io. Sto prendendo il diploma! - Grazie, dottore! Dove? Qui, in ospedale?- - No, a domicilio- Veniva due volte la settimana. Lo accoglievano nella stanza dove cerano le scatole di cartone con la biancheria ricamata. Maria Adele si sdraiava prona sul tavolo al centro. La madre presenziava in un angolo col tombolo sulle ginocchia. Dante, come una gru, si issava sulla gamba buona e faceva forza. Poi spargeva un po di polvere bianca su quella pelle chiara perch le mani scivolassero agili. Aveva un tocco leggero. Quei massaggi furono un balsamo. Il male alla schiena spar. Ma Adele non voleva pi continuare a insegnare. Troppa fatica. Troppe energie da investire. Per miseri riscontri e prospettive di precariato. - A quelli non interessa n la storia n la letteratura. Vivono nellet degli affetti. E poi non facile intercettare il loro linguaggio- Diceva. Si era convinta che non le sarebbe dispiaciuto fare limpiegata alle Poste. Niente compiti da correggere o lezioni da preparare. Con il sistema nervoso messo al riparo dagli attacchi di quegli sciamannati. IX Arcangelo Rubno, quando non stava nella puta a decorare bummoli e quartare, se ne andava in campagna a curare gli orti. Usava una vecchia 127 di colore verde e percorreva una strada priva di segnaletica, piuttosto stretta, che si inerpicava lungo i Nebrodi. Lass, alla Felicta, non lontano dal santuario, possedeva una casetta senza luce elettrica che era appartenuta al vecchio nonno, massaro. Una costruzione semplice con i mattoni di tufo a vista e finestrelle piccole con ferri storti a formare le grate. Tra una enorme pianta di fico e una di citronella, tra due alberi di persiche e due di limoni si estendevano gli orti. Arcangelo vi passava ore a innaffiare linsalata e le zucchine, estirpare le erbacce o costruire graticci per i pomidoro , i fagioli, le melanzane. Si preparava un piatto di pasta e mangiava allaperto su un sedile in pietra che guardava oltre il contorno dei monti unimmensit azzurra. Scendeva in paese con due casse di limoni, di pomodori, di fiori di zucca, che collocava sui gradini daccesso alla casa. E la gente che passava aveva limpressione di avere a portata i prodotti dellorto anche sul marciapiedi, anche la domenica, a sera inoltrata, sotto le luci dei lampioni. Zia Giovanna non perdeva loccasione di comprare i fiori di zucca per immergerli nella pastella raffreddata in frigorifero e farli gonfiare nellolio bollente. A Maria Assunta piacevano. Erano dolci. E quei prodotti della terra con i loro colori finivano sugli orci, sui piatti, sui vasi che andavano a decorare le case di tanti, ricchi e poveri. Suo padre gli aveva mostrato la purrera da cui avevano ricavato largilla nei secoli i turrazzari. E Arcangelo vi aveva lasciato limpronta delle mani e si era segnato la faccia. Mentre le cicale assordanti si acquietavano e il vento si alzava dietro i pini. Lungo il litorale che incorniciava la costa con un muretto, e dava l verso Palermo e qua verso Messina, erano stati incastonati dei tondi di ceramica Rubno che riproducevano il sole e i simboli dellisola. Una mattina che i muratori si erano messi allopera procedendo alla posa dei decori, secondo le indicazioni del capomastro, Arcangelo aveva deciso di godersi il sole su una scogliera biancicante non lontana dai lavori. Aveva portato con s anche la canna e la lenza, ma poco importava se i pesci non abboccavano perch la presenza di Assuntina, tra le bagnanti, era il tutto che annullava il niente. Se ne stava beato con le gambe a mollo a osservare i prodotti della sua bottega, richiamando col pensiero la grazia di quella donna. Che, come Nausicaa, lanciava alle compagne la palla. E rideva per gli schizzi salati che la colpivano in pieno viso. Larmonia del paesaggio, loperosit degli uomini, la bellezza di una donna si fondevano in un unico pensiero trasmettendo benessere allanima. X Maria Adele conosceva appena il padre e la madre di Pelizzi. Gestivano un negozio di ottica, piuttosto rinomato in citt, in cui qualche volta le era capitato di andare. La signora, altissima, magra, un corpo da indossatrice, aveva un viso dai lineamenti irregolari, la pelle cotta da errate cure di bellezza, i capelli irti sul capo ribelli alle tinte e alle permanenti. La sua bocca si dischiudeva in parole essenziali. Si indovinava limpegno che prestava alla propria attivit, ma anche una tristezza latente uninsoddisfazione mal repressa. Il marito sembrava pi giovane. La testa resa lucida da una completa rasatura, la barba accennata. Sorrideva ai clienti, diceva battute scherzose forse un posciocche. Maria Adele ricordava di aver percepito in un lampo, e poi dimenticato, limpressione di ununione forzata. Una volta aveva visto lui su un centauro con una ragazza giovane che teneva le braccia bianche strette attorno alle sue costole. Era una coppia che sembrava essere nata dal caso. Lei reduce da una recente storia naufragata, lui intenzionato a fare il passo definitivo per placare le ansie di una famiglia tradizionale. Erano nati due figli. Michele e Carolina. Carolina aveva ereditato lombrosit della madre e coltivava gusti che stridevano col suo aspetto di ragazza romantica dai lineamenti delicati. Le piaceva la moda punk. Michele aveva spalle quadrate e voglia di combinare guai. Da ragazzino, era stato considerato dislessico dalle maestre. Diceva che voleva frequentare una scuola professionale per meccanici ma i nonni materni avevano premuto per liscrizione al liceo. Il padre, un giorno, aveva cominciato a dire che ognuno ha diritto alla felicit. Era un discorso che partiva da lontano e mirava ad un obiettivo. La moglie lasciava correre sulle sue numerose assenze al negozio. Sapeva che era un appassionato di motociclette e immaginava che la felicit significasse per lui volate notturne a Saint Tropez o gare sul circuito di Imola. Era il tipo capace di sfidare di notte una corsia autostradale in senso inverso. La sorte laveva sempre assistito. Aveva regalato al figlio videocamere incorporate in sofisticati oggetti tecnologici e, durante le gite scolastiche, amava comparire dentro quelle scatolette al silicio per farsi notare dai compagni del ragazzo e anche dai professori. Una volta, appunto, che stavano andando a Gubbio, Michele aveva chiesto a Gherardo: -Prof, vuol vedere mio padre?- -Perch?- -S, qui con noi!- Gherardo laveva guardato senza capire bene. Michele gli aveva mostrato la scatoletta al silicio con il padre allinterno che alzava un braccio e farfugliava qualcosa in uninquadratura deformata. -Ah, salve!- Gherardo aveva abbozzato a una frase di circostanza, per non venir meno alla buona educazione.
Maria Adele scodella il riso nel piatto. Gherardo non ha appetito. Considera come il destino si modella sul carattere dei singoli. Gli eventi della vita cui si spalanca la porta. XI Arcangelo aveva regalato a Maria Assunta un bellissimo anello con un rubno, appunto, perch non si dimenticasse mai di lui. Il normanno con il figlio e la moglie si era presentato alle sei del pomeriggio in casa di zia Giovanna. La moglie recava in braccio un fascio di rose rosse prossime a spampinare per il gran caldo. Zia Giovanna aveva preparato le paste di mandorla, il gelato e la granita. Le altre zie, quelle che si riunivano davanti al vecchio circolo, avevano preso posto sul divano e sulle poltrone capitonn mentre i genitori del promesso occupavano le savonarola. Maria Assunta indossava un abito in picch rosa geranio, con le spalline che mettevano in evidenza il rigoglio del decolt. -E allora, cummare Carmela,- fece zia Cettina, rivolgendosi alla madre di Arcangelo siamo tutti contenti, oggi , per la bella scelta che fcero i nostri giovani! - Contentissimi davvero fummo!- rispose Carmela agitando il ventaglio. Zia Giovanna port un bel vaso, acquistato a Caltagirone molti anni prima, per sistemarvi i fiori. Il normanno non pot fare a meno di notarlo. -Eh, ma questa ceramica calatina inferiore alla nostra!- -Certo che inferiore! esclam zia Giovanna un po piccata- lo sappiamo. Chisto me lo lasci mio padre buonanima e io lo conservai. Arcangelo era emozionato e non diceva una parola. Andava da una stanza allaltra, camminando lentamente per non essere dintralcio, e poi si sedette al balcone. Fu raggiunto da Maria Assunta che lo avvolse in una sussurrata conversazione. Allinterno, allora, gli altri si misero a parlare con maggiore libert rievocando il tempo andato, la giovinezza che si indorava nel ricordo. -E allora, Assuntina, lo facciamo questo brindisi o no? chiese zia Concetta, alzando la voce. Maria Assunta rientr nella sala, resa scintillante dal lampadario in vetro di Murano acceso per loccasione. -A voialtri aspettavo!- e si avvicin alla credenza chinando il busto slanciato per prendere il vassoio con i bicchieri gi disposti in numero giusto. -E, a chisto, ce lo togli tu il tappo!- fece zia Giovanna, porgendo ad Arcangelo una bottiglia di vino spumante. -Attento al lampadario!!- raccomand la madre. -Evviva! Evviva i ziti !- avevano fatto il coretto. Tutti batterono le mani. Il prosecco venne tracannato. I fidanzati un po storditi, un po emozionati, si diedero un bacio. Ci fu un altro applauso. -Ma a mia piacerebbe tanto assaporare una goccia di Strega, se non sono sfacciato! fece, in un impulso di spontaneit, il normanno che aveva notato la bottiglia dietro la vetrinetta. - Subbito! potevate dirlo prima!! Zia Giovanna mise la bottiglia nel centro del tavolo e prese i bicchierini di cristallo lavorato. -Ricordo che quando mi feci fidanzato con Carmela, mi offersero il liquore Strega!- -Ma certo, di buon augurio!- sostenne zia Concetta. Fu versato lalcolico giallo nei bicchierini. Commentarono sul gusto allo zafferano. Dissero che erano gi brille. Il normanno intanto girava e rigirava tra le mani la bottiglia. Osservava letichetta godendosi il ricordo. XII Era una domenica mattina. La camionetta di Gualtiero, un collega anestesista, venne a prenderlo sotto casa. Cera anche Lovati, il vecchio veterinario. Dovevano percorrere la Montanara e raggiungere Castel del Rio. Lovati ci teneva a mostrare dei vecchi fucili che erano custoditi nella soffitta di un casolare abbandonato. Sotto i mattoni del pavimento. Dante aveva il porto darmi e collezionava fucili di un certo pregio, ereditati dal nonno. Antichi, con incisioni allaltezza del grilletto e della pietra focaia. Possedeva anche delle carabine, berette di diverso calibro, una spingarda usata dai cacciatori del Po, un winchester e una Smith e Wesson. Era autunno, il fogliame del bosco si era tinto di colore infuocato. Una di quelle giornate ottobrine, malinconicamente dolci come lo il suono del flauto traverso. Il vecchio Lovati fece strada, dopo che lauto fu parcheggiata lungo una salita. Linterno della casa era malandato. Si vedevano ragnatele, assi appoggiate ai muri scrostati, una zoccolatura alta con la tinta grigia persa. Il veterinario sal la scala delledificio quasi diroccato e scese con a tracolla e in braccio le armi che depose su un tavolo impolverato e bucherellato. -Ecco lo sten!- indic Dante notando la mitraglia col caricatore. Quei fucili, utilizzati dai partigiani o dagli sbandati rifugiati sullAppennino, erano stati nascosti in una nicchia ricavata sotto il pavimento. Erano ormai dei vecchi ferri ossidati, privi di un valore intrinseco. A parte una carabina, che aveva mantenuto un buono stato di conservazione, il resto era senzaltro di scarso interesse. -Busn mi ha detto di rimetterli al loro posto e di lasciare tutto come labbiamo trovato- il veterinario risal la ripida scala per risistemare le armi. Uscirono. Chiusero con due catenacci arrugginiti la vecchia porta stinta e sbrecciata. Respirarono laria fresca del mattino. Intorno cera una piccola radura, ombreggiata agli orli dalle fronde dei faggi. Dietro uno stalletto si poteva scorgere limboccatura di un sentiero angusto. A Lovati venne voglia di scendere per andare a raccogliere due castagne. -E unannata doro disse i marroni sono belli grossi!- - Zuvnt! Me a stgh cun Dante! afferm Gualtiero. Il dottore si avvi con un bastone trovato nella legnaia, cantilenando Vi presento il prode Vicchi, mangiatore di radicchi Egli sta a Castel del Rio, il paese suo natio Dante e Gualtiero si spinsero verso lestremit del poggio. Nellerba cera la guazza mattinale e qualche foglia secca. Sulle nubi, che si addensavano in cielo , si stagli un piccolo stormo di beccaccini. Dante istintivamente fece latto di imbracciare il fucile. Si sbilanci di poco sul terreno sconnesso ma perse lequilibrio. Larto sottilissimo si pieg come quello di un fantoccio. Il resto del corpo lo segu simile a un sacco inerte senza che Gualtiero potesse impedirlo. Cominci a rotolare lungo la china schiacciando sterpaglia e foglie. -Dante!!!- Gualtiero si butt lungo la traccia lasciata dal corpo che continuava a rotolare. -Bruno!!!- Per fortuna un cerro blocc la caduta. Il corpo si ferm. Gualtiero gli fu addosso. Dante era svenuto. Gli arti si erano piegati come fossero snodabili. Lovati fu l allistante. Fu avvisato il Pronto Soccorso. Attesero lelicottero. XIII Cera festa. Festa in paese quella sera. Faceva talmente caldo che le granite e i gelati nei bicchieri diventavano liquidi in due battiti di palpebre.. Rosa fresca aulentissima, chappari in ver lestate Tre attori sui trampoli toccavano con la testa i balconi e le finestre delle vie. I legni e i fiati accompagnavano il trio alternando alla musica la recita. Si udivano soprattutto i tamburi. Quella poesia di Cielo DAlcamo era un ricordo vivo per le nuove e le vecchie generazioni . Il pensiero andava alla bellezza, alla schermaglia allusiva tra i due amanti Tutto si confondeva , si frammentava nel ricordo, nella serata estiva, nella vita che scoppiava tra la piazza e la strada. Gli odori dei fritti e dello zucchero caramellato si mescolavano a quelli dei fiori, alle miscele degli interni, tra vetuste abitazioni che avevano da raccontare il passato. Laureato in filosofia, Vito era stato eletto assessore. Assessore alla cultura. Adesso lui organizzava le rappresentazioni teatrali, i concerti, le danze sotto il cielo. Ricomporre le categorie aristoteliche tra i tavolini di un bar o davanti al caff della societ operaia era rapimento come la descrizione dell oboe o lesecuzione dellAida nel sagrato della Matrice Vecchia. Lui avrebbe voluto un liceo musicale per un paese in cui si era formato il corpo della banda. Fu Vito che, in quella sera di caldo estivo, chiese a Maria Assunta di entrare nel gruppo delle majorette. XIII Era rientrato in ospedale dopo una lunga convalescenza. Svolgeva mansioni ambulatoriali. Ma faticava a impugnare la penna per le ricette e doveva tenerla con due mani. Si stancava di pi. Aveva amnesie. Quando tornava a casa si sedeva in poltrona nello studio e ascoltava musica classica nelle cuffie. Adele lo doveva chiamare pi volte, obbligarlo a interrompere perch andasse a tavola. Gherardo piangeva pi spesso. Una volta che il bambino gli aveva messo una mano nella tasca della giacca Dante lo aveva allontanato in malo modo. Gherardo si era rifugiato tra le braccia di Adele che laveva rassicurato tenera.
Niente. Aveva deciso. Sarebbe andato in cascina ad allevare i colombi assieme al padre pensionato. L, in campagna, alla Bruciata. In quella casa di contadini dove crescevano erbacce alte come un pagliaio e cera il pozzo nel cortile con i secchi, la carrucola e il raffio. L dove il sole in estate spaccava la terra e veniva voglia di aprire le crepe. Adele aveva tentato di dissuaderlo dicendogli che se ne sarebbe pentito. Ma lui era caparbio. La campagna gli piaceva. Era il luogo in cui avrebbe stretto il suo patto segreto. In cui non si sarebbe sentito infelice . Allora il padre si era rivolto a certe amicizie e gli aveva procurato un posto da impiegato al museo della civilt contadina presso Campotto. Passava le ore a guardare le foto appese al muro che riprendevano re Vittorio Emanuele mentre stringeva la mano agli scariolanti che avevano alzato gli argini del Po. E, quando arrivavano i visitatori, mostrava il plastico che riproduceva i lavori di bonifica. Con le idrovore poco distanti da l. XIV Gherardo, nel mettere il tovagliolo sulle ginocchia, pensa a Guarino Veronese e al ruolo del praeceptor. Ritiene di aver applicato le pi elementari norme della pedagogia instaurando un clima di dolcezza e di cordialit con e tra i propri studenti. La madre gli serve il riso dopo averlo cosparso di parmigiano. Guarda il figlio con occhi ansiosi. Gherardo si fa il segno della croce e porta i primi chicchi alle labbra.
Anche nei giorni di festa Dante si tratteneva in campagna. A Adele non piaceva andare. Faceva o troppo caldo o troppo freddo. Una volta che avevano dormito l, Gherardo era tornato con la fronte piena di punture di pappataci. Adele preferiva la citt. Le sue strade acciottolate. La pulizia. Latmosfera frizzante delle chiacchiere nei bar e nei negozi. Le bastava anche soltanto andare in stazione. Cerano treni ogni mezzora. Diretti a Rimini, Bologna, Ravenna e Milano. Gherardo sapeva tutto. Degli orari, degli altoparlanti, del deposito bagagli. Erano le undici e mezza di una domenica mattina. Adele e Gherardo sedevano da circa mezz ora sulla panchina di legno a ridosso del muro della stazione, contando le corse e gli annunci. Arriv il regionale per Ancona. Si ferm col solito stridio di freni sul binario. Quel rumore acuto, sgradevole, che entra nella memoria affettiva di chi fa uso del mezzo. Dal treno scese il portalettere. Con la valigia e la borsa di cuoio nella quale era stato infilato di traverso qualcosa di lungo, avvolto in una fodera. -Mamma, c Vito!- disse il bambino, indicando con un cubo di plastica che aveva portato con s. -E vero! rispose Adele guardando. Venne verso di loro. Aveva laria stanca. Passata la notte in una cuccetta, i bocconi di pane e formaggio ancora nello stomaco, lodore nauseante della carrozza ferroviaria sempre addosso. I pantaloni di lino chiaro sgualciti come la camiciola con le maniche rimboccate. -Oh! Oh! Ciuf! Ciuf! Ih! Ih!... Oh! Oh! Ciuf! Ciuf! Ih! Ih!..- ripeteva Gherardo. - Che bel ritmo , hai fatto! Te ne sei accorto?- Vito si rivolse al bambino per salutare. - Che cos? chiese Gherardo. - Hai ripetuto dei suoni in ordine!- rispose Vito. Gherardo lo guard. - Ti piace la musica? chiese il portalettere. - S- rispose il bambino incerto. - Ma, lei, suona?- domand Adele. Lui appoggi la valigia sullimpiantito della stazione, tolse la tracolla di dosso e tir fuori lo strumento. Lucido nelle chiavi, il legno scuro. - Che bello! esclam Adele E un clarinetto? - No fece il portalettere- un oboe. - E, lei, lo suona? - S, certo . Gherardo era incantato. -Le dispiacerebbe farci sentire qualche nota?- chiese Adele. -S, volentieri, ma usciamo da questo frastuono. Si allontanarono dalla confusione. Nei giardinetti cera una panchina. Adele e Gherardo si sedettero. Lui rimase in piedi, appoggi la punta del mocassino al sedile, port alle labbra limboccatura e accenn al Larghetto di Vivaldi. - Commovente- comment Adele alla fine - Loboe il pi espressivo tra i legni disse il portalettere sa esprimere il candore, linnocenza oppure il dolore dellessere debole -Sarebbe bello andare al parco e ascoltare l- propose Maria Adele. -Dove? Alle Acque? domand sopra pensiero lui. -No, al parco Tozzoni. C una bella radura. Ci si potrebbe sistemare unorchestra. Come nel 700!- afferm lei col tono tenero di una ragazzetta. -Non ci sono mai stato afferm il portalettere. -Andiamoci, mamma!- incoraggi Gherardo. - Va bene! soggiunse Maria Adele- Domenica prossima. Per lorario ci metteremo daccordo in settimana.
La domenica successiva piovve. Dante pass il pomeriggio nel sottotetto della casa di campagna a sentire il ticchettio delle gocce, aggiustando alcune gabbie. Adele bruci la crostata nel forno. Gherardo usc con i nonni materni che lo portarono al cinema. XV Il funerale stato fissato per le tre del pomeriggio. La Messa verr celebrata in San Cassiano. Gli insegnanti, i compagni raggiungono labitazione per le condoglianze alla famiglia. Gherardo trova difficile stringere la mano alla signora, accostare le sue guance a quelle di lei. Pallidissima, sotto sedativo, lei ha lespressione della resa disperata. Il marito lo sguardo dellassente o dellallucinato. Una moltitudine silenziosa esprime il proprio cordoglio nelle forme consuete. La citt sembra fermarsi per un tempo imprecisabile. Il cielo diventato grigio e cumuli di nubi vi si addensano. XVI Zia Giovanna guardava storta la nipote. Immusonita. Gli occhi le si erano fatti di un verde palustre. Quando Assunta si preparava con la gonnellina rossa e la pettorina bianca abbassava la testa sul cucito. La salutava appena mentre apriva la porta. A Maria Assunta piacevano le prove della banda. Stare in gruppo. Formare un corpo. Ascoltare le indicazioni dellinsegnante. Marciare a ritmo. Insieme. Voltarsi e rivoltarsi. La festa della Vergine Assunta era una meraviglia. Il gruppo delle majorette precedeva il corteo. Poi veniva la banda con i legni e gli ottoni. Quindi il prete, la statua della Madonnina sulle spalle delle pie donne e dei confratelli con i cappucci bianchi e la tunica in velluto rosso scuro. A seguire, le autorit. Infine la popolazione. Assunta piegava le gambe. Alzava e abbassava la mazza. La gente si sporgeva dai balconi. I coetanei le sorridevano. Perch zia Giovanna era contrariata? Temeva che Arcangelo non gradisse la cosa. Lei non capiva bene il discorso dello stare insieme. Pi insieme di due fidanzati che si amavano che cosa ci poteva essere? Ma la disciplina che comportava il decoro della ceramica, la disciplina della farmacia, a volte, si facevano treni piombati. A volte lei si sentiva stranita dentro un bozzolo e le pareva che anche per lui fosse cos. A lei piaceva latmosfera delle prove. Quel ricominciamo, quel riproviamo. Quel vedere ritrovato laccordo e il suo proseguire. Cera la festa del Patrono, la festa di Maria Bambina, la festa della Madonna del mare, la festa al Santuario Non era soltanto la tradizione, la sua continuit. Significava dare il senso, riconoscersi. Era sempre stata rinchiusa in casa. In unatmosfera di tristezza. Landirivieni al cimitero, le messe di commemorazione. Gli armadi con gli abiti neri. Le visite ai lutti. Il mondo delle zie con le loro solitudini. Per vedovanza, per scelta o appartenenza. Aveva bisogno di prendere fiato. Di soffermarsi. Di dare spazio ai sogni. XVII Ci erano andati quel pomeriggio al parco Tozzoni . A Palazzo Tozzoni, Vito e Maria Adele. A vedere gli scaloni, le sale, le cucine. Il salotto rosso con le poltrone dallo schienale alto, le tende, le tappezzerie opulente. I quadri enormi, le cornici doro. E i lampadari con le candele. Per sognare un ballo. Pensare ai ventagli, ai vestiti stretti in vita, ai brusii, ai bigliettini passati sui vassoi dargento. Alla musica. -Che bello lOttocento! affermava Maria Adele. -S, anche i romanzi! concordava Vito. -Qual il tuo preferito?- -Mah, forse I Miserabili. Da ragazzo mi aveva colpito molto la figura di Jean Valjean perch cambia identit e continua ad essere perseguitato., - Come non dimenticare quei discorsi? Innalzavano a nobili vette. Io naturalmente amavo le sorelle Bronte. Frasi come: E il mio spirito che si rivolge al vostro spirito come se fossimo passati nellaldil - S, il Romanticismo ha dato centralit allanima, alle tensioni metafisiche, ai sentimenti pi puri - Somigliano tutti questi palazzi dei signori interruppe Adele. - Erano accomunati dalle stesse abitudini, dallo stesso tenore di vita. Anche nel mio paese c un palazzo simile. Anzi, mia madre discende proprio dalla famiglia che vi abitava. -Ah s? esclam Adele e, tu, come mai sei qua, allora? Vito non le rispose. Osservava in una teca il bastone da passeggio di Umberto I, donato dalla famiglia reale al nobile Tozzoni. Che aveva soccorso sua maest il giorno dellattentato. Adesso sembrava quasi intimidito. Le piccole rughe sulla fronte un accumulo. Rispondeva di s e di no. Forse pensava ad altro. XVIII Maria Assunta aveva raccolto quelle note, distribuite nei vicoli, come caramelle cadute dal cielo. E gi imparava qualcosa della fanfara, delle marcette. Zia Giovanna le aveva detto che il padre di Vito, Gaetano, chiamato da tutti il professore anche se non si era mai laureato, era stato in giovent un gran dissoluto come il nonno, ambasciatore in Eritrea, che chiss quante mogli di ufficiali aveva conosciuto. Non cera fimmena che sapesse resistere al suo linguaggio diretto ai sensi, al suo fare insinuante. Che stesse attenta Assuntina! Tale il padre, tale il figlio!
Maria Assunta un giorno fece il bagno in zona barche grosse. Aveva il materassino e Vito vi passava sotto. Le afferrava i piedi e la faceva cadere in acqua. E ridevano. E poi si erano asciugati sugli scogli davanti al sole che gettava il suo barbaglio infuocato . Lui le aveva ricomposto il fiocco nel laccio del bikini. E le aveva raccontato la storia di Alfeo. E poi giocava a rimbalzello con i sassi tondi e piatti. Due, tre rimbalzi. Tre, quattro rimbalzi sulla superficie liscia e arrossata del mare. E un gabbiano attraversava la striscia del cielo col suo verso acuto.
XIX Non occorre unomelia particolarmente efficace per suscitare il pianto. Levento inatteso scuote tutti con la forza di un movimento tellurico.. E non ci sono parole da dire. Solo emozioni da contenere. Gherardo si tiene vicino ai colleghi col capo abbassato. Maria Adele, il busto eretto dietro la penultima colonna , sente che la sonata di Bach slarga qualcosa in petto.
Avara pena, tarda il tuo dono/ in questa mia ora/ di sospirati abbandoni./ Un oboe gelido risillaba/ gioia di foglie perenni,/non mie, e smemora;/ in me si fa sera/:lacqua tramonta/sulle mie mani erbose./ Ali oscillano in fioco cielo,/labili: il cuore trasmigra/ ed io sono gerbido,/ e i giorni una maceria. Maria Adele laveva riletta. Riaperti i testi di letteratura. Riafferrato il filo dellaquilone. Portati i libri di poesie, i romanzi in ufficio. Sistemati nel sottobanco come a scuola. Da leggere nei momenti morti. -Sei cambiata!- le disse un giorno Mara a bruciapelo. -In che senso?- chiese Maria Adele . -Sei pi silenziosa! Pi assorta. E poi, sempre con quei libri -E il potere dei ricordi, il percorso che ritorna-rispose Adele. -Te lavevo detto io! sottoline Mara- con la tua laurea...non dovresti essere qui ma, Dante come sta? Sempre alla Bruciata? -Non riesce a riposare bene la notte. Prende le gocce e si alza tardi al mattino. Cos la giornata si capovolge- inform Adele con tono malinconico. -Ma lo sapete che ieri sera cera Vito che suonava per la festa della Ripresa!- annunci Mara con eccitazione. -Cio?- chiese Paola. -Ma s! Quella festa che si fa da un po di anni in cui sfilano i costumi antichi dei quartieri! Cera anche lui accanto ai tamburi lhai visto, tu, Adelina? -No, non sono andata- rispose Maria Adele intenta a digitare qualcosa. -Certo che, a guardarlo bene, proprio un bel ragazzo. Quanti anni avr? - fece Mara. -Mah, io direi una trentina- intervenne Paola comunque, vero e, se avessi qualche anno in meno, un pensierino lo farei - Ti mette addosso qualcosa Mara faceva la voce stridula come se ti buttasses, il fuoco, a destra e a sinistra quando parli con lui ! -Adesso non esageriamo! ridacchi Paola cos moriremmo tutte! e continu a ridere. -S, invece insistette Mara come comese ti facesse una magia non so come dire. -E il fascino latino- disse Paola con aria saputa -Ma tu, Adele, lo sai dove abita? -No- fece Adele guardando un punto nel vuoto. -Ah, pensavo che te lo avesse detto Non siete usciti qualche volta? - S, ma non abbiamo parlato di questo rispose Adele asciutta. - Ho sentito il direttore un giorno dire che sta a Modena da certi parenti notific Mara. Mara e Paola continuarono a confabulare. La mattinata trascorse greve. Poi, dalla scuola elementare telefonarono a Maria Adele: Gherardo non si era sentito bene ed era meglio accompagnarlo a casa. Fu una buona occasione per interrompere il rimbombo dei discorsi. XX Al vecchio Rubino piaceva lopera lirica. Sua madre gli aveva trasmesso questa passione perch, da giovane, aveva alloggiato per un certo periodo a Parma e si era innamorata del velluto rosso e delle cantanti liriche., del mondo realizzato nella bomboniera del Regio. Durante la stagione invernale il normanno si concedeva il lusso di andare al Teatro Massimo per assistere a La cavalleria rusticana , al Rigoletto, alla Turandot. La sua preferita era Il barbiere di Siviglia che ascoltava anche in bottega e ne sapeva a memoria il testo. Ma adesso il venticello della calunnia calava pesante. La moglie quasi gli impediva di ascoltare. Si sentiva schiacciata dallatmosfera del paese. Laria si era riempita di veleno e i discorsi non avevano pi la simpatia di prima. Le parole erano gialle come le epatiti, i riferimenti erano gli stipiti delle porte che in casa Rubino dovevano essere alzati. Assuntina non diceva niente e loro non le dicevano niente. Ma era la gente che diceva.
Le zie avevano predisposto lultimo piano mansardato. Stanze ampie, ben arieggiate, con il soffitto a volta, affrescato nelle tonalit del verde e dellazzurro. E i balconi con le ringhiere in ferro battuto e ritorto. Era necessario, per, sostituire agli impiantiti di cemento, sbreccati, le mattonelle in ceramica con i disegni destinati un tempo alle famiglie gentilizie. Zia Giovanna le voleva tutte come quelle di palazzo Alfieri. Il normanno era daccordo. E il forno dellazienda Rubino fu attivato per cuocere le piastrelle che avrebbero recato i decori eleganti. Da signori. Per un matrimonio che si voleva imminente. Anche il tetto venne rifatto con una copertura a travi spesse, lo strato di assi e le tegole avvitate perch il vento non le portasse via. Furono installate le impalcature. E il rumore dei martelli si diffuse lungo la via per giorni e giorni. Arcangelo metteva tutto dentro lobiettivo per mostrare il prima e il dopo. Ai mobili avrebbero pensato in seguito. Ma dicevano, scherzando, che per due persone che si vogliono bene sarebbero bastati un tavolo e due sedie. XXI Michele Pelizzi percepiva lo studio della letteratura come un monotono acquisire informazioni intorno a questo e a quellautore. Gherardo aveva detto che si doveva provare entusiasmo per le opere dei poeti, aggiungendo alla parola entusiasmo il suo significato etimologico: in Dio. Il ragazzo un giorno gli aveva chiesto perch Leopardi avesse scritto Il canto notturno e La ginestra, che senso avesse piangere sulla vita e poi continuare a vivere. E Gherardo gli aveva spiegato che la letteratura pu insegnare la durezza, la piet, la tristezza e anche lironia, lumorismo e tante altre cose difficili quanto necessarie per la consapevolezza. Ma era successo solo qualche volta e chiss doverano planate le sue parole. Gherardo continuava a darvi importanza e sentiva di crederci, ma sapeva che let degli studenti non favoriva un vero ascolto.
Michele aveva visto la madre prendere le gocce troppo spesso. E farsi sempre pi debole e triste. Il marito, quando inforcava il centauro, voleva che quelle due braccia bianche rimanessero attorno alle sue costole. La moglie, allora, aveva preteso il divorzio.
Quando il collega di matematica riferisce questo a Gherardo, lui si sente svuotato. Sperso sul sagrato enorme e bianco in cui va formandosi il corteo.
Nella casa di campagna dei nonni, sulla facciata di mattoni rossi, cera una cassetta appesa con due finestrelle a volta. Era la dimora di due colombi. Gherardo, da bambino, li aveva osservati molte volte e aveva impresso nella mente quel volo insieme. Quelle ali sbattute e arruffate. Prima dell uno, poi dellaltra e viceversa. Non li avrebbe mai immaginati divisi. Destate nelle ore pi calde, con la scala interna a pioli, raggiungeva il solaio e si affacciava da un foro sotto il culmine del tetto. Guardava in gi. E li sentiva tubare. XXII Gherardo un pomeriggio, alla cascina, dopo che il padre aveva sparato su barattoli e bottiglie allineate sui ceppi, gli fece ascoltare, registrata in un nastro, La Colomba, tratta da Gli uccelli di Respighi e gli parl delloboe. -Perch non lo mandi a scuola di musica?- propose Dante a Maria Adele- Ci sono dei bravi insegnanti in citt. Gherardo aveva cominciato a prendere lezioni di piano dalla signora Artemisia che abitava in un vecchio palazzone sulla via Emilia. -Il pianoforte uno strumento completo che pu stare anche fuori dallorchestra gli diceva. Era una maestra severa. Da lei Gherardo imparava che le note risalgono al Medioevo e che la musica come la poesia il linguaggio dellanima. Ma non gli piaceva il solfeggio e forse nemmeno limmobilismo delle lezioni. Si sentiva irrigidito dentro quella stanza, pensava allimpossibilit di spostare lo strumento. Mentre il portalettere andava in giro col suo legno e lo suonava dove voleva. -Mamma, voglio suonare loboe! disse una sera mentre si lavava i denti. Maria Adele gli compr un flauto di plastica e chiese a Vito di dargli lezioni. Vito, tutti i sabati e le domeniche pomeriggio, lo portava lungo il Santerno, vicino a un vecchio scanno per le lavandaie, e lo faceva suonare. Perch la musica corresse sullacqua del fiume e arrivasse al mare. XXIII -Quella borsa un prodotto dartigianato? domand Adele a Vito un giorno. Entrambi avevano preso lautobus delle due alla fermata davanti allufficio postale. Locchio le era caduto ancora sulla bisaccia che spenzolava dalle spalle magre del portalettere. -Non ci crederai le rispose lui- ma questa borsa proviene da Massaua. E un regalo del nonno, ambasciatore l quando lItalia possedeva le colonie. Avevano adocchiato due sedili liberi sulla piattaforma del bus che vibrava .. Il portalettere si tolse la tracolla e la mostr a Maria Adele. Era stata realizzata con pellame di qualit. In un angolo, in basso, erano incise le stelle dellOrsa e alcuni caratteri arabi. -Me la diede completamente nuova. Nessuno laveva mai usata, prima lui sapeva come interpretare il pensiero di chi gli stava intorno. Diceva agli africani: Noi siamo gli invasori!. Maria Adele pens che probabilmente si trattava di un dono ricevuto in cambio di un favore. -Dentro vi custodisco gli insegnamenti del nonno che ho fatto miei disse Vito con aria tra il grave e il candido. - Ne potrei conoscere qualcuno?- chiese sottovoce Adele. - S rispose Vito disponibile- si deve precedere gli altri nel bene e per essere liberi, coltivare ci che si amala bont e la bellezza ci permettono di crescere -E tu, precedi gli altri nel bene?- domand Adele, colpita. -A volte credo di s, ma non ne sono sempre sicuro Laveva guardata in un modo penetrante e lei si era sentita ridotta in scaglie. -Perch non vieni anche tu sul Santerno a sentirmi suonare?- le chiese inaspettato. - S potrei anche ma che cosa ti attrae, perch vai sul fiume?- -Perch inarrestabile - afferm lui. - Ah come il divenire - disse Adele . - Come le emozioni- disse Vito.
XXIV Arcangelo era salito con la 127 verde lungo la strada a tornanti che portava alla Felicta. Voleva godersi il cielo e la vista delle colline, il frinire delle cicale . Sarebbe andato tra le piante e avrebbe accarezzato le scorze dei limoni, la peluria delle pesche, mentre il sole premeva con la sua vampa forte. Stava raccogliendo dei fichi quando lodore acre del fumo gli pizzic le narici. Allora raggiunse lorlo del terrazzamento e guard in basso verso il pendio da dove saliva la nube. Qualche pastore ogni anno appiccava fuoco in un angolo della montagna perch la cenere concimasse il terreno dove brucavano le pecore. Lincendio si propag per unarea di notevole estensione. Arcangelo vide le fiamme avvicinarsi in direzione della casa e le sent crepitare sui rami degli alberi, sulla mignola degli ulivi. Allora cominci a riempire i secchi dalla fontanella per buttare lacqua sul perimetro degli orti. Lo fece tante volte e corse e corse talmente che le gambe gli facevano male e il cuore gli batteva troppo forte. La situazione si era fatta difficile col vento levatosi allimprovviso. Ma lui non si dava per vinto. Pensava che se non sapeva difendere la sua roba, non sarebbe stato degno di godersela. Dopo diverse ore, i coniugi Rubino con alcuni amici e parenti cominciarono a cercare il figlio. Lo trovarono accanto al fico dIndia del muretto, lungo la vecchia mulattiera. Forse aveva ricevuto un colpo in testa da un ramo che si era schiantato al suolo. XXV Un giorno di luglio alla cascina facevano una gara di tiro a segno. Gherardo volle invitare Vito. Gli piacevano i cerchi concentrici rossi e neri delle tavole di legno allineate sul limitare delle stoppie. E il fragore degli spari. Dante andava avanti e indietro con frenesia per le cavedagne , piegando larto come fosse quello di un fantoccio. -Pap, questo Vito! Dante gli strinse la mano con un- Ah-era distratto dal setter che gli correva a fianco. Si concentr sulla gara osservando i tiratori che preparavano le carabine. Poi, rivolto al portalettere:-Ha mai provato a sparare?- -No, anche se in casa ci sono i fucili ereditati da mio nonno- -Da suo nonno?- - S, anzi dai miei nonni. Quello paterno li port dallAfrica, quello materno li usava per la caccia- -Ah, allora forse abbiamo qualcosa in comune disse Dante, mostrando un sorriso che sembrava privo del bianco. Intanto la gara era iniziata. I tiratori si avvicendavano seguendo le indicazioni dellarbitro. La competizione si fece accesa perch, in parallelo al poligono di tiro, un gruppo di dilettanti con le carabine prendeva di mira barattoli e bottiglie sui ceppi. Il setter abbaiava saltando furioso e Vito lo richiamava per evitare che Gherardo lo seguisse. Vito aveva raggiunto la linea dei ceppi quando i dilettanti sembravano a riposo. Ad un certo punto, non si seppe mai come, part una rosa di pallini: venne deviata da un sasso, da qualcosa posta sulla traiettoria. Forse si sarebbe potuto fermare tutto. Gherardo saltellava su una balla di paglia e si volt, quando sent le grida e poi le carabine tacere. Vito aveva la testa riversa sullerba bruciata. Per lui il sole era diventato nero e la cornea uno smeriglio. XXVI Il campanile mand i primi rintocchi. Davanti alla Matrice Vecchia la portiera della vettura funebre era stata alzata. La gente usciva piano dalla chiesa nel caldo torrido delle tre. Furono sistemate le corone con le onoranze. La bara venne adagiata nellautomobile. Il normanno e la moglie, stretti e fragili negli abiti scuri, presero posto dietro la macchina funebre che si avvi lenta e silenziosa verso il cimitero. Don Alfio cominci a recitare il Requiem e tolse di tasca il Rosario Una fila di bianche lumache compose il corteo. I fiati partirono in sordina con l Adagio di Albinoni. La salita, lungo i lastroni neri di pietra lavica, aliment il senso della penitenza. Zia Giovanna dava il braccio a zia Concetta. Maria Assunta, accanto a zia Cetti, faticava a trovare la regolarit del respiro. Il rosso colava dal dito. Sentiva di subire unavversit intollerabile. Come il rumore della cazzuola sul cemento fresco. Loboe non cera. XXVII Maria Adele, dopo quel giorno della gara di tiro a segno, aveva saputo che Vito era andato in America per curare la vista. Ma poi non aveva pi avuto notizie di lui.. Una sera aperse la cassapanca dove custodiva ancora il fondo di chitarra, con il cuoio fiorito di muffa in corrispondenza delle Pleiadi, e decise di buttarlo nella spazzatura perch non sarebbe stato buono neanche come surrogato. Dante inizi a ricercare negli archivi aspetti inediti di storia contemporanea e Gherardo inizi a insegnare. Quando ebbe voglia di rivedere lo scanno sul Santerno non riusc pi a ritrovare il luogo esatto, il punto in cui sostava con in mano la canna del flauto. La vegetazione aveva ricoperto tutto e in modo diverso.
Sul finire della giornata, dopo le esequie di Michele Pelizzi, Gherardo pensa alla lezione dellindomani. Desidera parlare agli studenti dei marosi di Montale e del dovere di resistenza. Di come e cosa la letteratura insegna. Maria Adele si affaccia alla ringhiera del balcone per guardare il profilo discontinuo dei monti e le ali aperte degli uccelli. Si ricorda del portalettere. Di quando le aveva detto che si deve precedere gli altri nel bene e coltivare ci che si ama
Avara pena tarda il tuo dono/ in questa mia ora/ di sospirati abbandoni/ un oboe gelido risillaba/ gioia di foglie perenni,/ (S.Quasimodo Loboe sommerso)
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