Pubblicato il 23/02/2012 13:16:32
D'Annunzio Gabriele DAnnunzio (a cura di Ninnj Di Stefano Busą)
Dentro il Decadentismo sta in bilico unaltra voce singolare del nostro panorama culturale letterario: DAnnunzio. Figura emblematica di scrittore illuminato da una cultura di transito tra il vecchio e il nuovo, il quale non riesce pienamente ad uscire fuori dagli stereotipi di una pagina storica che lo vede in prima fila affrontare le grandi trasformazioni a cavallo del secolo. In lui lincapacitą di intendere la storia come illuminata da fattori di religiositą e di autentici valori di fede fa perdere di vista la realtą che, in tal modo, si presenta come lesaltazione orgogliosa e proterva di un io che culla il soggettivismo individualistico e lo traghetta nel dissidio reale della storia. Di contro, la storia ne esce come un episodio di esaltazione naturalistico-culturale ricettivo ad accogliere lo strutturalismo di una volontą che č la parte finale di una costruzione intellettuale avanzata, la punta diceberg di un prepotente individualismo idealizzato fino alle sue estreme conseguenze da un intelletto che si dibatte nelle sacche prioristiche del fenomeno materico pił esaltato delluomo-dio (protervo e conflittuale episodio dellagnosticismo religioso e dellevoluzionismo darwiniano). Le prove della teoria evolutiva vanno poi ricercate nella possibilitą di influire sul controllo di laboratori interpretato dalle indagini scientifiche del processo evolutivo della specie. Da parte di DAnnunzio vi č ladesione ad uno strumentalismo intellettuale che trascina dalla sua il simbolismo alla francese di Mallarmé, Rimbaud, Huysmans, e russi (Gorkji, Dostoevskji), dentro le istanze concettuali filosofiche di Schopenauer e Nietzsche, che lo portano allinterpretazione culturale di un decadentismo che si rivela di trascinamento storico-politico-culturale del tempo. In ogni modo, DAnnunzio č una delle massime figure della pagina letteraria italiana, un trascinatore fascinoso ed esaltato, un poeta sensuale in Canto novo, un novelliere che interpreta i canoni del verismo (Terra vergine, San Pantaleone, raccolti poi col titolo di Novelle della Pescara) in cui decisamente si allinea al decadentismo di Huysmans e di Wilde (vedi il Ritratto di Dorian Gray) come si mostra nei suoi romanzi Il piacere, Linnocente pervasi entrambi da una morbosa sensualitą; Il trionfo della morte e Le vergini delle rocce, una reinterpretazione poetica grossolanamente comparativa del superuomo nietzschiano. Tutte opere che gravitano intorno al concetto della volontą di potenza di questo modello interpretativo. Un acceso nazionalismo sta invece alla base delle Odi navali, in cui si avverte il crescente interesse per la vita politica attiva del momento. Deputato in Parlamento, DAnnunzio si schiera con la maggioranza parlamentare per poi unirsi allestrema sinistra nellostruzionismo contro Pelloux. La relazione con lattrice Eleonora Duse gli apre un periodo di attivitą artistica fra le pił sfolgoranti, soprattutto in teatro: La cittą morta, Gioconda, Francesca da Rimini, La figlia di Jorio, La fiaccola sotto il moggio, Fedra, Pił che lamore. Si dą al lusso pił sfrenato e alla condotta pił sensual-libertaria, dissipando i proventi delle sue opere, oltre che il patrimonio di famiglia che era fra le pił agiate. In breve č costretto a lasciare la residenza lussuosa de La Capponcina per sottrarsi al tormento e alla furia dei creditori, prima sede Marina di Pisa, poi Parigi e Arcachon, dove compone altre opere teatrali tra cui: Il martirio di San Sebastiano musicato dallo stesso Debussy. Laspetto strutturale e direi quasi primario del suo carattere č quello di aver considerato la parola rivelatrice essa stessa di storia e di lussuriosa interpretazione dei sensi: una parola goduta, prima di ogni altra cosa, dalla libido furiosa della passione e dei sensi, nella loro pił vera accezione di verismo e solo in un secondo tempo demandata al tono goliardico-patriottico propulsore di idee per gli stimoli intellettuali che la dominano. In tal modo, DAnnunzio č recettivo ad accogliere le pił ardite spericolatezze del linguaggio e delle esperienze culturali europee. DAnnunzio passa attraverso varie correnti di pensiero: dal naturalismo alla Zola, ai veristi, parnassiani, simbolisti ecc. Sembrņ di tutti avvertire il soffio. Perciņ, appare come lultimo anello di congiunzione di una catena di sopravvissuti che devono traghettare dal crepuscolarismo al revisionismo logico della nuova cultura, lavittoria mutilata che ne accentua il nazionalismo con ampi e godibili spazi verso una tendenza tutta sua di libertarismo in chiave moderna. Con DAnnunzio la letteratura sembra aprirsi a nuovi orizzonti ed a ipotesi di rinnovamento intellettuale e artistico che, tuttavia, non pervengono a modificare assetti e tradizioni, né a pervenire ad esiti strutturalmente definiti. Il mondo dannunziano si muove su un terreno di ricerche personali e va tutto in direzione di un naturalismo panteistico con ampi squarci di decadente materialismo positivistico di fine secolo (Darwin). Come si sa egli si oppone ad un idealismo contrapponendovi il suo tipico individualismo esasperato, esaltando lio individuale col retaggio storico di un processo nazional-patriottico, ma anche mitico, proprio di quel mito teatralmente acceso e vivido delle sue rappresentazioni. Si possono distinguere tre momenti: quello pił sensuale sullo sfondo di una Roma barocca in cui canta la natura con istinto baldanzoso e selvaggio, esaltazione di sé nel primitivo rapporto di storia-ragione che riproduce il modello del verismo, ricordiamo la sua loquace penna nel descrivere il processo virtuale delluomo novo. Le sue prime opere ne sono lesempio. Passņ poi ad un naturalismo ispirato da sentimenti morali ed eroici, esaltando il superuomo, studiando le posizioni teoretiche nietzschiane. Quivi aveva trovato una giustificazione aderente allesaltazione del suo individualismo: unica veritą č listinto. Cristianesimo e civiltą moderna sono ben lungi dal rappresentare la realtą del momento cosģ votata al crepuscolo nel rapportarsi al conflitto da sempre esistente tra lo spirito e la materia. In un primo momento, questa posizione di pensiero lo porta a formulare modelli di vita improntati al concetto del superuomo. Poi, ripiega sulla posizione fuori da ogni convenzione sociale che lo porta ad esaltare se stesso. Terzo momento, nel quale DAnnunzio coglie pił serenamente il profondo dissidio e celebra la passione con la forza rigeneratrice dei sensi: vivere con forza e con estremo piacere, (credo sia stato il suo vero ideale), assecondando gli impulsi istintuali. Alcyone č lopera in cui torna ad essere cantore puro, dimentico degli eroi e dei doveri patriottici. Lopera č un ritorno alla natura, alle cose viste con locchio sensual-fantastico, vi sono visioni solari e marine, si chiude con un commiato del poeta rivolto al Pascoli che dimorava nella vicina Castelvecchio. In Alcyone si trovano alcune tra le pił belle e mirabili liriche di DAnnunzio: la sera fiesolana, la pioggia nel pineto, meriggio, etc. Il poeta vi domina nel suo pił vasto repertorio naturalistico a sfondo paesaggistico, rappresentativo di una ineludibile bellezza della poesia. Siamo alla celebrazione di una visione pił modernamente panteistico-individuale che esalta la natura nella quale si riesce a cogliere lesortazione agli uomini a ritornare ad una vita pił semplice, nel verginale istinto e afflato del creato, una ragione naturalistica domina un tema paesistico di grande effetto. Un panismo ripreso dai motivi ispiratori che realizzano unatmosfera sensuale in cui DAnnunzio pienamente si riconosce: la terrestritą, le marine, le modulazioni di un canto incarnato nel mito della terra, quale intuizione di un mondo pił semplice che prende il sopravvento su fattori speculativi generazionali di unapertura al moderno tecnologico. Il sentimento panico avverte di una sua elementare esigenza di natura che rispetti le grandi leggi del mondo, quasi un respiro-cosmico sensuale per chi era abituato a repertori pił apertamente celebrativi delluomo-protagonista. Gli ultimi anni della sua vita li trascorre in uno sradicamento di sé e dalla realtą circostante, prigioniero ormai del proprio modello estetico, che in tono rievocativo continua a produrre in successione quasi autobiografica di recitazione: Il venturiero senza ventura, Il compagno dagli occhi senza cigli. Completamente in ritiro dalla mondanitą, nella sontuosa villa sul Garda il Vittoriale degli italiani si eclissa dalle fastose passioni del mondo, rifugiandosi in un agnosticismo religioso che nel selezionare i suoi sentimenti lo rende estraneo al processo dei dibattiti, trasformandolo poi nel monumento-museo di se stesso. Muore nel 1938.
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