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Lorologio

di Teresa Cassani
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Pubblicato il 11/07/2021 13:29:33

LOROLOGIO


Il figlio desiderava un omaggio per il relatore.
Lei volle prendere il treno per rievocare.
Anche ai suoi tempi chi aveva una buona mano si iscriveva allIstituto dArte.
Il regionale partiva prestissimo come allora, ma adesso serviva stazioni in stato dabbandono, deturpate dai graffitari e dalle erbacce lungo le traversine.
Alcuni migranti, instupiditi dal sole gi caldissimo, sostavano sulle pensiline accanto a qualche studentessa immersa in imperscrutabili pensieri.
Faenza Faenza e un oggetto della sua ceramica, una garanzia.
La piazza antistante il Duomo poteva offrire la bellezza dei colonnati se non fosse stata occupata dalle bancarelle, ma c'erano altri elementi in cui trovare compensazione oltre alla facciata a salienti che si levava alta nell'ombra del mattino.
Poi, era apparsa allimprovviso: la bottega, lantica bottega, gi aperta in anticipo rispetto allorario canonico delle nove. E improvviso, appoggiato a una mensola in cristallo, era apparso anche loggetto. Sul quadrante, dalla forma circolare, lartista aveva disegnato tralci e foglie di vite imprimendo nei toni caldi del giallo e dell'arancio una sensazione di gioia.
A lei era piaciuto immediatamente. E anche al figlio.
Erano entrati. Dentro cera quiete. Due donne, distribuite in due spazi diversi, intente al decoro.
La pi prossima si era alzata e rivolta ai visitatori.
-Abbiamo notato quellorologio in vetrina.
-S, ve lo prendo.
Laveva appoggiato sul tavolo per farlo ammirare. Laltra non si era mossa, era rimasta immersa nel suo silenzio, nella sua concentrazione.
Lei cerc di instaurare cordialit, ma anche la prima signora sembrava remota.
Mostr alcuni articoli su richiesta, senza particolare enfasi o trasporto.
Lei aveva gi deciso. Il rapimento sempre unico.
Chiese soltanto se poteva avere anche il supporto. Fu allora che venne interpellata la signora assorta nella pittura.
Il dono, giudicato utile e simbolico, venne impacchettato in un foglio con la mappa della citt e accompagnato dagli accessori.
Fu fatto il conto, aperto il registratore di cassa.
La prima signora, quella che li aveva accolti, si conged cordiale ma sempre con un certo distacco.
E lei improvvisamente, mentre si lasciava alle spalle il battente della porta, pens che dentro la borsa dasporto loggetto sembrava una sottrazione ai danni di altri.
Non aveva percepito la soddisfazione della vendita e adesso non percepiva quella della compera.
Come se lo spazio privilegiato del manufatto, decorato con i toni caldi dalla sensibilit del suo creatore, dovesse rimanere quello della bottega, dovera nato, dove era stato ideato e prodotto.
Dove si era stabilito il legame originale di unappartenenza.



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