Pubblicato il 22/01/2012 22:24:23
Quando accade una tragedia come quella che ha colpito la nave da crociera Costa Concordia, il primo pensiero corre sicuramente alle persone che hanno perso la vita durante quella che doveva essere una spensierata vacanza.
Poi arriva la fatidica domanda: come potuto accadere un fatto simile? Come pu una moderna nave da crociera dotata di ogni tipo di strumentazione elettronica, andare a scontrarsi contro uno scoglio segnalato nelle carte nautiche a circa duecento metri dalla terra ferma? Forse una risposta definitiva e soprattutto esaustiva al cento per cento non lavremo mai. Tuttavia tre considerazioni a distanza ormai di qualche giorno dallaccaduto si possono proporre.
La prima: il Comandante Schettino ha sicuramente una responsabilit importante nellaver permesso laccaduto. Era sua la responsabilit della rotta della nave ed era sua la decisione finale di ogni manovra della nave. Il perch la Costa Concordia fosse finita cos vicino alla terra ferma, sar motivo di indagini, ma il Comandante Schettino aveva il dovere di evitare che ci accadesse.
Secondo: lerrore umano sempre possibile, in ogni attivit e in ogni lavoro, dal pi semplice al pi complesso come il governo di una nave da crociera con la responsabilit di trasportare quattromila persone. Quindi non mi sento di condannare senza appello il Comandante Schettino. Potrebbe anche aver commesso gli errori in buona fede, con superficialit ma in buona fede. Una cosa sola il Comandante Schettino non doveva fare, ed era lunica cosa che agli occhi del mondo lo avrebbe riscattato: abbandonare la nave prima che lultimo dei mozzi fosse sceso a terra e si fosse messo in salvo. Solo cos il Comandante Schettino si sarebbe riguadagnato la fiducia e soprattutto la stima degli italiani. Il gesto che ha compiuto, quello di scendere a terra tra i primi, inqualificabile, impensabile per ognuno di noi. E patrimonio culturale di tutti che il comandante di una imbarcazione, sia essa una canoa o una nave di migliaia di tonnellate, lultimo ad abbandonare la nave. E in questo caso, mi spiace, non ci sono scuse che reggano: onori ed oneri al comandante
Terza ed ultima considerazione, purtroppo amara: questa vicenda racconta di una parte dellItalia di oggi che vede ai posti di comando, di dirigenza, trasversalmente in tutti i settori della societ, persone mediocri, non allaltezza dei compiti che sono loro affidati e nominate in quei posti per amicizie o complicit di altra natura. Gli esempi che mi vengono in mente sono molteplici, ma non il caso di fare nomi e cognomi. Ognuno di noi nel proprio ambito lavorativo credo che possa trovare riscontro a questa riflessione. Se cos non fosse, si tenga ben stretto quel posto di lavoro!
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