Dall’interno della specie
Eppure nel frammento di ogni memoria,
nella natura di un sorriso che supera a volte il nostro sguardo
accarezziamo la vertigine con una mano
nello scandalo innaturale che ci trattiene,
eppure, dall’interno della specie,
ognuno tenta di lenire il proprio male con una scheggia,
con le prove concepite fuori da ogni possibile
orizzonte di stupore.
Sotto il regno della finzione
Sotto il regno della finzione i segnali
avevano un flusso ordinato dal talamo alla corteccia,
aurore celesti, azzurre virate in un cielo invernale,
pensieri, ricordi, ciò che distingue una specie,
ciò che ci ha consentito di sopravvivere per anni.
Sarebbero state le prove del tempo che avanza con niente.
Dentro a ogni uomo rimane un futuro da riciclare,
paesaggi intravisti a un passo dal nulla,
traguardi pensati la notte, scintille d’infinito,
il corpo sconnesso dell’animale.
Bisogna pensare all’evoluzione della specie
come a una ramificazione cerebrale
che lotta sottoterra per difendersi dal tempo.
L’evoluzione è altruista
L’evoluzione è altruista,
a sopravvivere sono esseri buoni,
un bimbo di un anno ci informa di una presenza.
Leggo un articolo di giornale in un giorno qualunque
di un attimo senza destino,
tengo le braccia conserte nel caldo pomeridiano,
sfioro una luce invogliata da un domopak lampeggiante.
Io che per anni avevo creduto all’egoismo di natura,
mi trovo a essere chiamato giraffa d’altruismo.
Mi chiedo se ho sviluppato solo il collo per guardare
meglio in faccia una persona che non conosco.
[ da Dall'interno della specie, Andrea De Alberti, Einaudi ]
