Pubblicato il 24/04/2020 15:10:52
LIMITI
Aveva trascorso una nottata insonne. Il pensiero di dover utilizzare la didattica a distanza, attivando Meet e Google Suite per propinare agli studenti quel concentrato di lezione, che bene o male aveva concepito, la tormentava. La moderna tecnologia non era fatta per lei. Le sottraeva solo energie che voleva invece destinare a lezioni frontali per platee di giovani, senza dover ricorrere a piattaforme, tastiere e audio che le procuravano poca soddisfazione e tanta fatica. Quel mattino si alz alla solita ora, raggiunse la cucina, mise la moka sul fornello e accese la radio per ascoltare le notizie riguardanti il Covid 19. Il consueto triste rituale quotidiano, scandito per tre volte al giorno, da quasi due mesi, che richiamava una mortificazione penitenziale, in parte rifuggita, in parte cercata, non solo per formazione, ma anche per innato bisogno, o consapevolezza che nella malinconia pensosa, pi che nel piacere, risieda il senso della vita. Guard le pareti del piccolo soggiorno. Le piaceva laspetto giovane, con gli scaffali bianchi pieni di libri, lastrattismo dei quadri e i lampadari simili a lampare appesi al soffitto. E poi il divano color sabbia, con quel tessuto in canapa grezza dai richiami etnici e ancestrali. Le sarebbe piaciuto attardarsi rimanendo semplicemente l, ferma nella vista di cose consuete, senza doversi mettere davanti alla tastiera del monitor a digitare spiegazioni e consegne. Consum la colazione in fretta, depose la tazza nel lavello, fece scorrere lacqua, ripul tutto. Poi, rientr in camera da letto per alzare la serranda e aprire la portafinestra. Fuori cera un bel sole che avrebbe potuto riscaldare la casa con i suoi raggi luminosi. Ma, appena apr i battenti, nella stanza entr un piccolo sciame di vespe che ronzarono rumorose intorno ai vetri, al lampadario, allarmadio. Fece latto di chiudere immediatamente le imposte prima di realizzare che gli insetti sarebbero rimasti prigionieri nella stanza; allora spalanc la finestra ma ne entrarono altri. Chiuse la porta della camera e prese la scopa dal ripostiglio, poi rientr terrorizzata agitandola contro le vespe che produssero una danza scomposta intorno allinnocuo oggetto . Si sent impotente. Guard verso lesterno: nella parte alta tra la tapparella e il muro doveva essersi formato un favo. Strano che se non lo avesse mai notato prima. E adesso, che fare? Non se la sentiva di tentare in qualche modo la rimozione. Non aveva la protezione necessaria. Temeva che una scopa non bastasse. Il ronzio si era esteso alla mente. Lo stato di tensione, in cui si dibatteva da settimane a causa del confinamento e la prospettiva incerta del futuro, contingenze che si sommavano a un mutato stile di vita, le avevano fatto dimenticare i piccoli rimedi appresi durante linfanzia dalla realt contadina. Se la madre fosse stata presente, avrebbe saputo risolvere quella cosa semplice con senso pratico. Lei, invece, incapsulata dentro il suo appartamento, nellalveare del condominio di citt, atterrita dalle conseguenze del dilagante contagio, snaturata dalluso della tecnologia che pur odiava, non trovava altro rimedio che ricorrere a internet per individuare un impresa di disinfestazione che le risolvesse il problema. Cerc, trov il numero, si mise in contatto, concord i tempi: gli operatori potevano venire nel pomeriggio. Bene, pens. Almeno mi libero dallimpiccio. In mattinata liquid la lezione virtuale con rapidit: assegn lideazione di un soggetto e di una scaletta per lipotetica sceneggiatura di una storia. Sapeva che si sarebbe condannata nei giorni successivi a un lungo lavoro di correzione ma, al momento, non era nello stato adatto per prodursi in una serie di articolate operazioni di didattica a distanza. Pass le ore successive ad aspettare in soggiorno larrivo dei tecnici, aprendo di tanto in tanto la porta della camera da letto per vedere quante vespe erano rimaste a ronzare. Suonarono finalmente al citofono. S. Terzo piano. Due tizi con equipaggiamento simile a quello medico erano gi alla porta. Li fece entrare e li accompagn sul balcone, poi apr con riluttanza la camera da letto e la porta finestra. Guardarono attraverso le loro visiere. Avevano visto. Cera un favo. Chiesero di chiudere ermeticamente i battenti, perch il prodotto da spruzzare era tossico. Lei chiuse. Loro eseguirono e praticarono lo stesso intervento alla tapparella del soggiorno, dove cera un altro favo di dimensioni pi modeste. Unora in tutto. Rientrarono. Avevano concluso. Meglio tenere ancora serrato per evitare i lasciti del prodotto tossico. Si erano tolti la visiera ma continuavano a indossare la maschera protettiva. Lei, mantenendo la distanza di sicurezza, chiese limporto. Quattrocento euro. Si percep impietrita. Non aveva considerato la cosa. Non si era informata prima. Aveva quantificato in modo vago la spesa stimandola secondo le proprie categorie mentali. Adesso realizzava che doveva versare quattrocento euro per la rimozione di una noce di favo. Era ridicolo. Assurdo. Cerc nella mente qualcosa che potesse rasserenarla o una forma di giustificazione. Ma non trov nulla. Si sentiva unimbecille. Unincapace che non solo era impacciata nelluso della tecnologia, ma non aveva nessun senso concreto delle cose. N consapevolezza ecologica. E adesso si trovava davanti due anonimi in scafandri plastificati che richiedevano una cifra spropositata e lei non poteva ribattere nulla perch avrebbe dovuto sapere. Sapere a che cosa sarebbe andata incontro. Ma non si arrese, doveva trovare qualche elemento per non sentirsi una nullit. E cos pens alla causa del tutto. Certo, come aveva fatto a non arrivarci subito? Il covid. Il covid 19 aveva dato alla testa. Aveva inoculato terrori. E pagare quattrocento euro piuttosto che venire contagiati era certamente meglio. Il sollievo del male minore, per quanto supposto, poteva costituire motivo di sopravvivenza psicologica. Estrasse il bancomat. Quelli avevano gi appoggiato sul tavolo il pos. Digit. Uscirono i due scontrini .Finito, fatto. Risolto il problema. I due se ne andarono avvolti nelle loro tute spaziali. Lei si rinchiuse la porta alle spalle. Raggiunse la camera sanificata dalle vespe, sterminate ai danni del pianeta, si mise davanti al pc, lo avvi, e attese i tempi di connessione cercando di ricordare le indicazioni, ricevute dal tutorial il giorno precedente, per utilizzare la piattaforma.
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