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Nuovi scenari e vecchi merletti

Argomento: Politica

di Lorenzo Roberto Quaglia
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Pubblicato il 18/02/2012 22:44:03

Della riforma del c.d. mondo del lavoro abbiamo gi parlato in diversi articoli. Ora mi preme formulare alcune considerazioni conclusive sperando che il Governo Monti recepisca le istanze che vengono dai lavoratori e dai sindacati e comprenda che una riforma della legislazione su queste tematiche non si pu fare in qualche settimana.

Punto primo, sullarticolo 18: la notizia di settimana scorsa. LAssociazione degli artigiani di Mestre ha condotto unindagine su quante aziende e quanti lavoratori sono soggetti allarticolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Risultato: il 3% delle aziende italiane supera i 15 dipendenti, ma queste imprese impiegano il 65,5% dei lavoratori. Ma chi lavrebbe mai detto su oltre 5 milioni di imprese operanti in Italia, solo 150.000 aziende risultano interessate allarticolo 18; per su oltre 12 milioni di lavoratori dipendenti, circa 7,8 milioni di persone sono tutelate dallarticolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Conseguenza: come si pu affermare che con la modifica/abrogazione dellarticolo 18 verrebbe colpita solo una minoranza dei lavoratori e che tale articolo non interessa quasi nessuno? Invece solo una minoranza delle imprese che risulta interessata dallarticolo 18, mentre la stragrande maggioranza delle imprese italiane gi ora fuori dallambito di applicazione dellarticolo 18. Semmai, dal mio punto di vista, ci sarebbe da estendere lambito di applicazione dellarticolo 18 anche ai lavoratori che ora ne sono esclusi, tenuto conto che il buon Legislatore dovrebbe estendere le tutele per i lavoratori, anzich ridurle, visto che il lavoro lattivit su cui si fonda la Repubblica italiana.

Punto secondo: la ragione per cui lItalia negli ultimi anni ha perso attrattiva per le aziende (italiane e straniere) che vogliono investire (in Italia) dipende, purtroppo, dalla mancanza di attrattiva del nostro sistema Paese. Per capirci i veri problemi per le aziende risiedono nella eccessiva burocratizzazione cui devono sottoporsi per avere permessi e autorizzazioni, per poter decidere con tempestivit strategie aziendali che, in un mondo che viaggia alla velocit di internet, non possono soggiacere ai tempi autorizzativi della nostra Pubblica Amministrazione. Poi c il problema della certezza del diritto sul quale ogni imprenditore che vuole investire deve necessariamente poter contare per decidere dove spendere il proprio tempo e denaro. In Italia la crisi del sistema giustizia ormai cronica. In questa occasione sarebbe inutile parlarne perch ci porterebbe fuori tema. Comunque non possibile che un processo civile, magari proprio una causa su un licenziamento ritenuto illegittimo, arrivi a sentenza di primo grado in quattro/cinque anni. Questo si che assurdo. Ma non un problema legato allarticolo 18, ma alla cattiva amministrazione della giustizia che tiene lontani gli investitori dal nostro Paese. Terzo problema: nel nostro Paese negli ultimi anni mancata una politica industriale capace di leggere il futuro prossimo e di creare quelle condizioni affinch le medie e grandi aziende italiane pilotassero il cambiamento e riuscissero a rimanere attive e concorrenziali in primis sul mercato interno. LItalia ha perso interi settori industriali negli ultimi lustri: la chimica scomparsa, lautomobilistico ormai ridotto al lumicino, il settore energetico fragile e si potrebbe investire molto di pi, ora in crisi anche la moda, resiste lagroalimentare a fatica, il turismo non sfruttato al meglio, la cantieristica navale agonizzante. Pu un sistema Paese reggersi solo sul terziario? Quarto problema, quello fiscale. Non di immediata e facile soluzione. Qui dir solo che una pressione fiscale cos elevata, sia per le aziende che per i lavoratori, non facilit gli investimenti degli imprenditori in Italia.

Punto terzo. Intendiamoci: la riforma del lavoro necessaria tenuto conto che loccupazione in calo ormai da diversi anni e soprattutto la disoccupazione riguarda pesantemente i giovani, cio coloro che dovranno sopportare il peso delle future pensioni. Pertanto la riforma del lavoro si collega automaticamente alla riforma del sistema pensionistico da un lato e deve presupporre una riflessione seria e approfondita sulla realt economica attuale in cui si trova lItalia. Non si pu intervenire a gamba tesa su temi cos delicati nel giro di un paio di mesi. Il Governo tecnico di Mario Monti non stato chiamato a rivoltare lItalia nel giro di un anno, ma solo a porre in atto, cosa che parzialmente ha gi fatto, quelle misure straordinarie (e impopolari) che andavano prese per riportare la fiducia dellEuropa sulla seriet e capacit dei governanti italiani nellaffrontare la crisi economica, scongiurando un nuovo caso Grecia.

Va bene quindi porsi il problema della riforma del mercato del lavoro, ma il tema di tale importanza che qualche riflessione pi approfondita francamente credo che vada fatta.

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