[ Recensione di Domenico Vuoto ]
I gesti della poesia nei versi di Anna Cascella Luciani
Se si pu parlare di necessit riguardo alla poesia, essa consiste nel conferire senso agli oggetti del reale e ai grandi valori antropologici: nel rinominarli sottraendoli alla nominazioni o rinominazioni correnti, agli usurati criteri dellutile, alle convenzioni, al consumismo culturale che si nutre anche (paradossalmente) di un fare poetico dominato da compunti o lacrimevoli lirismi, da studiate semplificazioni della parola e del verso o, al contrario, da un neo-neoavanguardismo che tutto mescola e tritura in poltiglie fragorose (una tecno-poesia), o dai cascami di un neoermetismo che si affida a un gioco di inintellegibili cortocircuiti verbali.
In altri termini, la necessit della poesia di conferire vita pulsante e senso nominale alle cose costituisce la sua stessa ragion dessere, di esistere, tanto pi in unepoca di de-realizzazione mediatica. E la parola, il pensiero poetico sono i suoi organi prensili e vocali, i suoi gesti. I quali necessitano sempre di esattezza e misura: esattezza del nome dei nomi; misura del tono dei toni.
Se si parte da questo assunto, con il quale non si intende affatto regolamentare o irreggimentare la poesia, ma determinarne la moralit (il suo dispiegarsi come supremo tentativo di cogliere delle verit), allora tutto possibile. possibile partire da qualche dato minimo del reale e, per irradiazioni, pervenire a delle cosmogonie. Succede ne Il partito preso delle cose di Ponge, dove spesso un oggetto minimale si impossessa della pagina e genera, per accumulazioni sensoriali e gestuali, un poema; succede con toni differenti e altra misura nei versi di Anna Cascella Luciani, nellintero suo percorso poetico di cui d conto un corposo volume uscito di recente (Tutte le poesie - 1973-2009 - Gaffi Editore in Roma), corredato di un saggio di Massimo Onofri, e che raccoglie tutta la sua produzione in versi. un lungo seguito di composizioni (parola, questultima, come si vedr, non usata a caso), prezioso per valore in s e quale resoconto di unevoluzione sentimentale che si invera nella ricca modulazione dei mezzi espressivi: dallurgenza del dire delle prime raccolte - Venaria, Luoghi - alla distesa consapevole maturit degli splendidi versi di Tesoro Da Nulla, I Semplici, Piccoli Campi, Tutte Le Oscurit Del Verde, Dalla Finestra Il Cielo.
Un percorso avventuroso che si snoda lungo un cospicuo numero di anni, ma segnato da quelle costanti di cui ho cercato di dire sopra: lesattezza e la misura; lattenzione puntuale, puntigliosa agli oggetti, siano essi manufatti umani o espressioni del mondo naturale. Unattenzione che necessita di movimenti del punto di vista, del corpo, della parola del poeta: di ci che mi sono azzardato a chiamare i gesti della poesia. E dove gli oggetti innescano sentimenti o se ne fanno complici: Fossi pi allegra/ ti inviterei a nozze/ di cedro e di cannella./ Ma il paniere giallino/ manda allapertura/ sapori di coriandolo/ svanito[] (pag. 122) O si configurano come testimonianze memoriali: Infilavo collane negli aghi di pino/ le ghiande del leccio colore dellambra/ della corniola lucida liscia capace/ da sola di evocazione fatata aladina [] (pag 202).
Penso, a proposito degli oggetti naturali, a una sezione del libro, Lintelletto delle erbe; o ai versi tesi ad elencare (con quale musica martellante e ipnotica!) le tante variet della rosa (pag 254), che sembrano usciti da un trattato di botanica, tanta la cura nominale e addirittura tassonomica: gli studi di un Linneo applicati alla poesia o, meglio, la poesia, universo inclusivo per eccellenza, che fa suo, nellopera di Anna Cascella Luciani, il sapere botanico e lo indirizza a un alto e suggestivo grado di espressivit.
Con questo, si torna a una delle peculiarit dellopera del poeta: lesattezza. Che non si riduce alla sola precisione delle parole, ma riguarda anche e soprattutto i loro accostamenti, le loro accensioni e deflagrazioni di senso, il ritmo che presiede alla loro musicalit. E per lesattezza abbisogna di misura, e cio della capacit di dosare e combinare e modulare i toni adattandoli ai temi trattati.
Quando parlavo di composizioni in riferimento alla poesia di Anna Cascella Luciani, a questa sua arte combinatoria che intendevo accennare. Arte che possiede le caratteristiche proprie della musica e della cantabilit. Cos, le sue poesie arieggiano le ballatette, le canzoni a dispetto, le cavatine; possiedono lestensione di certi recitativi: e tutto questo, applicato a un registro sentimentale dove predominano lamore (sensuale, creaturale), il sentimento della bellezza e della memoria (problematico e sofferto nelle poesie dedicate alla madre), il sentimento della nostalgia, declinato con orgogliosa dignit. Ne derivano versi straordinariamente agili e tersi, spesso di brevit epigrammatica, dotati di chiuse folgoranti: [] qualsiasi altro giorno lei era/ disposta/ a fare dellazzurro/ un mare-/ moto (pag. 222). Versi che non scivolano mai nel proclama autoreferenziale, nella stentorea assunzione e rivendicazione di universalit, nellego a dismisura espanso - di Mater dolorosa, di matrice del sensibile, di vestale della sensualit e sessualit, eccetera -. E dove il dolore, laffanno del vivere e il senso della finitezza o lo struggimento per il tempo che fugge (nella sezione Labuntur anni ), la contemplazione del paesaggio urbano (con i versi dedicati alla citt di Roma e ai suoi luoghi delezione come Villa Borghese) e infine la devozione quasi francescana per le cose umili: [] - della tellina/ gialla-larga-solare-/ tolta al nido di sabbia lacerata/ sapevo solo il nome: grande/ madre-. (pag. 359) si stemperano in accenti di sottile autoironia e si corroborano al tempo stesso di una ferma responsabile presa datto delle cose e degli accadimenti umani.
La poesia di Anna Cascella Luciani , come si diceva, consapevole, e dunque colta. Risente della lezione di poeti greci e latini, ma anche ottocenteschi e novecenteschi (lamata Emily Dickinson e Anna Achmatova) e, quanto alla poesia contemporanea italiana, di un Penna, di un Fortini, di un Giudici.
Se poesia ci che, a mio avviso, porta in s e cattura altra poesia, e ne infine contaminata, questo vale certamente per lopera in versi di Anna Cascella Luciani. La quale rielabora in forme proprie e originali influssi di altri poeti, e consegna al lettore un libro di intenso respiro e di attraente fattura. Un livre de chevet che si segnala per il tocco lieve e ispirato della grazia.