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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Tra le cose che aspettano

Poesia

Emilio Zucchi
Passigli Editori

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 21/03/2008

Ci sono cose, sempre sotto il nostro sguardo, che diventano invisibili, scompaiono, non si vedono pi, labitudine le eclissa, perdono di interesse, diventano scontate. Zucchi cerca di rompere questa maledizione, guarda le cose con occhi disposti a vedere. Esse stanno l, aspettano, e Tra le cose che aspettano emerge qualcosa che pu essere inscritto nel cerchio della poesia. Quello di Zucchi diventa allora uno sguardo che porta le cose ad una rinnovata esistenza, con i suoi versi squarcia lindifferenza che le sovrasta e ne denuncia una sorta di abbandono: Zanzare, fili derba, fiori, microbi, / fratelli tutti cui ho tolto tutto, / schiacciando strappando lavando / [] / vi ricordo e ringrazio / della vita che avete rivelato / []. Il poeta ha il pensiero del mondo, nel senso che considera il mondo, lo guarda e lo investe del suo coraggio analitico e descrittivo, quantitativo e qualitativo: Un cartoccio di latte semivuoto, / e, sopra il tavolo, una gatta giovane / e curiosa. La radio accesa sfrigola; / nella padella tremano due uova: / cos, dentro la testa, / il pensiero del mondo; / quello fuori dal guscio.
Nel suo procedere denuncia alcune parti del sistema sociale vigente: lipermercato, i lobotomizzati digitali, gli idrocarburi, le orecchie paraboliche, gli occhi elettronici lungo la via di casa, e tutta una serie di tendenze sociali che rendono luomo indifferente mentre le cose attendono la restituzione di una integrit tradita, del loro ruolo iniziale e sostanziale.
In una seconda sezione della raccolta Zucchi parla di schiene nere, pugni neri, labbra africane, bambini di madri africane cariche di merci, tutti simboli di un rapporto con il mondo, con la natura, ormai corrotto dalla modernit. E una societ che ruota fuori asse.
Nellultima parte del libro, Appennino, si allontana dal mondo di questa stessa modernit sbilenca per proiettarsi nel mondo naturale della montagna, dove si trova una pace che scaturisce dal ruolo integro che ancora le cose possiedono pur nellapparente terribile ciclo di vita e morte, di vittima e di carnefice: Lo scheletro di pecora spolpato, / a ridosso del masso ricoperto / di ruvidi licheni, dentro lalba / dautunno fende gemiti / al vento. []. Ma proprio nelle piccolezze, che alle volte ci sfuggono, disattenti come siamo, che si riflette limmensit e la chiave della serenit: [] Un passero sapprossima per bere [] / in quella mite sete ora placata, / tutto limmenso cielo.

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