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Preludio di guerra

di Alessandro Carnier
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Pubblicato il 13/10/2021 17:04:32

 Franz scendeva sicuro sugli sci dietro alla sua allieva. Stavano sciando fuori pista in un tratto facile della discesa prima dell'ultima curva, mancava poco per giungere a valle. Aveva malvolentieri aderito alle supplichevoli richieste della turista americana, proveniente da New York. Ovviamente era giovane, ricca e sposata. Già immaginava dove avrebbero cenato, e come si sarebbe conclusa la serata. Il marito l'avrebbe raggiunta tra qualche giorno, per proseguire il tipico viaggio turistico fra le località rinomate dell'Europa: Berlino, Londra, Venezia, Roma, Napoli, Atene... Lauren si fermò proprio accanto a una panchina a fine pista, si sganciò gli sci e appoggiò le racchette con un sospiro di soddisfazione.
“Franz che discesa magnifica, pare d'essere in paradiso.”
“Per me è lo stesso accanto a te.”
Era dicembre, Lauren e Franz dopo essere entrati nella stanza dell'hotel, e aver fatto sesso, stapparono una bottiglia di champagne e brindarono al loro incontro.
“Tra tre giorni devo partire. Viene mio marito, non potremo più vederci Franz!”
“Andiamo a mangiare qualcosa Lauren... ti va?”
“Sì, la discesa mi a messo appetito.” Insieme si vestirono e scesero le scale di legno d'abete fino al piano terra, poi entrarono nel bar adiacente alla sala da pranzo. Dei turisti nel frattempo seduti attorno a una lunga tavolata, cantavano una canzone nazionalista nazista, accompagnati da un musicista che suonava un'armonica. Lauren infastidita cercò un posto che fosse lontano da quella gaudente e chiassosa comitiva, ed entrambi si sedettero in un tavolo all'interno di una saletta privata. 
“Che fastidio...”
“Ma Hitler vuole la guerra, ti pare una cosa sensata Franz?”
“La Germania è stata umiliata pesantemente dopo aver perso la guerra. I tedeschi vogliono soltanto tornare a essere fieri di sé. In fondo non credo che pochi uomini esaltati possano portarci di nuovo in guerra. Io voglio solo una vita migliore, un lavoro migliore. Voglio fare l'ingegnere.”
“Franz sono innamorata di te. Perché non vieni negli Stati Uniti, li potrai avere molte opportunità. Mio marito è un uomo ricco e influente, potrà aiutarti.”
“Lauren cerca di capire... io amo il mio paese. Voglio costruire qui il mio futuro.”
 
Quella sera Franz e Lauren cenarono cercando di non lasciarsi pervadere da pensieri malinconici. Franz promise a Lauren di andarla a trovare non appena si fosse sistemato, poi andarono in camera, non fecero sesso, ma dormirono abbracciati.
 
Come sappiamo i fatti non andarono affatto come si auspicava Franz. Hitler nel 1939 invase la Polonia, e in seguito le sue truppe dilagarono in Europa. Franz come molti tedeschi si arruolò nella Wehrmacht, divenne un ufficiale pluridecorato, e partecipò a tutte le campagne di guerra più importanti. Rimase vivo a fine guerra, senza riportare nemmeno una piccola ferita, e difese perfino Berlino attaccata dalle forze alleate, quando ormai la guerra era per la Germania irrimediabilmente persa. Riuscì con una rocambolesca fuga a raggiungere la neutrale Svizzera, dove si nascose da un suo parente in un paesino tra le montagne. Avendo collaborato con Abwehr (Amt Ausland Nachrichten und Abwehr - ufficio informazioni e difesa per l’estero) servizi segreti militari tedeschi, e a fine guerra, essendo stato assoldato dall'Office of Strategic Services (OSS) - servizio segreto statunitense, per Franz non fu difficile crearsi una nuova identità.
 
Nel 1956 si trovava a Cortina invitato da un suo vecchio amico dei tempi di guerra. Si trattava di un ex ufficiale dell'OSS. Lo aveva invitato poiché ambedue amavano la pesca a mosca nei torrenti e nei laghi di montagna.
Noah Smith accolse Franz nel suo chalet fuori Cortina, posizionato in un ampio pendio erboso con alle spalle un bosco di abeti che si inerpicava fino alla base di rocce granitiche. L'abitazione era di grandi dimensioni, costruita con i materiali tipici del luogo. Perlopiù legno e pietre. Franz pensò che probabilmente Noah amava avere è ricevere ospiti. Il taxi lasciò Franz sul cancello di legno posto all'inizio di un viottolo che salìva verso la costruzione, accanto alla quale era posteggiata una Jeep Willis, color sabbia. Noah gli venne incontro.
“Sono felice che tu abbia accettato il mio invito Franz.”
“Non potevo non accettare un invito in questo posto così incantevole, mi ricorda il periodo della mia giovinezza in Germania.”
“Vieni, così sistemi i bagagli, le canne, e poi pranziamo. Domani ci aspetta una levataccia, andiamo su un torrente, il Boite, un posto ricco di trote. L'ho scoperto quando sono venuto in questa zona la prima volta. Mi ci ha portato un guardia pesca. Domani verrà anche una mia amica di New York.”
“Una donna che pesca?”
“No. Viene solo a farci compagnia.”
La mattina seguente i due amici si svegliarono alle 04:00. Era aprile e l'aria era frizzante. Caricata l'attrezzatura da pesca, un sacco contenente panini, acqua e birre nella jeep, partirono.
“E la tua amica, non viene?”
“Le ho lasciato un messaggio in cucina, così sa dove andiamo. Ci raggiungerà più tardi.” Noah arrestò la jeep su un tratto di ghiaia in parte alla strada, poi con Franz, dopo aver preso l'attrezzatura s'incamminarono lungo uno stretto sentiero che scendeva a ridosso di alti abeti. Franz seguiva Noah badando bene a dove mettere i piedi, le suole degli stivali scivolavano con facilità sulle pietre bagnate dall'umidità a quell'ora del mattino, faceva ancora buio, ma già si sentiva il tipico scrosciare dell'acqua del torrente tra i massi e i sassi in lontananza, come fosse un eco melodioso. Quando furono giunti sulla sponda del torrente, Noah si voltò verso Franz.
“Che te né pare?”
“Eccezionale, sembra una cartolina.”
“Vedrai oltre che bello, è anche ricco di pesci. Tieni, queste sono mosche secche, speciali. Sono realizzate da un professionista della pesca a mosca della zona. Imitano gli insetti che ci sono in questo periodo della stagione.” Noah diede una scatola a Franz, dopo averla aperta. Vi erano agganciate molte mosche secche e ninfe. Dei veri gioielli.
“Grazie Noah, con questa sarò sicuro di ferrare qualche trota.”
“Divertiti... vai a monte del torrente, ci sono diverse buone buche, e dei grossi sassi. Ho sempre preso bene in quei posti. Io provo a valle.”
Noah iniziò a scendere lungo la riva del torrente, mentre Franz lo osservava provare qualche lancio per scaldarsi. Era davvero uno spettacolo per Franz osservare la scioltezza e l'eleganza con cui Noah lanciava la coda di topo, lasciando poggiare delicatamente la mosca nel punto stabilito. A monte di un masso o sotto delle frasche che ombreggiavano l'acqua, dove probabilmente presupponesse si annidasse una trota.
Franz legò al finale della coda di topo una mosca secca. La sua canna gli era stata regalata da un ex ufficiale giapponese. L'aveva conosciuto in tempo di guerra, e poi si erano frequentati in Svizzera, dove l'ex ufficiale, ora diplomatico, passava un periodo di ferie in un famoso albergo a Ginevra.
La canna in bambù era finemente decorata, e doveva essere costata parecchio. Franz iniziò a risalire la corrente in un tratto poco profondo, finché raggiunse un punto dove l'acqua sormontava dei grossi massi formando una piccola cascata e creando un vorticoso ritorno di corrente. Il colore verde cupo, indicava che in quel punto il torrente raggiungeva una profondità di qualche metro. Il sole già scaldava le pietre, e Franz con un fazzoletto si asciugò la fronte. La camminata guadando il torrente lo aveva evidentemente affaticato. Trovandosi in acqua in senso longitudinale allo scorrere della corrente, senza alcun ostacolo alle spalle per molti metri, iniziò a lanciare a monte. Man mano che la coda di topo volteggiava sopra il suo cappello di paglia, avanzava di qualche metro. Cercò di rimanere fermo senza oscillare avanti e indietro. Era da un po' di tempo che non andava a pesca. Dopo i primi tentativi di lancio, troppo corti, riuscì a posizionare la mosca sotto una cascatella, dove la corrente subiva una frenata, a causa di un sasso che né deviava la vorticosa corsa. Poteva vedere la mosca che roteava su se stessa lentamente portata dalla corrente. Franz pensò che li sotto doveva pur esserci del pesce. La mosca continuò invece la sua lenta discesa. Franz stava per ritrarre la coda di topo, traendola con la mano sinistra, quando si accorse di un leggero movimento d'acqua al passaggio della mosca in prossimità di un grosso sasso sporgente dal pelo dell'acqua, levigato come fosse di alabastro. Rilasciò la presa, e attese. Passarono pochi secondi, che parvero interminabili. Finalmente un abboccata decisa, il pesce afferrò la mosca e s'immerse simultaneamente, Franz diede uno strattone veloce alla canna, per essere certo che il piccolo amo fosse penetrato nella carne. In questi casi si teme sempre che il pesce riesca a slamarsi. Il pesce doveva avere una discreta dimensione poiché faceva una tenace resistenza e cercava di dirigersi verso un mucchio di rami portati dalle recenti piene, dove Franz sapeva che avrebbe potuto perderlo. Con calma riuscì a deviarlo spostandosi sulla parte opposta del torrente, che in quel punto era poco profondo. Poi con calma lo trasse verso di sé e preso il guadino lo fece scivolare al suo interno. Si trattava di un bellissimo esemplare di trota fario. La guardò boccheggiare, inconfondibile con la linea dal dorso verde cupo che poi sfumava in tonalità dal colore arancio e giallo, fino a schiarire al bianco verso il ventre molle, cosparsa di punti colore rosso arancione con la tipica bordatura bianca. Franz stette a guardare quello spettacolo della natura e avrebbe voluto rilasciarla, ma gli sembrava indelicato non contribuire alla cena che Noah gli aveva prospettato a base di pesce, polenta, formaggio, e qualche buona fetta di salame. Prodotti tipici del posto, per non parlare del vino. Così per non farla soffrire, le diede un colpo col suo annoccatore, e la mise delicatamente nel cestino in vimini porta pesce che aveva a tracolla. Decise dopo questa gradita emozione di sedersi su una pietra all'ombra. Sfilò dalla tasca del giubbotto una fiaschetta di wiscki, e ne bevve un lungo sorso. Era un abitudine che aveva preso collaborando con un uomo dei servizi segreti americani. Lo faceva spesso anche prima di un azione, per darsi coraggio, poi guardò lo splendido paesaggio circostante, con il torrente che scorreva lungo la gola delle montagne, coperte da boschi verde scuro, e poi le rocce, con in cima qualche traccia di neve non ancora sciolta dal sole. Ripose poi la fiaschetta, e sostituì l'esca con una mosca sommersa, perché gli venne voglia di provare a pescare in profondità, avendo adocchiato un'ansa del torrente con l'acqua calma, quasi piatta e profonda, dato il colore scuro, sormontata da frasche con foglie che la ombreggiavano. Pensò che a quell'ora con il sole che salendo aveva riscaldato l'aria, ci potesse essere del pesce a godersi la frescura, in agguato, pronto a ingoiare qualche insetto o larva portati dalla corrente. Franz sapeva che con le mosche che imitano le ninfe, le probabilità di una possibile abboccata aumentavano. Camminò lungo la sponda opposta coperta di ghiaia, l'acqua era bassa e fece i primi lanci, poi quando indovinò il punto preciso dove far cadere l'esca, attese che passando in prossimità dell'ansa la ninfa affondasse. Questa operazione la dovette ripetere più volte. Aveva avvertito una debole abboccata, e decise d'insistere. Dopo svariati tentativi, Franz diede uno strattone alla canna, che flettendosi, la punta toccò per un attimo il pelo dell'acqua. Il pesce cercava di opporre la massima resistenza. Franz non si fece prendere dalla fretta, e non voleva forzare la presa, cercò di assecondare il pesce per non rompere il finale. La sorpresa quando dopo aver tirato a riva sulla spiaggetta di ghiaia e sabbia un grosso temono dalla inconfondibile pinna dorsale molto sviluppata, fu tale, che lo annusò e senti quella parvenza tipica di profumo di timo. Franz mise il pesce insieme alla trota, e quando alzò lo sguardo in lontananza vide un puntino scuro che si muoveva, era Noah, fermo con la canna in mano. Poi vide un'altra figura, che gli si avvicinava. Franz incuriosito, trasse dalla tasca, un piccolo binocolo, e lo puntò inquadrando la scena. Era una donna in giacca e pantaloni, un cappello le nascondeva il volto. Probabilmente la donna che lui aspettava. La donna diede un bacio a Noah, e appoggiò un cestino per terra, che probabilmente conteneva la colazione. I due lo avevano visto, e gli fecero dei gesti con le mani. Volevano evidentemente che lui li raggiungesse. Franz si alzò e fece segno che aveva capito, ma avrebbe preferito continuare a pescare, si accese una sigaretta e prima di scendere e raggiungerli, diede una profonda aspirata.
 
Quando li raggiunse, la donna era di spalle intenta a preparare dei panini, Noah guardò Franz visibilmente soddisfatto.
“Franz questa è la mia fidanzata.” La donna si alzò e si voltò, rimanendo con un espressione stupita. Anche Franz rimase per un attimo senza parole, poi salutò la donna.
“Ciao Lauren.” 
“Vi conoscete?” Chiese Noah? Lauren intelligentemente precedette Franz. 
“Si. È stato il mio miglior maestro di sci. Molto paziente è competente in Germania, prima della guerra.”
“Non esagerare, eri già una brava sciatrice.”
“Bisogna brindare a questo inatteso e fortuito incontro. Dopo la guerra è davvero una strana coincidenza che vi siate incontrati per merito mio.” Franz fece fatica a proferire una parola, tale era l'emozione di rivedere Lauren, che seppur non più  giovane, ma una donna matura, era ancora più bella e attraente per lui.
“Già, è davvero un caso su mille, di questi tempi.” Fu la risposta scontata, che diede Franz. Noah riempì i bicchieri di vino, e assieme brindarono alla fortunata e stravagante circostanza, in questa parte del mondo sperduta fra i monti. Franz al contrario fatico a mascherare la sua forte emozione. Lauren nella sua vita, che per alcuni poteva risultare avventurosa, era stata l'unica donna che aveva intensamente amato e desiderato. Lui ora era un uomo solo, con pochi amici e più che altro conoscenti. Lauren dopo aver divorziato dal primo marito, era passata attraverso varie frequentazioni, ma era Noah che le infondeva quel senso di tranquillità e sicurezza che ogni donna cerca dopo la spensierata giovinezza. Noah le garantiva una posizione sociale prestigiosa e solida, cosa a cui una donna non è indifferente. Ambedue non aggiunsero altro, mentre dopo aver fatto colazione e brindato, rientrarono allo chalet. Noah aveva percepito che tra Franz e Lauren non c'era stata solo una semplice amicizia, ma era un accadimento di molti anni fa, lui era un uomo colto e data la sua esperienza, un fatto accaduto diversi anni addietro, non poteva necessariamente creare un problema. Naturalmente se tra Franz e Lauren la passione non fosse decaduta, ma si fosse riaccesa, dato l'imprevedibile incontro, le cose avrebbero ovviamente creato un significativo cambiamento. Noah fece di tutto per dissimulare tali pensieri agli ospiti, e insieme a Lauren preparò la cena in tono allegro e disincantato, facendo delle domande a Lauren e Franz, come era abituato a fare, per percepire i sentimenti che coinvolgevano i suoi due ospiti. Ma sia Franz che Lauren limitavano le risposte alle sue domande riducendo il loro incontro a una questione puramente professionale, un rapporto tra allieva e maestro di sci. Questo naturalmente rese Noah più sospettoso. Il suo indottrinamento e addestramento a livello psicologico, lo aveva pervicacemente persuaso che tra i due amici ci fosse stata una cocente passione, interrotta dalla guerra. Ma Noah cercò di dissimulare in ogni modo il suo pensiero. Franz e Lauren fecero lo stesso, ciò creò dei momenti di mutismo e tensione, durante la conversazione.
 
La cena a base di pesce polenta e altro, ebbe inizio con una battuta scontata di Lauren, dal momento che l'aveva proferita una donna di origini borghesi, per non dire agiate.
“Trovo la pesca un'attività così noiosa, non riesco a capire come molti uomini vi siano talmente affezionati? Anche mio marito quando aveva del tempo libero andava a pesca. Io, quando lo accompagnavo in mare a Cuba sul suo yacht, la trovavo così brutale. Quei poveri marlin, si dibattevano con tutte le loro forze, un vero strazio.”
Noah guardo Franz con un sorriso che poi si trasformò in una lieve smorfia. 
“Lauren, ovviamente una donna non può essere interessata né alla caccia, né alla pesca. Sono attività prettamente maschili.”
“Conosco qualche donna che va a caccia, addirittura in Africa. Per esempio... una baronessa austriaca. Quando sono stato a visitarla la prima volta nel suo castello, mi ha fatto vedere tutti i suoi trofei di caccia. Sparava molto bene, e conosceva le armi, ne aveva una gran collezione.” Disse Franz, e poi bevve un sorso di vino. 
“Sul fatto di non uccidere gli animali, qualsiasi animale, sono d'accordo con te Lauren. A caccia non ci vado, anche perché ho adoperato troppo le armi, e ho dovuto uccidere uomini come me, troppi. I ricordi di guerra sono quasi sempre spiacevoli, come per la maggior parte degli ex militari. Ma la pesca non la trovo affatto noiosa, anzi, è la sua imprevedibilità che la rende attraente. Con la mia esperienza di vita, posso affermare che sono le persone a essere spesso noiose e prevedibili. Quando vai a pesca non sai mai come andrà. Scegli il tipo di canna, l'esca, l'ora. Se andare all'alba, o verso sera. Con la luna piena o la luna calante. Se vai al mare, con il massimo di alta marea o al contrario il minimo di bassa marea. Mare mosso o calmo... ci sono infinite variabili. Ogni giornata di pesca è diversa dall'altra. È la sua mutevolezza, che rende la pesca un emozione unica.” Lauren sorrise e si versò da bere.
“Davvero una bella arringa in difesa della pesca. Non credevo fosse così importante la pesca per te Franz.”
“Si, andare a pesca è una delle attività che mi rilassa di più. E poi si va sempre in posti meravigliosi, da soli e in pace con se stessi.”
“Sono d'accordo Franz. Oggi abbiamo passato una bella mattinata. Merito anche della tua colazione Lauren. Si è fatto tardi, anche domani dobbiamo alzarci presto, io vado a letto.”
“Vengo con te Noah, ma non vorrei lasciare Franz da solo.”
“Non preoccupatevi, mi bevo un goccio di questa grappa al ginepro, e poi vado anch'io a dormire.” Franz bevve un bicchierino di grappa. L'emozione di aver rivisto Lauren, era stata forte, dopo tutti quegli anni. Si sentiva stordito, e fece fatica più tardi a prendere sonno. Lauren gli era parsa fredda nei suoi confronti. Ma forse anche per lei, l'averlo rivisto, dopo tanti anni, poteva averle creato un forte turbamento. Con questi pensieri prese sonno.
Lauren si era coricata con Noah, che subito si era appisolato. Al contrario l'incontro imprevedibile con Franz aveva riacceso in lei quella passione provata in gioventù. Si trovava nella stessa condizione di all'ora. Voleva un gran bene a Noah, ma non lo amava, come non aveva amato il suo precedente marito. Per dormire prese un sonnifero, convinta che ciò sarebbe servito in qualche modo a spegnere la passione rinnovata per Franz, che seppur con qualche ruga e capello bianco aveva mantenuto il suo fascino, anzi in un certo senso lo aveva aumentato. Noah dormiva profondamente, non si era creato problemi. Non aveva percepito quella tensione che era intercorsa tra Franz, il suo vecchio amico, e Lauren, la donna con cui si sarebbe presto unito in matrimonio. La sua sicurezza economica e sociale gli impediva di cogliere certe sottigliezze e sfumature psicologiche.
Il giorno seguente Franz e Noah andarono di nuovo a pesca, ma Noah fu interrotto da un agente dei carabinieri arrivato sul posto per avvisarlo di un impegno impellente, Noah dovette mollare Franz poiché era richiesta la sua presenza a Venezia per questioni di carattere diplomatico. Franz fu comunque contento di continuare la pesca da solo. Un'auto con autista venne a prelevare Noah, che diede le chiavi della jeep a Franz, e dopo aver fatto avvisare Lauren lasciò la vallata.
Franz questa volta si divertì veramente, e prese più di una trota, e anche un altro bellissimo temono, poi, soddisfatto rincasò. Lauren non era in casa, e dopo essersi acceso un buon sigaro decise di scendere a Cortina e fare una passeggiata in centro. Dopo aver parcheggiato decise di andare a bere qualcosa al bar dell’Hotel de la Poste, vi era stato già qualche altra volta. Entrò, e si diresse al bancone, poi ordinò del buon whisky di una marca americana, molto buono e rinomato. Bevve il bicchiere tutto d'un colpo, diede qualche colpo di tosse e poi né ordinò dell'altro. Senti chiamare il suo nome, e quando si girò vide seduta Lauren. Si avvicinò al suo tavolo col bicchiere in mano.
“Ciao Lauren."
“Siediti Franz. Non abbiamo avuto modo di parlare molto noi due.”
“Già. Non immaginavo di trovarti in Italia. Credevo vivessi a New York, con tuo marito e una schiera di bambini.”
“Io ti credevo morto. Non mi hai più scritto da allora.”
“La guerra ha stravolto tutto. Ricordi... volevo fare l'ingegnere, costruire abitazioni. Cose utili per la mia gente. Invece ho passato anni a combattere, senza costruire niente.”
“Ma ora che fai?”
“Lavoro per i sevizi segreti alleati. Ora il nostro nemico è la Russia, vado spesso a Berlino, è così che ho conosciuto Noah.”
“Perché non usciamo Franz. In questo posto c'è troppo fumo.”
 
 
Insieme uscirono e si diressero fuori dal centro, troppo pieno di turisti chiassosi. Lungo la strada videro una panchina di legno isolata, in un prato, all'ombra di un alto abete.
Si sedettero, e per un momento stettero a guardare quel panorama unico, di boschi e alte vette, meta di esperti arrampicatori. Poi inaspettatamente Lauren  appoggiò delicatamente la mano su quella di Franz.
“Non ti ho mai dimenticato, rivederti mi ha fatto soffrire.” Franz rimase interdetto. Quella frase gli fece come un lampo tornare alla memoria emozioni sepolte. In fondo anche lui non aveva dimenticato, e con le donne che aveva conosciuto da allora, non aveva mai avuto rapporti prolungati nel tempo. C'era sempre stato un motivo per cui, o era stato abbandonato, o lui aveva interrotto la relazione. Dopo un attimo di smarrimento, strinse la mano di Lauren.
“Anch'io non ti ho mai dimenticata.” Lauren lo abbracciò e appoggio la guancia sulla spalla di Franz, dopo averlo baciato sulla guancia.
“Noah mi ha telefonato, tornerà fra due giorni. Perché non prendiamo una stanza, e passiamo insieme quel che resta del giorno. Ho voglia di stare con te Franz.”
“Mi piacerebbe. Ho sempre desiderato rifare l'amore con te, in tutti questi anni, credimi... ma non sarebbe una buona idea.”
“Perché? Io voglio molto bene a Noah, ma ora che ti ho ritrovato, sei te che desidero. Sento di amarti come all'ora.”
“Lauren... Noah è un uno dei pochi veri amici che mi sono rimasti. È stato grazie a lui che a fine guerra non sono finito nelle mani dei russi. Ero ricercato per crimini di guerra.”
“Non posso credere a una cosa del genere.”
“Voglio essere onesto con te Lauren. Grazie alla mia collaborazione con le SS, molti partigiani ed ebrei sono finiti fucilati o nelle camere a gas. Allora non ebbi il coraggio di disobbedire agli ordini. Fu Noah, che mi offrì di lavorare per i servizi segreti alleati, in cambio della mia immunità. Se sono ancora vivo lo devo unicamente a lui. Capisci... gli devo tutto. Non potrei tradirlo.”
“Quindi dopo aver sacrificato la tua coscienza, sei pronto a sacrificare anche il nostro amore.”
“Lauren, non saresti comunque felice con me. In fondo sono un fuggiasco e un alcolizzato. Perdipiu faccio un lavoro sporco, dove mentire è la regola. Noah è ora uno stimato diplomatico, benestante, e con un ottima reputazione. Con lui sarai senz'altro felice. Lasciamo le cose come stanno.”
“Mi chiedi molto. Mi chiedi di diventare una moglie devota e infelice. Io sono ricca, potremmo condurre una vita felice in un altro paese.”
“Ne ho girati molti di paesi, e poi chi si può dire veramente felice oggi. La nostra generazione è stata travolta dalla guerra, forse i giovani avranno un futuro migliore in cui sperare...”
Franz e Lauren tornarono in Hotel, bevvero qualcosa insieme e promisero di scriversi, poi Franz prenotò una stanza, l'indomani sarebbe partito in treno. Lauren lo salutò, con quello che immaginava sarebbe stato l'ultimo abbraccio.
 
Di Alessandro Carnier 
24 novembre 2018
 


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