Pubblicato il 07/01/2018 13:14:42
AUSCHWITZ
Mentre ero come albero arreso alla solina, con le sue ali a libro, di consistenza fina una farfalla su me vola senza paura affinch leggessi le sue misteriose miniature, con cura, tutte le macchie, segni e spire e, di sangue, grumi, tutti glinespiati dolori, sindoli nella natura di commessi laidumi: Se Dio suono che parla, urla e respira, canta, grida, ed espira, che tossisce, singhiozza, vomita e tuona, perch non tuonasti in quegli anni, in quei giorni, in quelle ore, perch non sonasti le tue trombe e svegliasti luomo dal torpore, perch non rendesti di propriet comune lorrore, perch, come corpo docile alla gravina, svenasti il sangue del tramonto da Elisheva, Chana, Yohanan, Adelasia, Desideria, Belisa, Sarah, ed Efesia, da, Clelia David, Yosseph, Ariela, Yaacov, Aron, Levi e Lea; Candida, Adalaieta, Bluma, Ialina, Devora, Briseide, Adina e Yasmina. Dio che non ti vergogni, perch non ruggisti in quellattimo che morivano i sogni, perch lasciasti, i papaveri, soli a tenere con i denti del cuore, quel tenue filo che rosso, che da raccapriccio mosso, che salza, sinvola, che grido schianto nota di sangue, indomito pianto, che non valsero note a venire, anni e secoli a lenire per il reale da abborrire? O! Dio che sei suono che parla, ed espira, canta, grida, urla e respira, che tossisce, singhiozza, vomita e tuona, perch non tuonasti in quei giorni, in quellore, che Yasmina che grida, urla, col cuore che sincrina sarrende, rantola ed espira, al sole che per sempre declina? Dio che ancora ti sconosci, perch larbitrio, che ancora si perpetua, non sconci? Uomo, che per il colore degli occhi con cui si guarda neghi felicit e bruci il cuore finch arda, e sono sempre, azzurri, di cenere, doro, derba o di terra, gli occhi con cui la natura, sulle ali, incarner le libert negate, finch avr farfalle penate.
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