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Vento

di Davide Longu
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Pubblicato il 03/10/2009 15:09:49

Il suono del vento stava diventando rumore.
Da un po’ di giorni una forte corrente di tramontana spazzolava il piccolo e mite paesino, appeso ai piedi della montagna.
Non era raro che pioggia, neve e basse temperature flagellassero quei luoghi, ma ciò accadeva solo d’inverno.
Era la prima volta che un clima invernale sferzava il paese durante la bella stagione nonostante la presenza costante del sole.
Un sole forte e nessuna nuvola in cielo non bastavano comunque a mitigare le giornate.
Per di più, la totale assenza di precipitazioni stava lentamente rendendo arida la terra…
Nella pianura circostante, a qualche chilometro dal piccolo Centro, sorgeva maestoso il grande complesso industriale.
Costruito trent’anni prima nei pressi del fiume, dall’altro lato aveva quasi inghiottito il paese vicino, mentre continuava incessante la sua espansione e l’attività di generatore di false risorse per restituire aria irrespirabile.
Ma nessuno si lamentava…
Da quando il Governo aveva deciso di investire in quei luoghi, senza tener conto delle risorse dell’ambiente circostante, molti, quasi tutti a dir la verità, avevano lasciato la dura vita di campagna per diventare operai specializzati… operai specializzati del nulla…
Lo stabilimento elaborava prodotti chimici.
In pochi anni le nuove generazioni dei centri vicini avevano costruito la loro vita in funzione di questo.
Riuscire ad avere un posto in quella fabbrica significava avere il futuro garantito…
Mentre il tempo passava, gli abitanti di quei luoghi continuavano a perdere la propria identità alla ricerca del benessere più sfrenato.
Inspiegabilmente non si teneva conto del territorio che, grazie alla stessa opera dell’uomo, per secoli aveva sfamato generazioni di creature.
Nessuno, proprio nessuno faceva queste considerazioni.
Gli stessi cambiamenti climatici erano stati attribuiti alle “periodiche evoluzioni cosmiche" del Pianeta.
Nemmeno un’anima si sentiva in pericolo…
E poi, si trattava solo di un po’ di vento…. “Un po’ più forte del solito magari”… a sentir loro, solo fuori stagione e niente di più…
Con questa convinzione gli abitanti del paesino andarono a letto anche quella notte, ignari del fatto che il vento, quel vento fuori stagione, avrebbe spazzato via tutto…
Nel cuore della notte un’unica immane folata sradicò gli edifici. Non rimase traccia neppure della fabbrica…
Alle prime luci di un’alba particolarmente nitida arrivarono i soccorsi. Si trovarono di fronte ad una landa desolata colma di morti e di detriti ammassati in un unico punto a valle.
Era come se una grossa mano avesse voluto raccogliere tutto in un solo posto.
Non si salvò alcun adulto, ma stranamente non venne toccato un solo bambino…
Il vento adesso era cessato ed una calda e serena giornata evidenziava i nuovi contorni del territorio…
I bambini vennero trovati vicino al vecchio monastero dei frati francescani, cacciati mezzo secolo prima dalla popolazione perché incapaci di rispettare “il nodo” della castità.
Tutti, neonati, bimbi e adolescenti si svegliarono infreddoliti tra le alte erbacce del chiostro.
Un lamento, un flebile vagito consentiva ai più grandi di raccogliere chi ancora non riusciva ad esprimere con le parole la propria paura.
Tanto che i soccorritori si sorpresero di fronte all’immagine di quell’inconsueta società primordiale dove i più forti si prendevano cura dei più deboli.
Ancora oggi ci si domanda come abbiano potuto ritrovarsi li.
I più grandi raccontarono di aver udito una voce nel sonno che a tratti si confondeva col suono del vento.
Diceva: “Dovete ricominciare da capo…”.

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