[ Recensione di Silvio Aman ]
Rose di notte della giovane Benedetta Sara Galetti composto da tre brevi racconti dal forte contenuto etico, come specifica leditore nella sua breve nota:
proprio confrontandoci con il dolore quotidiano, per quanto possa apparire cieco e immotivato, che possiamo sperare di recuperare un senso, di costruire una possibile via verso la piena realizzazione di noi stessi [] una ricerca di senso e di speranza di fronte alle difficolt a cui luomo destinato, alle quali pu reagire solo grazie alla coerenza delle proprie scelte, ovvero considerando, come dice la scrittrice, il proprio compito, per quanto gravoso, come un dono.
In La scelta di Rosa, la protagonista in seguito alla scomparsa della madre, di cui si prese cura, rinuncia al matrimonio per entrare al servizio di una famiglia; in Una vita il giovane Vanni, studente gravemente ammalato, decide di rincontrare il padre fedifrago, e in Due biglietti per Venezia, Caterina sceglie a sua volta di tenere con s la vecchia madre malata. In base alla loro tipologia, Northrop Frye ricondurrebbe questi racconti (che rappresentano modelli esemplari di convinto altruismo e rinuncia allorgoglio da parte di gente comune) al modo basso-mimetico, proprio perch il loro eroe non rappresenta il tipo di grado superiore in rapporto agli altri soggetti e al suo ambiente: meglio, quindi, rispolverare per loro lespressione di racconti senza eroe. Il coraggio della Galetti supera comunque queste tendenze ormai storicizzate (compreso il rischio dovuto alluniformit del suo lavoro) nel senso di non lasciarsi sedurre dal male, spesso molto pi suggestivo e variegato, n di cedere alle facili soluzioni allo scopo di ottenere successo. I suoi giovani due ragazze e uno studente universitario avvertono la necessit di prendersi cura degli altri, specie se sofferenti, senza avvalersi di supporti fideistici e moralistici, perch, con la loro etica, non ne hanno alcun bisogno. Sarebbe dunque fuori luogo, impiegare il termine ottimismo, se limpegno di questi soggetti a confronto con la malattia e il dolore nasce dallintima esigenza delle loro anime: in una parola da quella di fare il bene.
Tenendo presente simile direzione, non dovrebbe stupire limpiego della lingua parlata, tanto da suggerire lidea di una sua registrazione appena corretta, cosa non certo nuova, nellambito della prosa moderna e contemporanea. Tra laltro la tecnica impiegata potrebbe ben risalire a modelli di lingua inglese, come ci suggerirebbe anche linizio del racconto Due biglietti per Venezia, dove, in una libreria per acquistare dei regali di Natale a ragazzi e adulti, la scelta cade su Addio alle armi, Colazione da Tiffany, Lisola del tesoro e i romanzi di Louisa May Alcott. Se uscire dalla retorica e dallantiretorica pur essa tale quasi impossibile, non dimentichiamo la positiva ingenuit della nostra giovane scrittrice, per la quale lo stile vuol essere innanzitutto stile di vita, e che a ci si mantiene sempre coerente, nellesporlo in diretta, come dimostra la prevalenza dei dialoghi fra soggetti intenti a ragionare e a risolvere le difficolt esistenziali nel far insomma parlare i personaggi, anzich filtrarne le parole tramite giudizi e commenti. Del resto, anche quando essa abbandona il dialogo, non esce mai dalla loro vita, anzi li segue nei loro movimenti e affetti mantenendo una impersonalit di ascendenza flaubertiana.
Lo scenario rappresentato dallambiente familiare, ma non per affrancarsene, perch se la famiglia il primo nucleo in cui pu avvenire la formazione dei soggetti destinati a svilupparsi nella societ, la Galetti mostra di privilegiarlo. La via dellamore come dono, allinterno della famiglia, la allontana dunque moltissimo dai modelli sempre un po narcisistici dellamore-passione di ascendenza stendhaliana, come anche dalle spesso egoistiche vicende legate allinnamoramento, sicch chi cercasse nei suoi tre pezzi tormentose seduzioni o qualche storia entusiasmante, si troverebbe deluso. Essi ci ricordano, sia pure da lontano, i Trois contes di Flaubert, specialmente con La scelta di Rosa, che potremmo avvicinare alla vicenda di amore e sacrificio di Un coeur simple.
Il messaggio qui stringente: o si ama o non si ama, privo di cornici letterarie e di conforti estetici, come accennavo sopra: esso riguarda per intero, senza sfrangiature, i soggetti impegnati ad ascoltare gli altri e a cercare il proprio compito fra dubbi e modi diversi di intendere la vita. Nel dialogo con la sorella Elda, che vorrebbe spingere Caterina a liberarsi della madre anziana, la risposta di questultima inequivocabile:
come se lei [la madre] mi fosse stata donata, anche se malata, anche se doloroso starle accanto. cos difficile spiegarmi. Il punto che a te stato donato un marito, dei figli. Io, invece, ho ricevuto in dono mia madre [non dice: nostra madre!]. Per me non c differenza. Io le voglio bene proprio perch malata, perch mia madre e perch per lei sacrificherei me stessa. Ma non quello che sto facendo. Non sto sacrificando nulla. Sto accettando il dono che mi stato concesso. questo che faccio. (Due biglietti per Venezia)
Accettare il dono della persona malata non comodo, specie se limita la libert (spesso nel senso di esentarsi dallimpegno), ma poich il dono comporta di riconoscere laltro, nel senso specifico di rispondere positivamente alla sua domanda di amore, non si pu pi parlare di sacrificio: si tratta, al contrario, dellatto di amore gratuito, senza tornaconti, e questo messaggio, nella scarna prosa di Benedetta Sara Galetti, appare profondamente convincente.