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Strade tagliafuoco


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Pubblicato il 09/04/2018 12:00:00

 

Avevamo visto giusto

 

 

Siamo tornati al caldo dei corpi

e così abbiamo afferrato

quanto ci stava sfuggendo,

la forza d’amare la sete

nuotando nell’acqua.

 

Siamo tornati violando i posti di blocco

le guardie drogate di carabine,

il corteo di notti all’addiaccio,

l’escursione termica di chi

percorre da solo il deserto

nei sottopassi delle stazioni.

 

Trieste ci trafisse col suo chiarore

di pietra istriana e sull’autobus n.9

ci sfioravamo come antilopi acerbe

mentre il mondo ci spronava a

cercare l’usciere dei nostri vent’anni.

 

Avevamo visto giusto attraverso

la miopia degli anni Novanta,

e adesso che siamo al caldo

sentiamo la brina evaporare

e gli angeli di Berlino spogliarsi

sul lungomare dei fianchi flessuosi.

 

Avevamo visto giusto

anche se la mente indossava

il suo colbacco di nebbiolina

e gli intercity ci spingevano

a tralasciare le stelle tuareg.

 

E adesso che siamo al caldo

restiamo appesi ai giorni

come rondini foriere.

 

 

 

Senza fissa dimora

 

 

I bambini ti cercano in cielo

fanno un asterisco sopra la nuvola

e nelle note a piè pagina,

sotto l’erba irlandese,

scrivono casa di Dio.

 

Anche i vecchi e i soldati rimasti

a ritirarsi nelle pianure, incalzati

dal gheppio del buio, innalzano al cielo

le mani macchiate, i contorti fucili,

per convocare nell’ampio silenzio

una voce di tregua.

 

I sapienti ti cercano nell’evidenza

dei libri ispirati, nell’eco dei passi

dei tuoi profeti a gloria del mondo.

Ti cercano fino al distacco della retina

sul limitare dei romitori, sul biplano

di luce di una basilica, nel deserto

più impervio della rinuncia o sulle

sponde dei templi invasi dall’acqua;

ti cercano illeso nella tempesta

e ferito nella bonaccia.

 

Ti cercano come l’Invisibile Armata

ma tu non compari nelle foto ricordo

dell’universo e continui a evitare

le piaghe da sonno del firmamento.

Ti sfili dalle mappe e dai telescopi

sbucando fugace nei cantieri dell’alba

attorno al bivacco di un cuore pastore

nell’alveo segreto del fiume stupore.

 

 

 

Tornare ai volti

 

 

Viviamo in tempi di pochi osanna

una congiuntura di tacite mondine

che non sanno più cantare e ripetono

a memoria il dialetto del recluso.

Continuamente inciampiamo

sui curvi sfollati, sui denti

mancanti dei poveri offesi,

sui sogni partoriti dalle atomiche

tattiche, sui palpiti elettrici

sparpagliati a dismisura

come arcieri predisposti

a colpire il cuore interno.

E in questo convoglio intirizzito

crescono le cellule dormienti

gli imbianchini della storia

gli esercenti che amministrano

i corpi assiderati con cinture

di fuoco altamente esplosive.

 

Per questo a noi non resta

che cercare un nuovo inizio

prima che la polizia mentale

compia il suo mandato e divida

il mondo in tante opposte caste.

 

Tornare ai volti accorsi nella luce

differente, tornare appresso

alle ostetriche degli occhi,

ai porti alati delle bocche,

ai chicchirichì del cuore.

 

Tornare ai volti,

rincasare.

 

 

 

[ Poesie vincitrici della IV edizione (2018) del Premio Letterario Il Giardino di Babuk - Proust en Italie | scarica gratuitamente l'e-book del Premio: www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=229 ]

 


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