Pubblicato il 04/02/2012 18:57:27
Della riforma del mercato del lavoro abbiamo gi scritto sulle pagine di questa rivista. Torniamo oggi volentieri in argomento visto che il Governo sembra intenzionato, nel giro delle prossime tre/quattro settimane a licenziare una riforma di questo mercato. Largomento quindi di strettissima attualit e coinvolge praticamente tutti noi. Il lavoro infatti lattivit tipica delluomo, gli animali non lavorano, cio non creano con la propria attivit beni materiali o immateriali, ma rispondono con le proprie azioni agli istinti. Ma restiamo allarticolo 18.
Ieri, nelle prime pagine, il principale quotidiano economico italiano ha dedicato allargomento ampio e ben approfondito spazio. Dalla lettura emerge per prima cosa una fatto: la materia del licenziamento del lavoratore dipendente trattata in maniera differente nei diversi Stati europei. Tutte le legislazioni prevedono una qualche causa per il licenziamento soggettivo abbinato al licenziamento per ragioni economiche legate alla vita aziendale. Il secondo caso non crea problemi perch purtroppo quando unazienda va veramente male, non ci sono motivazioni che tengano, lazienda chiude e il problema del lavoratore non esiste e basta. Il vero problema italiano, che emerge leggendo gli articoli pubblicati da Il Sole 24 Ore, quando unazienda italiana licenzia un dipendente e si instaura un contenzioso giuridico.
Qui iniziano le anomalie italiane, che sono di due tipi: tempi incerti e comunque lunghi prima di arrivare alla risoluzione della causa e incertezza nel costo monetario che dovr sostenere lazienda nel caso il licenziamento venga accolto. In sostanza quasi tutte le legislazioni degli altri Paesi prevedono un tetto massimo al rimborso, mentre in Italia il quantum viene deciso dal giudice. Se poi si aggiunge il fatto che i diversi tribunali seguono sullargomento in esame diversa giurisprudenza, il quadro che emerge in effetti quanto meno nebuloso e potrebbe scoraggiare gli investimenti delle grandi aziende in Italia. Dico potrebbe perch se si analizzano le motivazioni dichiarate che spingono i Top Manager delle grandi multinazionali a decidere in quali Paesi del mondo investire, la facilit di licenziamento non viene quasi mai citata tra le motivazioni decisive. Ma di questo argomento ci occuperemo in un altro articolo.
A questo punto mi rimane una domanda da porre e una considerazione da fare. La domanda la seguente: come mai questo Governo ha deciso di porre come centrale per la riforma del mercato del lavoro la modifica / abrogazione dellarticolo 18 ? Abbiamo visto che le cause dellanomalia italiana risiedono nei tempi lunghi della giustizia e nellincertezza del risarcimento monetario, ma queste cause non dipendono direttamente dallesistenza dellarticolo 18, ma dallorganizzazione della Giustizia in Italia e da una legislazione in parte lacunosa riguardo alla disciplina dei risarcimenti. Perch non si parte da l?
La considerazione pu sembrare banale tanto semplice: solo la crescita economica pu far aumentare i posti di lavoro e creare nel mercato le opportunit e la mobilit per tutti i lavoratori, mobilit positiva tanto cercata a parole e osannata da questo Governo. In caso contrario, cio di contrazione delleconomia, le aziende saranno costrette a chiudere e quindi a licenziare, con giusta o ingiusta causa, poco importa. Per il momento mi fermo: tante sarebbero ancora le cose da dire sullargomento. Al prossimo articolo.
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