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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Acrilirico

Poesia e Prosa

Gian Maria Turi (Biografia)
Manni Editori

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 21/10/2011 12:00:00

Ecco un bel libro. Questo Acrilirico tiene fede al titolo che porta. Togliendo la quarta sillaba (ri) dal titolo, si ottiene Acrilico che un tipo di vernice molto versatile che pu essere usata a corpo con la spatola, a pennello come la pittura ad olio, o diluita fino ad ottenere un effetto acquarello. Pu essere usata su tutte le superfici, dal legno alla plastica, alla stoffa, al metallo. Cos questo libro, versatile e non facilmente inquadrabile in una tipologia di testo. La sua originalit sta nella fantasia dellautore, fantasia che si ripercuote nello stile di scrittura e nelle idee che lautore depone sulla pagina come un pittore su una tela, a partire dalla materia acrilica, e modificandone la densit, propone vari effetti plastico-cromatici.

Volendo trasferire lanalogia in campo culinario, vi si leggono/assaggiano testi/piatti diversi, attesi con trepidazione e curiosit di gusto nello svolgere della lettura/pranzo. Si passa dalla poesia, alla saggezza dellaforisma, alla narrativa (dal racconto quasi autobiografico al racconto fantascientifico), allarticolo, al nucleo iniziale di un potenziale saggio, cos come in un pranzo si passa dallantipasto al dolce con continuit e calibrata degustazione di vini che accompagnano i piatti.

un libro originale, scritto, come si percepisce nello sviluppo dei pensieri, da una persona di ampia cultura, con grazia e carismatica determinazione, qua e l raccogliendo nel testo, senza ostentazione, riferimenti alla letteratura antica e moderna. Luso delle parole appropriato e intelligente il loro smarcarsi dalla banalit del dire. La scrittura al tempo stesso onesta e, quindi, integra in quanto non ha infingimenti dettati da inutili pudori che hanno il solo risultato di falsificare una scrittura e corrotta, se cos si pu dire, dalla stessa natura umana che appare qui totalmente debole nella sua alterabilit e nei suoi slanci verso relazioni che lasciano quasi sempre, specialmente quando sono damore, lamaro in bocca.

Se dovessi definire questa opera di Turi la definirei il libro delleresia delle regole e dei significati. Ma una eresia sana, che sa scuotere la coscienza e non si nasconde dietro il dito del perbenismo e del buonismo; se una relazione va male, e fa male, cos punto e basta, se avviene qualcosa di anormale nella propria esistenza perch non dirlo cos com? Perch non farne motivo di slancio verso un punto pi alto, e non pi basso, della montagna dellesistenza?

Narrare le proprie visioni ed esperienze, inventate o meno, reali o fantasiose, ha il suo valore di verit, ci credano gli altri oppure no. Ma la fantasia di Turi non lavora solo nei concetti e nelle visioni, essa lavora anche concretamente sui testi, i quali, deformati a piacimento, diventano al contempo scheletro e sostanza del proprio dire. Se si ha voglia di interrompere un periodo, di riproporlo a sobbalzi, di sgattaiolare via con la penna da davanti il lettore, proprio mentre sta avvenendo la lettura, perch non farlo? Ci sono regole, nel testo di Turi, che si autodefiniscono nel corso della sua scrittura, egli, scrivendo, crea il gioco e la regola del gioco. Ed ecco la meraviglia e la grazia di questo libro: una latente novit lo caratterizza, una sorta di instabilit accompagna il lettore durante la lettura, dalla prima allultima pagina, talvolta avviandosi, i pensieri, da una sorta di caos e nebulosit di interrogativi allapparenza scontati, ma che presto si dimostreranno essere tuttaltro.

 

Riporto alcuni estratti.

 

*

 

Da Fragmento archeoillogico:

 

[]

ecco. a venticinque anni io vivo di inquietudini e deliri e di collassi sociali bisestili ogni quattro anni le fave ricrescono nei loro baccelli attaccate

?ias, oirartnoc la

e per di pi ignorando il modo di doppiare il capo horn della mente

la ragionevolezza e

unansia di controllo tecnico che continua a fallire

e il terrore epico che labbandono possa sgattaiolare nellorrore.

 

nel frattempo (o intanto) publio cornelio scipione ammira i pennacchi di fumo avvolgersi al cielo di cartagena in spagna e i soldati alla ronda di guardia. sorseggia massico o falerno mentre detta al suo scriba una lettera per quel suo fratello in patria, sorridendo di ogni tratto di calamo segnato sulla cera. [ potente virile un distruttore] trionfer a roma e su per la via sacra, e s potr colpire di minchia senza che limpeto gli fiacchi le gambe.

 

beve, scoreggia. anche questa fatta, pensa.

 

ciao e.

a presto.

 

*

 

Da Retro:

 

Questa Retro, per Sele

e per quando il sole si far pi sotto.

 

I

 

Il mio nome monaco. Monaco che sbaglia

di continuo. Teso, convulso, offeso, la lista

degli insulti che ho incassato, cos debole,

non indispensabile.

A combattere contro natura la polvere del panico

nellansito spirale di un predatore preso volevo dirti

non fa per me

la teoria dellamore, la devozione astratta.

Non me ne dare pi. Io sono della setta

che non d speranza, rifiuter gli oracoli e il ritorno

sono lorgoglio che non chiede pace, lamore netto

che non sa sporcarsi.

Desideravo affidarmi al tuo affetto. Me lo sentivo

forte, immunizzato.

Vederti scorticare sulle loro gambe, la

musica, i Disciplinatha, il whisky. Ho pensato:

mi sta attirando nel suo inferno di donna e

stanotte sono stato assassinato dallarroganza della libert.

Ci siamo contraddetti e contraddetti

ancora, prima che uscisse in luce tu!

lautoamore acquisito soprannominato il niente.

Finch occhidolci il vuoto si specchiasse. Sono io.

[]

 

*

 

Da Illuminazioni:

 

[]

I tessuti corporei si rigenerano continuamente ci che d la sensazione della permanenza la stabilit apparente della forma, mentre la sostanza continuamente rimescolata dal vissuto. Questo gi dovrebbe significare qualcosa. Che esistiamo semplicemente perch mutiamo, ovvero perch sembriamo.

Lidea stessa della permanenza ci viene infitta solo dal ricordo che abbiamo di noi stessi.

[].

 

 

Grazie dunque a Gian Maria Turi che mi ha fatto divertire nella lettura e al contempo mi ha condotto su vie meditative scuotendomi come un sacco di farina che deve depositare sul fondo tutto il suo contenuto.



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