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Bestemmia. Le parole della carne di Pasolini.

Argomento: Letteratura

di Emanuele Di Marco
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Pubblicato il 27/10/2015 12:44:36

Questo uno stralcio del saggio in via di pubblicazione su Mosaico Italiano anno XIII n141


Invocare o bestemmiare? Come dobbiamo intendere tali vocaboli nel dizionario religioso di Pasolini?
Bestemmia proprio il titolo scelto da Garzanti per la raccolta del corpus delle poesie edite e inedite di Pasolini (seguir, nel 2003, il pi completo e sistematico Tutte le poesie per I Meridiani di Mondadori). Bestemmia anche un poemetto (scritto con ogni probabilit poco prima di Teorema, nel periodo 1962-1967) mai dato alle stampe dallo scrittore friulano, che offre elementi di riflessione estremamente utili alla ricomposizione del mosaico del sacro pasoliniano.
Lo scrittore stesso ci fornisce una descrizione del progetto alla base dellopera - che, in un primo momento, aveva immaginato anche come sorta di sceneggiatura per uneventuale pellicola:

Bestemmia [ il nomignolo attribuito al protagonista] un racconto in versi ambientato in un medioevo ideale dellItalia centrale []che racconta la storia di un tipo profondamente simile ad Accattone, un magnaccia che vive in mezzo alle prostitute alla periferia di quella cosa incredibile che doveva essere Roma in quegli anni. E come Accattone ha una vena mistica che, dati i tempi, ha delle soluzioni. [] Da magnaccia, turpe individuo qual , diventa santo. Ma al tempo stesso diventa anche rivoluzionario. Cio fonda un ordine di tipo eretico []. E di qui la lotta contro il papato del tempo. Bestemmia viene ucciso dopo aver ripredicato il Vangelo secondo la riscoperta, che sar poi francescana, dei sacri testi.

Veramente e volutamente ossimorico laccostamento fra il titolo dellopera ed il suo contenuto, che si risolve, vedremo, in una corporale iconografia della sacralit. La fede tutta nel corpo, tutta nellazione: come abbiamo letto francescana questa riscoperta del Vangelo, che, per viene condannata, e fino alla morte, da una societ, da una religione ufficiale che, nella sua fissazione infeconda e impietosa , tradisce Cristo.
Cos predica, invece, Bestemmia:

Non gettate il vostro spirito nella lotta!
Gettate il vostro corpo nella lotta!
con esso che parla il vostro spirito, quello che voi siete.
Quanto ha parlato Cristo!
Eppure niente ha parlato pi del suo corpo
inchiodato sulla croce in silenzio.

Uniconografia gi qui, e poi nelle opere successive ancor pi evidentemente, lontana dalla raffigurazione pi formalmente rigorosa de Il Vangelo secondo Matteo.
Una rappresentazione che, in realt, vuole essere differente da qualsiasi altra precedente. Pasolini vuole proporre:

[] unidea di Cristo
anteriore ad ogni stile, a ogni corso della storia,
a ogni fissazione, a ogni sviluppo; vergine
realt riprodotta con la realt; senza
un solo ricordo di poemi o pitture;
voglio non solo non conoscere il Dante o il
Masaccio
o il Pontormo che a lungo hanno dominato
i miei occhi, il mio cuore,
i miei sensi: ma non voglio
neanche
conoscere la lingua e la pittura:
voglio che quel Cristo si presenti come Cristo
in realt.

Incredibilmente, Pasolini dichiara di volere, in un sol colpo, abiurare agli insegnamenti di Longhi che intensamente hanno influenzato la sua sensibilit espressiva, allesempio non solo di Masaccio e Pontormo ma anche di Rosso Fiorentino e Mantegna che tanta parte hanno avuto nel suo immaginario e nella raffigurazione plastica del Cristo di numerose sue opere, da Mamma Roma a La Ricotta al, gi citato, Vangelo.
La realt riprodotta con la realt dunque: in una frase sintetizzato il manifesto di tale poetica, di una scelta che si fa sempre pi chiara nella mente di Pasolini e che lo porta per un lungo periodo, a dedicare gran parte delle sue energie e della sua creativit al cinema, con lintento proprio di rappresentare le cose con le cose stesse. Ma questo , come vedremo, non solo nel cinema, in cui tale volont pi scoperta e leggibile, bens in tutto il suo fare artistico, dalla poesia alla narrativa nonch, diversamente espresso ma con identiche finalit, anche nellopera di critica sociale, politica, di costume in cui ogni riflessione parte, comunque, dalla piena, onesta, anche dolorosa adesione al reale.

Ma torniamo alla definizione di Cristo, alla ricerca di Cristo in Bestemmia.
Il sacro di Pasolini indecente per definizione: non quello della Chiesa istituzionale, bens quello del Cristo portatore di scandalo fra i farisei; non la religione di Pietro ma quella di Paolo. La verit religiosa in Pasolini quella del Cristo incarnato, della estenuata fisicit della sua passione, piuttosto che quella della resurrezione, della Pasqua, del ritorno nel suo corpo glorioso.
Non il Cristus triumphans, dunque, ma il Cristus patiens al centro dellimmaginario pasoliniano.
In questo riscontriamo una certa immedesimazione che si risolve in unambigua adorazione in vari passaggi non solo della poetica ma specificatamente della vita di Pasolini. Si potrebbe citare molto a riguardo; qui ci soffermeremo su unepistola personale del 1959 i cui toni saranno variamente ripresi anche successivamente:

Io sono fissato alladolescenza, oltre che al periodo del complesso edipico: sono cio caduto due volte sotto la croce, e dalla seconda volta non mi sono rialzato pi.

Una disperata carnalit pervade loperetta in cui Cristo/in realt non presenta un solo ricordo di poemi e pitture . In Bestemmia dunque ancora possibile, presente, quello che in Teorema diverr disperante anelito ad un passato antropologicamente, umanamente lontanissimo.
Perci, in Bestemmia appare verosimile un recupero che in Teorema assolutamente negato. Eppure gli anni in cui si dipana lideazione delle due opere sono praticamente i medesimi, entrambe vengono ultimate allincirca nel 1967. Ma, ove la prima appare lapprodo di un pensiero che Pasolini sta dolorosamente abbandonando, la fine di una speranza che struggentemente scompare, la seconda rappresenta in forma sistematica e artisticamente perfetta ed eloquente una nuova disperante fase della filosofia pasoliniana che, del resto, altrove era gi stata adombrata se non proprio anticipata.
, dunque, ancora pensabile, dopo quello che Pasolini chiama il genocidio che Cristo si presenti come Cristo/in realt?
La risposta di chi, dieci anni prima, si era riconosciuto ne Lusignolo della chiesa cattolica , ormai, negativa. Con Teorema sembra davvero impossibile il ritorno a quella Cristologia [] ancora barbarica che rappresentava la cifra pi autentica della visione del sacro di Pasolini e di cui troviamo ancora un saggio in Bestemmia:

Lingua e stili! Ma io
con un uomo in carne e ossa,
con una vera croce di legno,
con dei chiodi veri,
e - vorrei - con vero sangue e vero dolore,
evocher la realt con la realt.
La realt che evoca, lo so, assomiglia
- assomiglia soltanto - alla vera realt evocata:
ma , a sua volta, una realt.

Pasolini non cattolico, ha bisogno di toccare, novello san Tommaso laico, per credere. Il sottoproletario Bestemmia cos come la povera comparsa Stracci, che, ne La Ricotta, muore veramente in croce davanti alla troupe, rappresentavano quella realt tangibile e quotidiana della rivelazione divina nella vita delluomo. Erano santi, epigoni de

[] la Storia della Passione che [] per me la pi grande che sia mai accaduta e i testi che la raccontano i pi sublimi che siano mai stati scritti.

Esempi, nella loro lotta quotidiana per la vita, di santit vera:

Il povero imitatore di Cristo, in carne e ossa,
- pagato da un produttore pochi soldi -
una realt come quella del vero Cristo.

Il tutto inserito in una visione sacrale della vita che abbiamo definito sotto il segno di quella tangibile, potente, plastica, disperata carnalit:

Sono davanti ai muscoli e alle vene del mio Cristo

Le parole della Carne le definir Pasolini pi avanti . Questo tipo di grammatica corporale ha cercato il poeta praticamente lungo tutto il dipanarsi del suo fare artistico.

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