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Il malinteso

Romanzo

Irène Némirovsky
Adelphi

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 13/09/2011 12:00:00

In molti possono vantare una vacanza “galeotta” che, in quanto di breve durata, non ha tempo di mostrare i lati peggiori o i limiti della persona ritenuta perfetta su di una spiaggia o in un luogo di villeggiatura. Yves, aristocratico decaduto e costretto ad un alienante lavoro, ogni anno fa un tuffo in quella che fu la sua spensierata vita concedendosi una lussuosa vacanza a Hendaye, dalle parti di Biarritz, zone predilette dalla Parigi-bene. Ed è qui che Yves incontra Denise, col marito e la figlioletta, famiglia notevolmente agiata che ricorda ad Yves la sua “precedente” vita, ed infatti il marito di Denise è una sua vecchia conoscenza. Fra il giovane e la bella moglie e madre la passione divampa veloce ed inarrestabile, e consuma in un vortice di passione e gioia i giorni che si vanno facendo più cupi e piovosi segnalando così la fine della stagione vacanziera. I due tornano a Parigi alle proprie occupazioni: Yves impiegato in un ufficio che lo deprime e lo fa soffrire per le ristrettezze in cui è costretto a vivere e di cui non riesce a farsi una ragione; Denise torna alle sue ore d’ozio, avendo come  uniche preoccupazioni le toilettes e gli svaghi, i locali lussuosi e le cene sopraffine, convinta che anche per Yves sia facile come per lei concederseli. Ma la realtà è un’altra, e per Yves, se l’amore è gioia infinita è anche incessante dolore e sconforto il non potersi permettere quel che piace a Denise, e ad ogni fine mese si sente ad un passo dal lastrico per le spese folli che si è costretto a fare per non scontentare l’amante. Denise è una bambina troppo viziata ed abituata agli agi e non riesce a capire le difficoltà del giovane, il quale, d’altronde, non gliele confessa per paura di perderla o di deluderla e si rinchiude sempre più in sé. L’autrice mostra in questo breve romanzo due aspetti dell’amore, da un lato vediamo l’amore come ricerca di conforto, un elisir per dimenticare le amarezze della vita e i suoi tiri mancini; dall’altro l’amore come eccitante avventura fatta di passione, sì, ma condita da locali lussuosi, regali costosi e gite in posti alla moda. L’amore come necessità di fronte all’amore come completamento degli svaghi. E sarà proprio l’incompatibilità e l’incomunicabilità fra i due vissuti, i due ambienti, a pesare come macigno sulla passione sino a ridurla in briciole. Un finale atteso, con una chiara morale, ed un messaggio tra le pagine: bisogna accontentarsi di un amore balneare vissuto con passione nei brevi giorni delle vacanze, tornati in città indossare, insieme ai completi invernali, le abitudini e i malumori, le difficoltà della vita e le amarezze che solo un amore vissuto con sincerità e scevro di illusioni (o malintesi) potrà tollerare.



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