Una tempesta di parole trova la sua articolazione in quattro sezioni, nelle quali Salvatore Contessini si misura in un re-lato di suggerimenti accolti scaturiti da un dialogo avvenuto non soltanto nella distanza-vicinanza della pagina scritta e letta, nella vicinanza della parola poetica incarnata nella condivisione di percorsi di poetica con gli altri, ma nei vissuti concreti in cui la sua esistenza si incontrata con lesistenza degli altri poeti, con i quali si visto, ha parlato, si confrontato, ne ha sentito il re-spiro e il so-spiro. Gli altri sono Diana Battaggia, Corrado Benigni, Giusi Busceti, Luigi Cannillo, Maddalena Capalbi, Fabio Ciofi, Flaminia Cruciani, Fortuna Della Porta, Luca Denti, Francesco Doniselli, Tania Ducoli, Anna Maria Farabbi, Luca Grancini, Corrado Guerrazzi, Stefano Leoni, Giorgio Linguaglossa, Roberto Maggiani, Gianpaolo G. Mastropasqua, Giampiero Neri, Fausto Nicolini, Guido Oldani, Terry Olivi, Rita Pacilio, Gabriele Pepe, Antonio Scardino, Alessandro Sichera, Maurizio Soldini, Marzia Spinelli, Guido Turco, Aky Vetere, Pasquale Vitagliano, Liliana Zinetti. Avere nominato gli altri non di poco conto, perch se vero come vero che questa silloge un omaggio alla poesia in generale, soprattutto un vero e proprio tributo alla singolarit dei poeti presi in considerazione, unici nelle loro persone e con la loro personalit, che si estrinseca nella loro poesia, con la quale Contessini interferisce in una ermeneutica vitale.
La Sezione prima apre la silloge con un titolo che domandare: Cosa si offre alla vista? A prima vista si d il nulla. Il vuoto, il silenzio, il culto dellassenza, dove la perfezione stata/ listante contraddetto. Nulla e vuoto nel quale mi appresto al vortice dellindolenza/ secondo il turbine spossato/ della reminiscenza spenta. Allinizio dellesperienza col mondo si travolti dalla meraviglia e dallo stupore che bloccano e sgomentano. Cosa si offre alla vista? Davanti alla tempesta degli innumerevoli significanti che ac-cadono nel mondo, luomo sembrerebbe colto dal crampo mentale di wittgensteiniana memoria, che rende aporetica la svolta ad unapertura di significato. Sembrerebbe allora che alla vista non si offra se non il silenzio del vuoto, il nulla, linsignificanza.
Nella Sezione seconda, Percepire lo svanire delle cose, si appalesa come le cose siano evanescenti, cos come lo sarebbero le persone, siccome il mondo. Nella percezione del mondo luomo prende atto del suo fluire fuggente. Il circolo ermeneutico il metodo per esorcizzare levanescenza. In un vanishing world Contessini si immette nel circolo e interpreta nella com-prensione le parole altre per trasformarle in altro, che a loro volta gli altri hanno la possibilit allinfinito di leggere comprendere trasformare, per eludere proprio lo svanire delle cose. Siamo nel gioco dellalterit che fa della poesia e della lirica una comunit-di-poeti intenti a preservare quello che ci accomuna. E quello che ci accomuna non sempre logico, chiaro, con-creto nel senso di materico, ma il senso sboccia in una dimensione che astratta meta-fisica criptica ermetica. Si fa sempre pi spazio lorfismo contessiniano, come in Spazi: Scrivo,/ scrivo dintersezioni/ che scorrono la mente,/ di quadri mai dipinti/ coi pennelli, di spazi che modificano tempi./ Lascio che il gioco del pensiero/ si faccia filo in fumo/con linea di percorso verso lalto,/che il demone del verso astratto/ afferri lo sbocciare/ dei petali del senso./ Cos propago vuoto/ per interrare imbuto/ in cui trascino il gorgo/ di ermetici sistemi./ Sole di mondi ignoti/ solo per scelta.
La Sezione terza, dal titolo Scivola nel dubbio lesistenza, si apre con due poesie molto belle e intense impregnate di metafisica musicalit: Itinerari e Impresa. Itinerari: La luna confinata/ tra leco di un sussurro/ e il tremito di un urlo/ occulta la sua luce clandestina/ oltre i vapori di una notte cruda./ Parole divengono nemiche/ allontanate in circondari avversi,/ il cielo da una coltre avvolto/ sfianca barlumi destro/ ed ammonisce gli astri. Impresa: Svegliato in un giardino dansia/ sul ciglio dellangoscia del far nulla/ stento ad alzare gli arti contraffatti/ ad ordinare il filo del presagio/ a dissipare il giorno scarcerato/ nella calotta di sfere senza poli./ La luna inarca un cielo stagno/ per scatti a specchi in bianco e nero/ e nuvole che infrangono colore dei metalli. Il tremito dellurlo della luna lo stesso delluomo posto nel mondo come in un giardino dansia in cui ciglia langoscia del far nulla allesistenza. Ma lesistenza anche un esser-ci orientato al dissolvimento del dubbio gnoseologico. Ed qui che si gioca il progetto di vita e di poesia e di poetica. Non siamo davanti agli assoluti delle certezze moderne. Davanti alla Ragione con la sua violenta imposizione di strade maestre. Siamo davanti alla introflessione nella complessit delluomo che oltre alla ragione possiede una irragionevolezza di fondo. Come vive come sperimenta come documenta il poeta questa realt? Attraverso un linguaggio che spesso tracima nellineffabile del significato nella criptica dicitura che spesso a mala pena consente di afferrare il senso concettuale, per il fatto-non-fatto che luomo si sfilaccia in vuote lande di vuote parole clamantes in deserto, come in Disabitato tratto: Appaio come meridiano curvo/ in longitudine di versi vacui/ e sfitta latitudine deserta. E nel dubbio in cui scivola lesistenza si apre un varco di senso, si intravede lessenza: Quel che sono: Sono una rena con orme incerte/ ed ombre seminate in solchi/ residui di presenze concentrate/ fuori da impegni di coscienza./ La sabbia di un deserto immaginato/ che sfoglia pagine di vento impresso/ passaggio registrato effimero nel segno. Si delinea il senso di unesistenza non ontica ma tutta immersa in una ontologia, per quanto non essenzializzata nel significato cartesiano dellipostatizzazione della coscienza che pu vivere solo nel suo dubbio metodico. Nella post-modernit c la necessit di ri-pensare lessere.
La Sezione quarta, infatti, ha il titolo di Ripensare lEssere nella sua originariet. Lassenza il nulla il vuoto lombra il buio, contrariamente a quel che si pu pensare, rimandano per il nostro poeta, cos come per una schiera enorme di filosofi poeti teologi mistici, piuttosto che al non-essere, allessere, che in questo mondo non si darebbe se non nellincompletezza nellangustia nel vuoto nellombra e nel limite di una mortalit che sferza la parola ad andare nelloltre misterico nellorfico alla ricerca delloriginariet proprio dellEssere (come lo scrive il poeta). La discesa agli inferi salutare in quanto non nega ma afferma lessere. Il mondo orfico allora la base fondante della poesia contessiniana. Non ci resta che il canto. Il canto la poesia come originariet. La poesia, difatti, fatta di parole, da una tempesta di parole, e noi tutti siamo presi in un vortice che rischia (ma per il poeta ne vale la pena) di farci scendere agli inferi, nel nulla, nellanti-essere. Scendiamo nel mondo ipogeo del nulla, ma come diceva Hlderlin, l dove c il pericolo, si annida la salvezza. E la salvezza quale se non il canto della poesia affidato proprio a quelle parole che ci conducono alloriginariet dellEssere? Pertanto quella di Contessini, che apparentemente sembra una poesia affidata tutta al significante, pregna di quella significazione che attualmente si sta riproponendo nel mondo poetico dove regna molto spesso sovrano il minimalismo dei termini. Pertanto non nichilistico il dettato contessiniano, ma essenzialista, per quanto passeggi in un ambiente orficamente ordinato o disordinato che dir si voglia, che apre le porte passando per il niente allEssere. Metafisico pertanto lo sfondo della poesia di Una tempesta di parole. Ma non la metafisica cartesiana, come dicevo, che assolutizza lessere, bens una metafisica dinamica, aperta, in divenire, quasi sofferta, che pur tuttavia tende allUno, allunit, al ricongiungimento, ben rappresentato nelle metafore di Lunazione: Uscio di luna,/ scendo la tromba/ e penso che tincontro./ Esco alla notte e/ cerco nel tuo cielo/ lopalescenza daria/ e la mancanza dacqua/ daltrui disposizione./ Mezza ti trovo nel tuo ciclo/ e penso al disco unito./ quella che vedo/ la mia parte amica,/ quella che manca/ met del cielo a vita. Una metafisica che passa comunque attraverso il fisico, per quanto affastellato nella frammentazione della dispersione e dellevanescenza. Una parola che si incarna e che subisce tutte le intemperie della vita come la tempesta che le agita le porta da fuori a dentro in alto e in basso in cielo in terra e sottoterra per catapultarle poi nella verticalizzazione di una ri-nascita che dona vita senso salvezza.
Caratteristica delloriginalit della poesia di Contessini, oltre a tutto quello che fin qui ho detto, e oltre alla cripticit tutta orfica del suo dettato, che volente o nolente si distende sullonda lunga delle poetiche ermetiche, metafisiche e orfiche, come quelle di Ungaretti, Onofri, Campana, e oltre a una musicalit del verso tutta propria, si coglie come nelle opere precedenti lassenza degli articoli non solo determinativi ma anche indeterminativi. Come se non solo cose e persone non fossero determinati ma come se ci fosse unindeterminazione di fondo dellessere che trova proprio in questa indeterminazione la sua cifra. Questo e non solo troverebbe fondamento in tante tesi della filosofa spagnola Mara Zambrano, che ha cercato di dare risposte nuove nella ricerca di unautenticit perduta per luomo, nella sua integralit legata alla totalit ontologica e storica. Infatti la Zambrano critica la filosofia razionalista e lo fa soprattutto con la proposta della sua ragione poetica fondata sui concetti di rinascita e di persona, in una dimensione tutta etica, ma soprattutto metafisica e ontologica, e con una metodologia ermeneutica, nella quale solo la poesia potr dare una nuova direzione al tentativo di risoluzione delle problematiche esistenziali e culturali. Contessini in fondo cerca di fare tante di queste cose e le fa in questa bella silloge attraverso una metodologia ermeneutica che trova nel circolo del dialogo il senso e la verit dellesistenza. E con questo modus operandi tocca vette davvero sublimi, come quando entra in dialogo con Roberto Maggiani e con i suoi versi, tratti da Scienza aleatoria: Luce che passa/ abbaglia scende invade circuisce alimenta/ desta lega disgiunge compara diffonde, in questo modo, in Oscuramento (che a mo di ossimoro tutto il programma contessiniano): Colloqui di una sintesi di luce/ tra capolini di colori raffreddati/ ascende lentamente dalla terra/ filo di umori nuovi e di sorgenti gemme. Ed proprio la luce, ancora una volta, che fa da contraltare al buio, a cui il poeta tende, nella composizione finale de Langelo: Da tanto tempo sogno/ un paio dali da poter toccare/ un ambito di luce innaturale/ che mi consenta di volare. Il senso dellesistenza per luomo sembra essere alla fine quello che si trova nello spiccare il volo alla volta della luce e le ali sognate dal poeta sembrerebbero essere proprio quelle della parola poetica che mette in relazione e consente di comunicare le vibrazioni delluomo intero, della persona, corpo e anima, nelle more delleternit.