[ Recensione di Silvio Aman ]
Per dire qualcosa attorno a questo libro, partirei dal suo grazioso titolo, che, se prelude al pudore floreale della poesia di Adele Desideri, ci lascia la sorpresa di vederlo, poi, contraddetto dallirrompere della passione e del delirio. Si tratta, tuttavia, di una contraddizione apparente, perch i fiori sono pudichi proprio in quanto non possono nascondere, con la civetteria, ci che essi sono: organi sessuali. Basti ricordare Il gelsomino notturno del Pascoli (che era invece una Mirabilis Jalapa a fiori rossi) con le sue implicazioni erotiche, sia pure attenuate. Qui si tratta, dunque, di un gelsomino gentilmente spudorato, come possono esserlo solo i fiori (senza dover ricorrere ai moti inconsci o alle scelte orrido-oscene di Huysmans) e le nature istintive, le quali, quando amano, non hanno bisogno di celarsi dietro le foglie di fico e i ventagli del falso pudore: La rugiada dei sensi/ bagnava/ gli steli derba tremanti. E non si poteva negare/ il bacio rubato,/ i petali intrecciati/ a labbra turgide,/ il cielo tra le gambe,/ il concime nella pelle./, (in Delirio). Del resto, dal punto di vista simbolico, il gelsomino il fiore di Venere, anche per il numero dei suoi petali: cinque, come cinque volte, secondo le antiche ricerche degli astronomi arabi, la stella Venere appare in cielo nel giro di otto anni, formando il pentagramma, bench in questo caso, si tratti dellAfrodite uranica.
Per Tomaso Kemeny nella prefazione Adele Desideri evoca lintenzione di trasfigurare la natura nei giardini di una grazia antropomorfica, e/o di mutare lumano in una leggenda vegetale. Pu essere vero. Tuttavia la Desideri non una gioielliera delle metamorfosi, ma una poetessa passionale che infuoca la leggenda anche in chiave di amore guerresco e doloroso, come possiamo leggere in Guerra, in Del dolore e dellamore e in Casta meretrix, dove scrive: Vivi tra il mito e lorrido,/, (ma il mito quasi sempre orrido). In questi componimenti lestesa fioritura delle metafore sessuali pu effettivamente richiamare la grazia antropomorfica, ma solo con una connotazione di felicit, o di maggiore tranquillit: Tra le mele mature, nel mio fiore di zucca,/ sei germogliato come il gelsomino/ quando profuma, pizzica laria/ e si nasconde tra il pudore delle foglie./, (in Soverato); I petali umettati si chiudono a conchiglia/ nello spazio oltre il bosco e la fontanella./(in Cartaceo).
Se pensiamo a questo libro come a unopera sinfonica, le sue edeniche fioriture, pur non mostrandone il tratto pi caratteristico, hanno comunque la funzione di rappresentare un punto in cui londa lirica si abbassa dolcemente nellattesa della prossima cresta: quella drammatica della santa o di una faustiana Pandora.
Il pudore dei gelsomini ci appare, insomma, tutto composto da questi passaggi e sussulti (ma Giove e Marte/ si contendono lo scudo./), tanto da far pensare ad una appassionata e sofferta tensione fra lOlimpico e il Guerriero. Nella poesia Linnominata leggiamo: Non fermarti non voltarti/ scuoti il sale dalle spalle/ guarda avanti/ gioca un soldo sulla tua sorte./ Spengi il lume, danza al buio,/ non temere./ Spendi tutte le tue grazie,/ vivi lattimo pi esteso,/ pensa a quando capirai,/ nella cenere del vento,/ che era solo un lampo,/ un tradimento./.
Eppure i faustiani imperativi a vivere lattimo trovano ora un sostegno nella certezza del sono, ora una caduta nel melanconico vorrei, fra i quali, come nella plathiana Pronto soccorso, parrebbe balenare lombra di Lady Lazarus, oscillante fra il calice atteso e laceto nello stomaco.
Testamento, poesia di chiusura, ricapitola come meglio non si potrebbe i temi ricordati sopra, sintetizzando il dissidio nelle immagini della pioggerella di marzo, della la cicala delle torride estati e nel simbolo riuscitissimo della mantide religiosa (Sar concubina leggiadra e disperata,/ sar farfalla di una notte,/ cicala delle torride estati,/ luna calante,/ giovinetta del ballo assassino/ []// Sar pioggerella di marzo,/ girasole distratto, mantide religiosa./ Di Edipo seguir la sorte, mi caver/ gli occhi che non hanno veduto/ quei secondi tra lutero e la fossa,/ che marchiano come pecora al macello./).
Mi pare basti Testamento per chiarire come la poesia di Adele Desideri si muova allinterno del Cristianesimo (vale a dire di un monismo con finale dualistico, oscillante fra i poli del bene e del male tanto invisi a Nietzsche), ma con una passio ad ampia escursione. Ai versi appena letti dobbiamo peraltro aggiungere quelli contenenti i delicati pensieri rivolti ai figli, al padre (specialmente nellaccorata Elegia), alle vittime del genocidio armeno (in Tsitsernakaberd), al Cristo e allo Spirito che inebria (in Monastero di Sanahin).
Silvio Aman